In libreria “Andria” il primo romanzo di Daniele Ucchesu Spina


di Marcello Atzeni
  Ho letto con piacere il primo romanzo di Daniele Ucchesu Spina, “Andrìa”, 138 pagine, edito da Scatole parlanti. Ucchesu, laurea in Scienze della comunicazione, lavora nel campo delle telecomunicazioni. Comunica per lavoro, con le nuove tecnologie, comunica con la musica, è un bossanovista asseminese-brasileiro e, da adesso, con il romanzo, diffonde la sua parola anche attraverso la carta. Ma chi è Andrìa? Un bambino de is biddas, che cresce tra asini, pecore, ulivi, caragantzu , ma anche mugheddus, panadas e arangius: la sua vita è regolata dai ritmi dell’agricoltura e della pesca. Conoscete la sottile e bella arte dell’intreccio dei giunchi? Ecco, dalla palude di fronte, come il babbo, va a prenderli per fare scatteddus. La semplicità, la quiete della natura. Andrìa è figlio naturale della terra. Ed è figlio della terra sarda. Spesso, l’italiano lascia una finestra per permettere al sardo di incararsi: Taniebi, cannaioni, forredda, potecariu. Alla fine del libro, per chi non avesse dimestichezza con il sardo, c’è un glossario, necessario per chi non è cultore della lingua campidanese. Ahh! Taniebì, è Daniele in italiano, ciò non è casuale, come non è casuale che un personaggio del libro si chiami, Bruno, che poi è il nome del fratello. Andrìa- Andrea, non è destinato a rimanere nella tranquillità bucolica. Un avvenimento lo catapulta nella realtà cittadina, e qui, anche se parliamo di un secolo fa, i ritmi, le abitudini, le esigenze, cambiano. Cagliari non è di certo New York, ma neanche un piccolo paese che in certe carte geografiche non trova posizionamento. Così, a Cagliari, durante il ventennio, Andrìa assiste ai fatti legati ai fasci di combattimento. Ma quanto c’è di verità e quanto c’è di finzione negli scontri narrati da Daniele Ucchesu Spina? Certo è che “ Il solco” giornale del Psd’Az di lussiana memoria è esistito, e quel solco, ha scavato nella memoria, nell’anima del popolo sardo. Senza entrare nei particolari, il romanzo ha un bel po’ di verità che si rifanno all’autore. Secondo critici letterari, in fondo si finisce sempre per scrivere di se stessi. E, spesso, il discorso non cambia se dal libro si passa al film. Pensate a Nanni Moretti,  che porta in scena Nanni Moretti, con le feroci arrabbiature, con la sua ironia che a volte è impossibile da capire. La scrittura di Daniele è biografica, catartica, non sempre gioiosa, in certi tratti, affonda nella malinconia, nel doveroso senso di giustizia che si sposa con l’impotenza di cambiare le cose che non gli piacciono. Andrìa è un libro un po’ sardo e un po’ brasiliano: con squilli di trombe, slanci poetici e andamenti nostalgici. Si coglie la musicalità in Andrìa, non solo quella di Daniele ma anche di suo fratello Bruno, nella vita bancario e quando può musicista. Daniele Ucchesu Spina, classe 1967, è un signore di mezza età, solare, generoso, empatico. Chi scrive non lo evince dalle pagine, ma lo ricava dalla sua conoscenza diretta, non virtuale.

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