È stato di recente pubblicato il terzo libro dell’autore locale Marco Cau dal titolo “Siddi, piccola storia del nostro paese” in cui viene approfondita di un noto personaggio del passato, il maresciallo Sebastiano Cau”. La trama dell’opera, un sequel dei primi due volumi precedenti che hanno descritto storie e vicissitudini della Siddi del passato, ruota attorno alla vita del protagonista: «Si tratta di una figura controversa che ha scritto pagine importanti della storia del nostro paese», spiega l’autore, «che ha incarnato, durante la sua permanenza nella comunità, alcuni passaggi di rilevanza storica avvenuti nel territorio durante il ventennio fascista». Sebastiano Cau, nativo di Siddi negli anni ‘70 del diciannovesimo secolo, si fece conoscere molto giovane fuori dai confini del proprio paese natio: prima per aver ucciso, a distanza di qualche anno, due pericolosi latitanti sardi, e poi per aver vissuto e fatto esperienza nei salotti altolocati di Torino insieme alla moglie Ludovica Agnoli, nota con l’appellativo di “Madama”, nei confronti della quale nutriva un amore passionale e di grande adorazione. «Tornò a Siddi intorno all’inizio degli anni ‘20 del secolo scorso ricoprendo ruoli di prestigio», racconta Marco Cau, «Prima maresciallo della comunità e quindi, nel 1926, nominato podestà dei “Comuni aggregati” a cui facevano parte, oltre a Siddi, anche Lunamatrona, Ussaramanna e Pauli Arbarei». Fra le sue virtù vi furono, come primo cittadino di quell’antica “Unione di Comuni”, alcune iniziative di tutto rispetto: fra queste il via libera ad alcune delibere importanti, come quella dei prezzi calmierati del latte e della carne, e la estenuante lotta per la restituzione di alcuni terreni di proprietà del Comune di Siddi che, secondo alcune ricostruzioni storiche, sarebbero stati indebitamente sottratte al controllo dell’allora amministrazione locale. «Il protagonista aveva, oltre al suo carisma, nei confronti dei bambini più poveri verso i quali si prodigava per non fargli mancare un pasto caldo e a mettere in atto attività ricreative». La morte della moglie e l’armistizio del 1943 decretarono il suo tramonto: oltre che essere destituito dal ruolo di podestà per via della caduta del fascismo, perse l’autorevolezza di cui aveva sempre goduto. Così Cau: «Un alterco con un suo compaesano terminato in violenza lo fecero precipitare in uno stato di depressione irreversibile che, in appena venti giorni da quell’episodio, lo portò a vendere tutti i suoi beni». Lasciò Siddi per non farvi più ritorno: morì, nel 1949, a Oristano solo e dimenticato da tutti. «In suo onore, nonostante abbia rappresentato il paese e favorito la sua modernizzazione, non vi è né una strada né un piccolo monumento che ricordino la sua figura.» conclude l’autore «Questo libro, seppur siano passati tanti anni dalla sua scomparsa, ridà luce alla sua figura che, per quanto controversa, merita di essere ricordata per l’impronta lasciata nella comunità e nel territorio».
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