Il sito di Paolo Casti è diventato maggiorenne


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>Sono passati ormai 18 anni da quando lo scrittore serramannese Paolo Casti creò il suo sito su Serramanna. Appassionato di tecnologia, navigava in rete quando i social network non avevano ancora preso il sopravvento e le informazioni si cercavano sui libri e nei giornali. Da quel momento, la storia, i luoghi, le leggende, i personaggi illustri, l'ultimo conte,  l'archeologia, le tradizioni, le foto, le cartoline, il frutto delle sue ricerche su Serramanna, sono accessibili a tutte le persone che vogliono informazioni sul paese, basta un click. Oggi, siti e pagine Facebook dedicati a Serramanna invadono la rete, ma le informazioni raccolte da Paolo Casti, spesso, continuano ad essere la fonte alla quale attingono i vari blogger e amministratori di pagine. Il suo sito è diventato maggiorenne. Cosa le ha ha "dato" nel corso degli anni? Sì, sembra incredibile siano passati così tanti anni; vent’anni fa non era così semplice destreggiarsi sulla rete, sia per via delle infrastrutture sia perché non c’era ancora la “cultura di Internet”. Pensa che l’ADSL a Serramanna è arrivata solo nel 2008. Da quando ho messo su il sito fino ad oggi, ho avuto l’occasione di rapportarmi con tante persone e così come in tutte le circostanze della vita ci son state sia esperienze positive che negative. Le note positive sono senza dubbio il legame che si è creato coi tanti compaesani emigrati alcuni dei quali mi seguono veramente sin dagli albori. Ho avuto l’occasione di conoscere io in primis tante peculiarità del mio paese natale per poi renderle fruibili a tutti. Da qualche anno non abito più a Serramanna, ma non per questo ho perso il legame con il mio paese natale, anzi, è proprio grazie anche al mio sito che son riuscito a tenerlo. È vero che anche i suoi primi contatti con Luis Crespí de Valldaura y Cardenal, il discendente Don Antonio Brondo y De Ruecas, l'ultimo conte di Serramanna, sono avvenuti grazie a internet, con una sua mail? Esatto. Erano anni, che dopo aver scoperto che l’ultimo conte di Serramanna era vivente cercavo di stabilire un contatto. La ricerca vera e propria la terminai nel 2009 dopo quasi dieci anni di ricerche e solo nel 2013 finalmente son riuscito a “chiudere il cerchio”. È grazie al tanto bistrattato social network Facebook, o meglio, grazie alla sua applicazione dedicata alla messaggistica (Messenger) che son riuscito a stabilire un contatto con Don Luis; trovai infatti il fratello Esteban, Marchese de la Vega de Boecillo e gli scrissi. Come sanno benissimo i fruitori dei social, se si scrive ad una persona che non fa parte della propria lista degli amici il messaggio viene messo in “altri” non risultando di facile individuazione, e infatti Esteban mi rispose quasi dopo sei mesi, ma il suo messaggio fu entusiasmante: “Sì, Luis Crespí de Valldaura y Cardenal  Conte di Serramagna, è mio fratello”. Era fatta! Luis Crespi de Valldaura, il conte che tanto avevo cercato, finalmente il 7 aprile 2013 rispose alla mia mail. Questa, è la dimostrazione lampante che anche i social network se usati in un certo modo posso rivelarsi davvero validi. Lei è un pioniere di internet e naviga ormai da tanto tempo: cosa ne pensa di ciò che è diventato il mondo virtuale e delle informazioni e disinformazioni che si rincorrono in rete? Hai ragione, stiamo conoscendo tempi dove ormai l’informazione è alla portata di tutti ma paradossalmente è proprio la disinformazione a farla da padrone. Io sono una di quelle persone che ci tiene forse anche sin troppo alla precisione e alla perizia del reperimento delle fonti delle notizie; ammetto che non è facile talvolta ma è l’unico modo anche per tutelarsi e tutelare la veridicità di un fatto o di una notizia. Molto spesso la disinformazione è dovuta alla superficialità e alla poca voglia di informarsi veramente; mi capita tutt’ora di parlare con serramannesi convinti del fatto che il campanile di Serramanna sia stato oggetto di bombardamenti durante la seconda guerra mondiale o altre cose senza il minimo fondamento. Prima la principale fonte della disinformazione era dovuta all’ignoranza o alle carenze dovute ai limiti naturali del tramandare oralmente le notizie mentre oggi che l’informazione è alla portata di tutti, forse manca la capacità o la voglia di saper o volersi documentare o approfondire. Soprattutto negli ultimi anni si è assistito al proliferare di siti che guadagnano con la disinformazione e le fake-news grazie al fenomeno del clickbaiting la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile di utenti avvalendosi di titoli accattivanti e sensazionalisti che incitano a cliccare link di carattere falso o truffaldino brulicanti di pubblicità, facendo leva sull'aspetto emozionale di chi vi accede, con l’obiettivo di incoraggiarli a condividerne il contenuto sui social network, aumentandone quindi in maniera esponenziale i proventi pubblicitari. In passato mi son divertito anche io a creare delle false notizie per dimostrare quanto fosse facile manipolare le informazioni; epico è rimasto il fantomatico ritrovamento dei resti di una nave fenicia lungo il corso del fiume che vide numerosi paesani recarsi sul luogo o la volta che scrissi il resoconto di una visita turistico culturale ad opera di una certa Karolina, facente parte di una scolaresca polacca, talmente credibile tanto che lo stesso sindaco di allora rispose prodigandosi in mille ringraziamenti. Cosa pensa della divulgazione della conoscenza, delle tradizioni e della cultura? La passione per la ricerca, per la storia e per la conoscenza in genere, non sono cose che una persona si ritrova fin dalla nascita, ma son convinto si possano insegnare; credo sia compito dei genitori in primis e degli insegnanti poi aiutare i bambini ad imparare e apprezzare queste cose, perché la sete di conoscenza è contagiosa, soprattutto se chi la trasmette lo fa con entusiasmo e passione. Riguardo la divulgazione, io credo fermamente nella condivisione; la cultura, la conoscenza e il sapere non sono oggetti che si ripongono su uno scaffale per essere ammirati o per essere oggetto di vanto, al contrario, la conoscenza, soprattutto delle nostre radici e della nostra storia devono essere patrimonio di tutti. Francesca Murgia

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