LA DENUNCIA DI GIANNI SPIGA
«Nel nostro territorio - sottolinea Gianni Spiga - ci sono circa tremila studenti suddivisi in 12 istituti superiori con una dispersione scolastica che tocca il 46 per cento e questo succede nel territorio più povero d’Italia in cui su una popolazione di circa 100mila abitanti il 50 per cento dei giovani è disoccupato e solo il 5 per cento dei ragazzi termina il periodo di studio all’Università».
UNO SGUARDO AL FUTURO
La scuola deve sapersi adeguare ai tempi che cambiano: «Bisogna puntare - aggiunge Gianni Spiga - su un grande polo che riunisca l’istituto agrario di Villacidro che ha grandi potenzialità con prodotti a km zero che potrebbero essere impiegati sulla tavola e cucinati dagli studenti dell’alberghiero di Arbus. In più bisognerebbe creare un grande polo nautico con specializzazioni nel campo della meccanica ed ancora investire nell’informatica e nelle nuove tecnologie senza doppioni e dicendo addio ai campanilismi. Nelle mense scolastiche dovrebbero finire i prodotti a km zero coltivati dai studenti dell’agrario e non quelli importati. Dobbiamo investire in cultura per il futuro dei nostri ragazzi e per il rilancio del nostro territorio».
CRISI ECONOMICA E MANCANZA DI LAVORO
I problemi che lasciano i banchi vuoti sono tanti come ricorda Salvatore Manno, docente da 40 anni che ora ha concluso la sua carriera di insegnamento al liceo delle scienze umane di San Gavino: «Il nostro territorio ha una situazione socio-economica molto particolare con una ripresa dell’emigrazione e un calo di abitanti notevole. La grave crisi economica si rivela nella difficoltà dei genitori di pagare gli abbonamenti dei mezzi di trasporto dei ragazzi perché le famiglie (che spesso hanno perso il lavoro) non riescono a sostenere i costi dell’istruzione. È molto positiva l’idea dell’alternanza della scuola lavoro che spinge i ragazzi a studiare nella prospettiva di avere un’occupazione. Il diploma non deve essere solo cultura, ma anche possibilità di lavoro».
I GIOVANI E LA SCUOLA
E gli studenti come vedono la scuola? Ha le idee chiare il Emanuele Corongiu di Serrenti, 19 anni che ha appena conseguito il diploma: «Le generazioni cambiano, ma la scuola no: non si aggiorna, o per lo meno non lo fa allo stesso ritmo. La dispersione scolastica che aumenta è frutto del fallimento della scuola e dei genitori. I ragazzi di oggi hanno bisogno di comunicare ma non lo dimostrano, e i docenti (non tutti), poco preparati sul piano pedagogico, questo non lo capiscono e ciò porta ad una serie di incomprensioni tra insegnati ed alunni. Ad esempio non è raro sentire "mi ha preso di mira" tra gli studenti, e talvolta è anche vero, ma altre volte è solo colpa dei ragazzi che non sono consapevoli dei loro errori. Questa poca consapevolezza è da attribuire ai genitori. La famiglia spesso sbaglia sul piano educativo, i ragazzi (non tutti) pensano di poter fare ciò che vogliono e che tutto ciò che fanno non ha conseguenze. Ma altra cosa importante i genitori non riescono a far capire l'importanza dell'istruzione ai propri figli. Questo porta, nel tempo, a creare disinteresse nei ragazzi, soprattutto quando lo studio inizia a moltiplicarsi, un altro difetto degli insegnanti è, infatti, quello di non saper organizzare la quantità di compiti a casa per gli studenti ma soprattutto, talvolta non insegnano loro un metodo per studiare. Quindi, quando i ragazzi si ritrovano a passare serate intere, per poi non avere risultati e soprattutto, senza sapere il motivo delle loro ore passate a studiare, iniziano ad allontanarsi dalla scuola».
Gian Luigi Pittau
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