Ospedale di San Gavino: il reparto di ostetricia e ginecologia a rischio chiusura?


di Gian Luigi Pittau
Per il piano regionale e sanitario regionale i punti nascita con meno di 500 parti all’anno andrebbero chiusi. Ecco perché rimane alta la preoccupazione nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino Monreale che nel 2018 ha visto scendere i parti al numero di 378 mentre l’anno precedente era stati 425. Ecco perché in un territorio come quello del Medio Campidano e della Marmilla dove le culle sono sempre più vuote il ginecologo Alessandro Frau, responsabile del reparto, è pronto a difendere il punto nascita del nosocomio di San Gavino Monreale da qualsiasi tentativo di chiusura che sarebbe una terribile mazzata e un ulteriore motivo per abbandonare paesi che si spopolano sempre di più e carenti di servizi: «È fondamentale che il reparto di  ostetricia e ginecologia rimanga aperto e spero che le future mamme non vengano mandate a partorire altrove. Ci troviamo nella provincia più povera d’Italia dove il personale presente, che andrebbe rinforzato, è a servizio di un territorio molto vasto. L’ospedale “Brotzu” di Cagliari fa appena 150 parti in più». [caption id="attachment_52051" align="alignleft" width="192"] Alessandro Frau[/caption] Ma, nonostante i numeri dei parti  al di sotto della soglia prevista per legge, arrivano rassicurazioni da parte del medico Domenico Gallus, presidente della commissione regionale alla sanità che di recente ha visitato la struttura di San Gavino Monreale: «Non c’è nessuna intenzione di chiudere il reparto di ostetricia di San Gavino che si trova all’interno di un ospedale Dea di primo livello. Faremo il possibile per potenziare il personale in questo e in  altri reparti del nosocomio sangavinese». E nel reparto di San Gavino i 47 parti in meno sono il segnale forte di una crescente denatalità dovuta a diversi fattori e che non interessa solo il Medio Campidano e la Marmilla: come spiega, il ginecologo Alessandro Frau: «In tutta la Sardegna nel 2018  si sono registrati tremila parti in meno e questo si fa sentire nel territorio più povero in Italia. La situazione economica influisce e a questo dato si unisce il fatto che abbiamo avuto lavori in corso nel reparto per 18 mesi, ma ora possiamo finalmente contare su una nuova sala parto e su nuove sale travaglio insieme a macchinari di ultima generazione. Nella sala travaglio si trova una centrale di monitoraggio cardiotocografico: con due sonde vengono registrate sia le contrazioni dell’utero che l’attività cardiaca del feto. Questo macchinario è collegato a due stazioni di monitoraggio a cui arrivano tutti i dati. La sala col lettino per travaglio e parto permette alle donne di non doversi spostare al momento della nascita del bambino. In più per alcuni mesi i consultori sono rimasti senza la figura del ginecologo, situazione alla quale abbiamo ovviato mandando i colleghi dell’ospedale». La qualità dell’assistenza e le relazioni umane sono i punti di forza del reparto i cuoi operatori lavorano in un territorio dove la disoccupazione e l’emigrazione giovanile raggiungono percentuali altissime.

© Riproduzione riservata