All’inizio di ottobre del 1988, a Guspini avvenne un grave fatto di cronache che sconvolse l’ìntera comunità. Un ragazzo venne lapidato nei pressi del cimitero.
Il consiglio comunale, allora composto da 30 consiglieri (PCI, DC, PSI, PSD’AZ) adottò un ordine del giorno unitario che impegnava l’amministrazione ad adottare misure cogenti nei confronti del pianeta giovani.
Mandai l’assessore Antonio Seruis a Modena per una settimana a studiare l’Informagiovani, servizio che avviammo dopo pochissimo tempo.
Assieme alla Caritas Diocesana (nelle persone di don Angelo Pittau e don Petronio Floris), organizzammo una imponente manifestazione contro la droga in occasione della II Marcia della Pace. La prima marcia si svolse l’anno precedente da Santa Maria Acquas e Sardara con Mons. Riboldi.
Dopo il corteo di 3000 cittadini di ogni fede, ci furono i qualificati interventi di don Angelo, del Presidente del Consiglio Regionale, Emanuele Sanna e di Padre Salvatore Morittu, fondatore della comunità San Mauro.
Facendo gli onori di casa, nel mio intervento, richiamai la politica affinché desse un modello edificante ai giovani, stigmatizzando lo scandalo della lenzuola d’oro che, all’epoca, coinvolse partiti e funzionari ministeriali.
Finita la manifestazione, si avvicinò un tipo con voce curiale e straffottente, col ditino alzato, che mi rimproverò il riferimento allo scandalo. Ancora teso per l’imponenza dell’evento, mentre lo minacciai poco pacificamente di buttarlo giù dal palco, chiesi: “Chini esti?”
Seppi che era sindaco di un paesino vicino a Cagliari. Costui ha fatto carriera in Regione e in Parlamento. Oggi rappresenta, assieme ad altri 2 o 3 personaggi, il vertice di comando nel PD sardo. Decidono tutto loro: sindaci, presidenti di provincia e presidenti di provincia contrari alla provincia che devono fare i sindaci (vedere per credere la mesata dell’Unione Sarda del giugno 2021), incarichi, nomine. Rappresentano quello che denunciò Enrico Berlinguer nella famosa intervista sulla questione morale, rilasciata a Giampaolo Pansa, pubblicata il 28 luglio del 1981 su la Repubblica.
Anni fa, parlando con uno stimato collega del PD, dissi: “Siamo tornati al notabilato ottocentesco”. “No Salvatore, rispose. Siamo tornati ai vassalli, valvassori e valvassini”. Ho seguito, inizialmente con qualche remora, poi con interesse, il percorso degli amici che hanno costruito la lista e il programma di Alleanza per la Sinistra Guspinese a sostegno di una persona carismatica e pulita come Marco Pala. Il risultato ha una valenza eccezionale. I problemi veri verranno ora: l’ambizione dei singoli, se pur legittima, farà capolino. Vecchi volponi cercheranno di “mettere il cappello” sulla splendida vittoria. Il quasi centenario Rino Formica, famoso per le “liti da comare” con Beniamino Andreatta, diceva che la politica è merda e sangue. Non voglio demonizzare nessuno.

I partiti sono ridotti allo stato larvale. Ma l’articolo 49 della Costituzione, che ne riconosce la funzione, non si discute. Sarebbe però un errore ridurre quello che è avvenuto in questi mesi, culminato col voto del 7 e 8 giugno, a una disputa localistica, a personalismi, a fratture apocalittiche.
Marietto Atzeni, amico da oltre 50 anni, sostenitore della lista Alleanza, ha scritto sui social: “La vittoria elettorale della lista ha mandato un segnale chiaro ai vertici regionali e nazionali dei partiti della sinistra, che indica che senza fare accordi poco chiari e variopinti sotterfugi, la sinistra fuori dalle beghe degli stessi partiti ha una buona maggioranza nel Paese”.
L’esito delle elezioni di Guspini contiene quindi un messaggio che travalica Genna de Frongia, Spadula e Murta de Canna. Si parla già di Modello Guspini. Cito solo la pubblicazione di una importante analisi sul “Il mio Osservatorio” del grande giornalista RAI e scrittore Mario Guerrini e l’ammirevole scritto di Cinzia Oliveri, apparso sui social.
Gaetano Salvemini, assieme a Gramsci, Guido Dorso, e anche Emilio Lussu, è stato uno dei più grandi meridionalisti del secolo scorso.
A distanza di cento anni, in lui troviamo molte risposte alle nostre domande. Scriveva: “Occorre scegliere un gruppo ben determinato e logicamente concatenato e rispondente ai bisogni della classe lavoratrice, e organizzare intorno a questo grande programma d’azione un’opera di propaganda e di agitazione extraparlamentare e parlamentare per la conquista delle libertà politiche fondamentali che non ha nulla a che vedere neanche con la degenerazione del riformismo omeopatico, in cui ci troviamo oggi compromessi e arenati… avremo di servire interessi veramente generali e degni di essere serviti...che crei un regime politico, in cui i gruppi socialmente più avanzati sieno costretti autonomamente e continuamente a coordinare…
Non è il caso qui di sciupare tempo e parole a descrivere lo scempio, che fa delle amministrazioni locali la piccola borghesia meridionale, affamata, cacciatrice di impieghi e di favori, divisa in fazioni perché i miseri bilanci locali non consentono la soddisfazione di tutte le ingordigie, priva di ogni principio politico e di ogni dignità morale…
Creare nuove correnti di sentimento democratico; ma, presupponendo la esistenza sempre fresca e viva di queste correnti, le quali scaturiscono da origini ben più larghe che non possa essere la volontà cosciente di un gruppo di uomini e sono il prodotto di tutta la moderna evoluzione sociale, cerca di preparare un nuovo gruppo di condottieri capace di mettersi a capo delle moltitudini mosse dal sentimento democratico, e di canalizzare questo sentimento verso una nuova pratica democratica assolutamente opposta a quella di questo ultimo decennio…
E il posto dei vecchi politicanti messi a riposo è necessario che sia stato frattanto occupato da uomini nuovi, i quali sappiano quello che vogliono, e non ritornino a impantanarsi ella miserabile postulazione di favori per questo o quel gruppo…
Sono uomini sinceramente desiderosi di azione, pronti a qualunque sacrifizio, spasimanti quasi del bisogno di darsi a una causa giusta e nobile; e soffrono acutamente nell’attuale crisi di tutti i partiti; vorrebbero trovare una schiera in cui inquadrarsi e non ne trovano nessuna a cui offrire il loro devoto lavoro…
Contro i vecchi condottieri e commedianti dei partiti democratici, in modo che prima o poi questi partiti rinnovino il loro personale dirigente, oppure sorgano nuove formazioni, le quali prendano il posto delle antiche si deve uscire con una nuova azione, mediante la quale un gruppo di uomini nuovi, prendendo una posizione chiara di fronte ai problemi più gravi, obblighi gli altri a fare altrettanto. Via via che gl’ individui e i gruppi saranno costretti a dichiararsi nettamente la confusione sparirà.”
In sostanza, Gaetano Salvemini in queste pagine attualissime, oltre ad individuare nell’unità d’Italia le cause del sottosviluppo del Sud dovute al drenaggio di risorse da parte del capitale del Nord, indica nel cambio dei gruppi dirigenti il riscatto e l’emancipazione del Meridione d’Italia e delle Isole.
Il modello Guspini non parte dall’anno zero.
Epica fu la polemica del sindaco Lixi nei confronti di Angelo Corsi, in occasione del ricevimento del Re d’Italia a Iglesias, oltre 100 anni fa.
Dal 1945 ad oggi, sono stati compiuti passi da gigante ed innovazioni costanti.
Ma quanto evidenziato da diversi osservatori e osservatrici, ci consegna una lezione sulla quale fare una profonda riflessione.
BIBLIOGRAFIA
Gaetano Salvemini, La sinistra e la questione meridionale- Corriere della Sera, 2011
Marco Revelli, Finale di partito - Einaudi 2013
Sergio Atzeni, lettera, in Io comunista- Giovanni Lay TEMA 2006
Gabriele De R osa- Territorio e società nella storia del Mezzogiorno
(con A. Cestaro) - Guida Napoli 1973
Alessandro Cuccu – Angelo Corsi: l’azione socialista in Sardegna tra età liberale e fascismo - Fondazione di Sardegna 2024
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