di Giampiero Pinna
La fine dell’epopea mineraria della Sardegna ha lasciato in eredità un enorme patrimonio materiale e immateriale che rappresenta il vero giacimento culturale da sfruttare per costruire una parte importante del futuro del territorio.
La valorizzazione integrata di questo patrimonio con la bellezza delle altre risorse naturali, ambientali e paesaggistiche, finalmente apprezzate anche dal popolo che per millenni aveva vissuto nel buio del sottosuolo, può rappresentare la risorsa locale sulla quale costruire una parte importante della rinascita economica, sociale e culturale delle aree minerarie dismesse della Sardegna.
È stato proprio dall’impegno volontaristico della comunità resiliente che nasce l’idea e la spinta forte e determinante per far nascere il Cammino Minerario di Santa Barbara che si è potuto costruire grazie al capolavoro di coesione sociale e istituzionale che sono stati capaci di realizzare tutti i Comuni del territorio, le due Diocesi interessate e l’Associazione Pozzo Sella che ha conferito gratuitamente il suo progetto dando vita alla costituzione della fondazione di partecipazione denominata Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara che da subito ha potuto usufruire del sostegno e del contributo della Regione Sarda.
I numerosi pellegrini/escursionisti italiani e stranieri che nei primi tre anni di attività hanno percorso con gioia e stupore il Cmsb sono i primi frutti di un piccolo seme deposto con cura da semplici contadini che conoscono e amano la loro terra.
Ma l’aspetto più significativo ed esaltante, anche per la gente che ha vissuto e lavorato sottoterra per diversi millenni, è stata la scoperta del grande patrimonio naturale e ambientale di cui dispone il territorio dai monti fino al mare.
Questo territorio, infatti, se pure trasfigurato dalla cessata attività estrattiva che ha generato singolari paesaggi culturali, si presenta in prevalenza incontaminato e con una grande varietà di contesti paesaggistici di enorme bellezza tanto da suscitare gioia e stupore nelle stesse popolazioni locali.
Nella grande varietà di paesaggi che richiamano ed esaltano la grandezza e la bellezza del creato, è dunque possibile scoprire e ammirare camminando a passo lento le testimonianze della grande opera dell’uomo vissuto per circa 8.000 anni in un territorio in continua trasfigurazione che oggi si caratterizza per la presenza di un enorme patrimonio materiale e immateriale. Non si propone, dunque, un itinerario nuovo, ma antichi e autentici percorsi sui quali, fin dal Neolitico antico, si sono incontrate e hanno camminato assieme numerose popolazioni del bacino del Mediterraneo e del continente europeo.
In questa varietà e ricchezza dei contesti geominerari, paesaggistici e naturalistici trovano sintesi unitaria gli edifici di culto e le chiese dedicate a Santa Barbara.
Si tratta di un culto tuttora molto sentito e praticato, con celebrazioni e processioni presso le miniere dismesse, i villaggi minerari abbandonati, i paesi e le città costruite a supporto dell’attività mineraria.
Per questa ragione è necessario conservare la memoria di una grande tradizione civile e religiosa che ha caratterizzato nei secoli l’aggregazione sociale dei minatori e delle loro famiglie fino a diventare un simbolo dell’identità della “gente di miniera”, in Sardegna ma non solo. Santa Barbara, infatti, è venerata in tutti i bacini minerari europei.
Il Cammino è un percorso ad anello di circa 500 chilometri suddivisi in 30 tappe per una lunghezza media di circa 16,5 km ciascuna. con partenza e arrivo ad Iglesias.
Quasi il 75% del percorso si svolge su sentieri, mulattiere, carrarecce e strade carrabili sterrate, mentre il restante 25% è costituito dalle strade lastricate dei centri urbani e da brevi tratti extraurbani con fondo in asfalto.
L’altitudine va dal livello del mare alla quota di 900 m nel sistema montuoso del Marganai
Molte tappe sono piuttosto brevi, per lasciare ai pellegrini/escursionisti il tempo di visitare siti di archeologia classica e industriale di particolare fascino e bellezza.
Anche in riferimento al sistema ricettivo e dell’ospitalità dei pellegrini sono stati fatti notevoli progressi grazie all’impegno diretto della Fondazione Cmsb che ha dato avvio all’allestimento e alla gestione di strutture ricettive a basso costo chiamate Posadas, il nome in sardo di piccolo albergo, realizzate attraverso la rigenerazione di strutture pubbliche ubicate nei siti minerari abbandonati che coincidono con le diverse tappe del cammino.
A distanza di quasi quattro anni dall’avvio della gestione operativa, migliaia di pellegrini/escursionisti hanno percorso il Cammino Minerario di Santa Barbara, sono in prevalenza donne (circa 60%) età media 50 anni.
Nella ripresa post lockdown è risultato molto utile l’utilizzo dell’hashtag #rESTATEincammino lanciato dell’Ufficio Tempo Libero, Pellegrinaggi e Turismo della Conferenza Episcopale Italiana con il quale è stato possibile raggiungere una larga platea di cittadini a livello nazionale.
Le foto sono della Fondazione CMSB
© Riproduzione riservata