Il buongiorno si vede dal mattino


di Rinaldo Ruggeri
  [caption id="attachment_80940" align="alignleft" width="195"] Rinaldo Ruggeri[/caption] Senza avventurarci in previsioni fantasiose sull’attuale maggioranza, si può affermare, in base alle prime scelte fatte, che, come recita il famoso proverbio contadino: “Il buongiorno si vede dal mattino”. Infatti, nell’assegnazione delle prime cariche istituzionali si palesano: la bramosia a occuparle, i conflitti fra bande e il poco senso dello Stato. Per la svolta morale e per la nuova classe dirigente, l’evento è rimandato alle calende greche. Tutto è come prima, cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa, spartirsi il potere fregandosene delle tribolazioni che la gente vive. Si dice, il risultato elettorale ci dà il potere e noi lo esercitiamo, niente da obbiettare se l’Italia non fosse una Repubblica Democratica e non una delle tante repubbliche delle banane dove chi vince piglia tutto. Ritornano, periodicamente, in un certo ceto politico, propositi di rivalsa antidemocratica verso chi ha esercitato il potere in passato. Ricordiamoci la frase Di Cesare Previti ministro del primo governo Berlusconi: “Non faremo prigionieri”, seguì a questa intimazione il cosiddetto “editto bulgaro” e la cacciata dalla Rai dei giornalisti Biagi, Santoro e il comico Luttazzi, per citare i più noti. Con l’evento del Berlusconismo al potere si è rotta una prassi istituzionale consolidata quella di dare all’opposizione la presidenza di una delle due camere. La vittoria della Destra con la logica: “Non faremo prigionieri” ha ripristinato la vecchia prassi tipica di una repubblica reazionaria che è sofferente all’opposizione politica e tende a soffocarla. Secondo questa logica, oggi, ci ritroviamo il presidente del Senato La Russa (Fdi) della maggioranza e il presidente della Camera Fontana (LN), sempre della maggioranza. Bastava dare un piccolo segnale, mettere alla presidenza del Senato o della Camera una figura politica dell’opposizione, si sarebbero rasserenati gli animi e instaurato una sana dialettica fra governo e opposizione. La Destra non vuole fare questo cambiamento comportamentale perché l’ideologia fascista tarda a morire e li condiziona. Se così non fosse, non si capisce il comportamento della leader Meloni che si è incaponita a mettere come presidente del Senato un suo uomo (forse?), La Russa, un gaffeur seriale.  Dicono che la Meloni sia una politica accorta, in questi primi passi non l’ha dimostrato. Secondo una logica intelligente, Vecchio per vecchio avrebbe proposto Calderoli della Lega al Senato, e un giovane di Fratelli d’Italia alla Camera, visto che quel ruolo è stato negato all’opposizione. Il pizzino di Berlusconi che la chiamava in causa e lo scontro che ne è derivato le ha dato prestigio, perché nessuno è così ingenuo da credere che quel foglio di carta, messo a disposizione delle telecamere, non fosse uno scritto ricattatorio. Ci sono ruggini vecchie “dov’è la zoccola”, e anche nuove per la leadership. Berlusconi, pur sulla via del tramonto come uomo politico e anche come uomo, rimane sempre capo di un impero mediatico che si autodifende. La Meloni sarà condizionata, non tanto dal vecchio Berlusconi, ma dal suo impero che ha tanti interessi da difendere.

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