I servi servono


di Rinaldo Ruggeri
[caption id="attachment_80940" align="alignleft" width="195"] Rinaldo Ruggeri[/caption]  Se non pago le tasse, sono furbo, se le pago sono scemo: una logica inconfutabile, secondo il sentire comune. Vi è nel popolo un’allergia, quasi naturale, verso qualsiasi balzello. Quest’avversione popolare ha certamente origine storiche, da quando si doveva mantenere nell’ozio un’intera classe di nobili e di ecclesiastici. Con l’evento della rivoluzione francese si cambiò registro e si cominciò a tassare anche la ricchezza. Con l’ascesa dell’attuale borghesia, la nobiltà fu spazzata via senza tanti complimenti. Forche e ghigliottine furono costruite in tutte le piazze dei villaggi e delle città, si calcola che la rivoluzione borghese costò oltre due milioni di morti. La conquista del potere da parte della borghesia non fu una via lastricata di petali di rose, ma cruenta e violenta. Si racconta che a oltre due secoli di distanza, gli eredi di quella nobiltà francese hanno la strizza a ogni sommovimento sociale. In Italia la borghesia non ha avuto paura, perché gli è mancato il coraggio di fare la rivoluzione, ed è vissuta di compromessi con i residui più reazionari e conservatori del potere feudale e clericale. In altri Paesi europei abbiamo una borghesia illuminata che ha saputo ridistribuire i profitti con i propri dipendenti e non trova disdicevole pagare le tasse. La maggioranza della borghesia italiana è così pusillanime da vestire i panni del povero e invocare l’aiuto dello Stato al quale nega la contribuzione. Si è levato un grido di dolore da parte di una certa imprenditoria, grande e piccola, verso il reddito di cittadinanza. A questo grido hanno fatto eco, come sempre, una certa stampa, enfatizzando e gonfiando alcune truffe che ci sono state. Si badi bene, sono gli stessi giornalisti e gli stessi giornali che sostenevano che una certa minorenne era la nipote di Mubarak. Un po’ di ritegno, un po’ di obiettività come si può negare il diritto di vivere a persone che sono ai margini della società, spesso incolpevoli del loro stato d’indigenza. Quanti di questi non percepiscono la pensione perché il datore di lavoro si è “dimenticato” di versare i contributi? Ci s’indigna perché su tre milioni di percettori del reddito di cittadinanza (una media di 500 euro al mese) qualcuno truffa, lavorando in nero. Comportamento deprecabile, che riproduce a immagine e somiglianza la nostra classe dirigente, corrotta e venale.  A ogni piè sospinto ti insegnano a essere furbo, ma quando questo ammaestramento viene messo in pratica dai poveri diventi un criminale. Con i ricchi furbi si è indulgenti, si trovano mille giustificazioni di natura psicologica e sociologica per salvarli. Questo è il ruolo dei lacchè. La verità vera è che il potente odia i poveri, e i servi, come diceva Totò, servono.

© Riproduzione riservata