di Marino Melis
Gonnosfanadiga è costituita da due centri abitati sorti in epoche diverse, distinti e separati anche fisicamente dall’orografia del territorio e soprattutto dall’ampio corso del rio Piras.
Il più antico “Gonnos de susu” abbarbicato alle pendici della montagna con viuzze molto strette e case addossate tra loro, separate da piccoli cortili, e Fanadiga fondata forse in epoca catalana, con strade più ampie, case a corte con vasti piazzali antistanti e orti retrostanti, e palazzotti fronte strada sul modello cittadino.
Nella parte alta del paese prevale come materiale da costruzione così come ad Arbus il granito erratico abbondantissimo portato dalle piene del rio Piras, che ha sempre costituito un grosso serbatoio di materiale litico.
La pietra è messa in opera senza particolare cura e lavorazione, tenuta insieme da un impasto di fango e calce; l’innalzato in pietra comprende spesso tutto il piano terra, mentre il piano superiore è realizzato in mattoni di fango.
Questo almeno fino alla seconda metà dell’ottocento, quando grazie allo sviluppo dell’attività mineraria, si cominciò ad estrarre e lavorare la dura pietra di granito.
Col tempo si sviluppò una fiorente attività di cava, con artigiani locali che si specializzarono nella produzione di bellissimi manufatti e cantoni squadrati con i quali si costruirono case e palazzotti anche di 2/3 piani.
Un grandioso esempio di utilizzo del granito è la maestosa scalinata di 292 scalini realizzata nel 1950 col concorso di tutta la popolazione, che permette di collegare il centro abitato con la sommità del colle di San Simeone.
La realizzazione della strada provinciale Decimomannu - Marrubiu nel 1867 passando ai margini esterni dell’abitato non intaccò il tessuto urbano di Gonnos, ma spinse verso di essa l’estendersi dell’abitato.
Per favorire questo collegamento alla fine dell’ottocento fu pianificato un lungo rettifilo (via Porru Bonelli), che sacrificò parecchie case e portali, su cui si affacciarono i palazzetti fronte strada della piccola borghesia rurale del paese.
Per quanto riguarda gli accessi alla corte manna e i portali, Gonnos si distingue dagli altri paesi del Monreale per la presenza di un relativo ristretto numero di portali, sia nelle forme più antiche che in granito. Preferibilmente gli ingressi alla corte principale sono costituiti da piedritti in pietre di piccola media dimensione o mattoni crudi, su cui si aggancia un cancello in ferro a due ante, che probabilmente ha sostituito in tempi ottocenteschi le gecas a costallas in legno, che ancora si conservano in qualche caso.
Pure si conserva qualche esempio del tipo di portale architravato in legno e copertura in tegole, con piedritti sia in pietra che in ladiri, più spesso restaurati e rimaneggiati in tempi recenti.
Del modello arcuato in mattoni crudi si trovano solo pochissimi esemplari a Gonnos, mentre quelli costruiti in mattoni cotti riferiti al XX secolo sono cinque.
I portali in granito che come detto cominciarono a costruirsi a partire dal 1860 circa sono sparsi un po’ in tutto l’abitato, espressione del ceto proprietario e benestante, sono una ventina, a cui potrebbero aggiungersi una decina intonacati.
Una particolarità dei portali di Gonnos è che qui a differenza degli altri paesi prevale l’arco policentrico rispetto a quello a tutto sesto, la chiave di volta è molto rara e senza particolari rilievi o fregi architettonici (solo in un caso è riportata la data di costruzione del 1939). Altra particolarità del paese delle fontane, è la numerosa presenza di monoliti in granito di grosse dimensioni finemente lavorati e posti di supporto a sostenete l’arco o la semplice cancellata.
Singolare è anche la particolare protezione degli spigoli dei piedritti, coperti da un listello angolare in ferro per tutta la lunghezza, per evitare danneggiamenti durante le manovre del carro.
Dell’ultima fase di erezione dei portali ascrivibile agli anni 1940 – 60 si trovano quattro portali costruiti in blocchetti cementizi lisciati; molto più numerosi i portali architravati in cemento armato poggianti su supporti in cemento o cantoni di granito, presenti anche nelle nuove zone di espansione urbanistica.
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