di Giovanni Contu
Negli uomini vi sono atteggiamenti e inclinazioni che seguono il retaggio culturale a cui essi appartengono e verso i quali, che sia in ragione di un destino necessario o per mano di un altro uomo, fra la vita e la morte esiste una sottilissima linea di demarcazione. A cominciare dai legami famigliari, radicati fino alle estreme conseguenze, Klaus Davi descrive un ambiente a tratti primordiale e per altri versi assolutamente all’avanguardia nel sapersi integrare nel mondo contemporaneo, con profondo rispetto e con un coinvolgimento sul territorio, per un’analisi ricca di sfumature emotive, psicologiche e sociologiche su una realtà complessa e articolata. Emergono i tratti intensi e conflittuali di un’area tipicamente mediterranea e meridionale che vive la propria identità, probabilmente lacerata fra tradizione e innovazione. Vengono descritti i rapporti interpersonali e il passaggio di un’inculturazione dove i giovani fanno fatica nel trovare una propria identità, spesso in un destino segnato da situazioni irrisolvibili, definitive. Fra le righe, l’autore ci porta a riflettere su quanto sia opportuna la proposta di un modello culturale alternativo, che sappia coinvolgere efficacemente le nuove generazioni e stabilire con esse un autentico legame relazionale. Una scommessa contro il destino segnato; varrebbe la pena almeno provarci.
Klaus Davi, I killer della ‘ndrangheta, pp.183, PIEMME, 2020
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