Ci premuniamo del classico numeretto “Elimina code” e ci mettiamo l’animo in pace, ben sapendo che siamo preceduti da X persone. Consultiamo di tanto in tanto il tabellone con crescente ansia, in attesa che compaia il nostro numero. La nostra ansia, però, comincia ad aumentare a dismisura a scapito della serenità, quando osserviamo:
-che la persona addetta al pubblico servizio, nonostante la lunga fila, abbandona la propria postazione per andare a sorseggiare il caffè in compagnia dei colleghi, con i quali intrattiene una distensiva chiacchierata senza che nessuno la sostituisca;
-che l’amico o l’amica di passaggio non può fare a meno di salutare cordialmente l’addetto allo sportello, limitandone pesantemente l’operatività a scapito di quanti attendono pazientemente il proprio turno.
IL FURBO DI TURNO
Il culmine della scorrettezza avviene quando il “furbo di turno”, giunto regolarmente allo sportello, dopo aver eseguito il proprio compito, con un estremo atto di gentilezza e con la corresponsabilità del funzionario addetto, compie il nobile gesto di compiere anche le formalità di competenza dell’amico che, guarda caso, si trova in fondo alla coda. Lo fa con un indisponente sorrisetto, come a voler dire: <<io lo posso fare!>> .
Bene, quando ciò succede dal macellaio o al banco dei generi alimentari di un supermercato, l’atto in se stesso t’infastidisce ma, al massimo, t’invoglia a cambiare fornitore! Quando, però, ciò avviene davanti agli sportelli di una qualsiasi ASL per il pagamento del Ticket o per la prenotazione di un esame specialistico, all’ansia della lunga attesa aggiunge la sofferenza fisica!
Di fronte a tali atteggiamenti, del tutto inqualificabili, le persone che erogano un servizio pubblico dovrebbero essere più intransigenti nei confronti dei “furbetti”, soprattutto a tutela di chi osserva le regole, specie se sofferente.
Francesco Diana
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