I furbetti della fila


La fila, intesa come “coda”, in altre parole una serie di persone allineate, una accanto all’altra in modo ordinato, che attendono il proprio turno per l’espletamento delle procedure burocratiche capaci di perseguire le medesime finalità, è scenario costante dei nostri giorni. A ciascuno di voi sarà capitato, quindi, di trovarsi invischiato in una lunghissima fila per l’accesso ai più elementari servizi pubblici o, più frequentemente, davanti a una delle casse di un comune centro commerciale. Lo avete fatto certamente in religioso silenzio, aspettando diligentemente il proprio turno, anche quando il sovrapporsi di molteplici problemi quotidiani generava in voi una certa ansia; lo avete fatto anche, specie nell’approccio con i pubblici servizi, perché le vostre condizioni finanziarie non vi consentivano di avvalervi delle prestazioni di qualche Agenzia. IMPERANTE ARROGANZA Allineati nella lunga fila, vi sarà certamente capitato di assistere a maleducazioni e furberie di ogni genere: dalla Signora che chiede la precedenza, adducendo la scusante di aver lasciato il bimbo in macchina o addirittura solo in casa, a quella che sistema il carrello della spesa in prossimità della cassa, per poi continuare a rovistare i vari scaffali, ma pronta a reclamare l’accesso alla cassa rispetto alla posizione del proprio carrello, e tanti casi ancora! Prescindendo dai casi sopra descritti, e soprattutto quelli che derivano dal mancato rispetto del Codice della strada, imperante arroganza dei nostri giorni, ci preme soffermarci sui tanti casi di malcostume che si registrano nelle ricorrenti lunghissime file che si formano quotidianamente davanti agli sportelli incaricati di un pubblico servizio. Ci premuniamo del classico numeretto “Elimina code” e ci mettiamo l’animo in pace, ben sapendo che siamo preceduti da X persone. Consultiamo di tanto in tanto il tabellone con crescente ansia, in attesa che compaia il nostro numero. La nostra ansia, però, comincia ad aumentare a dismisura a scapito della serenità, quando osserviamo: -che la persona addetta al pubblico servizio, nonostante la lunga fila, abbandona la propria postazione per andare a sorseggiare il caffè in compagnia dei colleghi, con i quali intrattiene una distensiva chiacchierata senza che nessuno la sostituisca; -che l’amico o l’amica di passaggio non può fare a meno di salutare cordialmente l’addetto allo sportello, limitandone pesantemente l’operatività a scapito di quanti attendono pazientemente il proprio turno. IL FURBO DI TURNO Il culmine della scorrettezza avviene quando il “furbo di turno”, giunto regolarmente allo sportello, dopo aver eseguito il proprio compito, con un estremo atto di gentilezza e con la corresponsabilità del funzionario addetto, compie il nobile gesto di compiere anche le formalità di competenza dell’amico che, guarda caso, si trova in fondo alla coda. Lo fa con un indisponente sorrisetto, come a voler dire: <<io lo posso fare!>> . Bene, quando ciò succede dal macellaio o al banco dei generi alimentari di un supermercato, l’atto in se stesso t’infastidisce ma, al massimo, t’invoglia a cambiare fornitore! Quando, però, ciò avviene davanti agli sportelli di una qualsiasi ASL per il pagamento del Ticket o per la prenotazione di un esame specialistico, all’ansia della  lunga attesa  aggiunge la sofferenza fisica! Di fronte a tali atteggiamenti, del tutto inqualificabili, le persone che erogano un servizio pubblico dovrebbero essere più intransigenti nei confronti dei “furbetti”, soprattutto a tutela di chi osserva le regole, specie se sofferente. Francesco Diana   

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