Guspini: Tziu Efisiu Sanna, il poeta ambientalista


di Mauro Serra
Lontano da ogni clamore c’è la storia straordinaria e fiabesca di “Tziu Efisiu Sanna”, poeta di Guspini, molti anni fa accompagnava i curiosi alla visita del suo capolavoro, con i suoi abiti semplici, gli occhiali spessi e il bastone che lo aiutava a reggersi. In quelle occasioni raccontava come con la moglie Orlanda, nei primi anni Sessanta, quando sull'immensa spiaggia antistante si ergevano ancora dei casotti di legno, s’era accorto di quel ginepro eccezionale, così come dell’intenzione, da parte di alcuni, di tagliarlo per farne legna da ardere o pregiata rifinitura per qualche villa della zona. Per proteggerlo, lui e sua moglie vi si trasferirono ricavando con e sotto le sue fronde, un’abitazione calda e accogliente negli inverni miti e fresca nelle estati Entrambi vi hanno vissuto per oltre 10 anni, faticando non poco per gli approvvigionamenti, soprattutto di acqua, ma anticipando qualunque moda o teoria di edilizia ambientale e di ecosostenibilità. Insieme hanno costruito molto più di un luogo: una vera esperienza mistica, irripetibile. Impossibile accomodarsi sotto le sua ombra e restare insensibili a quel dialogo millenario e perfetto tra l'albero e il grande mare li davanti, tra i loro colori così diversi, tra i loro profumi così simili. Un capolavoro segnalato appena da una modestissima freccia segnaletica in legno. Astenersi turisti della domenica e comitive di massa. Forse è proprio questo ad averlo preservato sino ai giorni nostri: la casa del poeta è difficile da scorgere in mezzo alla vegetazione. Ma una volta scovata, ciò che colpisce è l'armonia di forme costruite dall’uomo in incredibile equilibrio con la natura: archi di fronde intrecciate, il riquadro d’ingresso in legno, il vialetto davanti a un giardino di splendide piante grasse, cinto da paletti, sistemato a lato della capanna. Una "reggia" che varcata la soglia ti accoglie con il suo incredibile fresco, trattenuto dal pavimento in lastre di scisto e, al centro, a svettare come un totem quel gigantesco tronco di ginepro, i cui rami si aprono per formare il soffitto. Un tronco intrecciato dalla natura in secoli di lentezza, che si innalza annodandosi su se stesso, possente, eppure sempre fragile e minacciato dalla follia dell'uomo: una lama, un incendio, un atto di ingordigia o stupidità potrebbero in ogni momento distruggere qualcosa di insostituibile. Un luogo mistico, una "Notre Dame" laica e naturale, nella quale ci si sente protetti da una natura esuberante, che pure è disposta ad accettarti nel suo grembo millenario. Dell'eredità umana di Tziu Efisiu Sanna resta quella casetta di legno traboccante di messaggi poetici, tradizione iniziata dal vecchio poeta che amava chiedere un pensiero, un verso, come ricordo, in cambio della sua cordialità. E ancora oggi, il mare a pochi passi, sembra custodire e sussurrare questa leggendaria forma di azione ambientalista, tanto rivoluzionaria quanto delicata, incruenta, poetica.

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