La campagna elettorale per l’elezione del sindaco si avvia alla conclusione. Da oltre un mese, i candidati alla carica di primo o prima cittadina dell’ex centro minerario, con i componenti le rispettive liste hanno battuto palmo a palmo la cittadina, per consolidare gli elettori fidelizzati ma soprattutto per convincere gli incerti. Ai tre candidati sindaco abbiamo rivolto le stesse domande su argomenti molto sentiti dai cittadini guspinesi.
Giuseppe De Fanti, Centro Sinistra per Guspini

Come intende sfruttare le risorse culturali, ambientali e turistiche per generare economia e posti di lavoro? «La nostra proposta si sviluppa su più livelli. Da un lato, il completamento di interventi già avviati a Montevecchio: il recupero di immobili strategici come l’area eventi Anglosarda, gli alloggi ex operai destinati al turismo lento e la riapertura dell’ex spaccio come struttura ricettiva. Dall’altro, una forte attenzione al patrimonio archeologico, con interventi già in corso a Neapolis e nei siti nuragici. Fondamentale sarà il coordinamento tra tutti gli operatori del settore: strutture ricettive, ristorazione, trasporti, agenzie di viaggio e produzioni locali, artigianali e agroalimentari. Per quanto riguarda il sistema produttivo, l’aggiornamento delle norme del PIP permetterà di ampliare le possibilità di insediamento di nuove imprese». Qual è la priorità assoluta del suo mandato? «Non c’è una sola priorità, ma alcune azioni fondamentali da portare a compimento. Tra queste, l’adozione degli strumenti urbanistici, la riqualificazione del quartiere di Is Boinargius con interventi già finanziati, l’introduzione di strumenti di partecipazione come il bilancio partecipativo. A queste si affiancano un piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, il miglioramento degli spazi urbani e lo sviluppo di nuove soluzioni abitative per anziani e persone sole». In che modo il suo programma si distingue da quello delle altre liste? «Non ho avuto modo di analizzare nel dettaglio gli altri programmi. Posso però dire che il nostro si distingue per la concretezza delle proposte: ogni intervento è sostenuto dalla conoscenza dei tempi, delle modalità e delle risorse necessarie per realizzarlo. Non promesse, ma progetti concreti. Come dimostrato nella precedente legislatura».
Simona Cogoni, Impari - Ricominciamo da Guspini
Come intende sfruttare le risorse culturali, ambientali e turistiche per generare economia e posti di lavoro? «Il patrimonio culturale, ambientale e identitario di Guspini non deve più essere considerato come una voce di costo, ma come il vero motore economico del nostro futuro. La nostra visione si basa sulla creazione di un sistema integrato che metta in rete il compendio minerario di Montevecchio, le nostre bellezze naturalistiche e l'agro di Sa Zeppara. Per generare vera occupazione dobbiamo superare la logica degli interventi frammentati: serve una gestione professionale e partecipata del turismo capace di attrarre flussi tutto l'anno. Questo significa sostenere le cooperative e attività locali, favorire una rete di servizi ricettivi e valorizzare l'agroalimentare e l'artigianato locale attraverso un marchio d'area. Solo valorizzando le nostre specificità in modo sinergico possiamo creare posti di lavoro stabili, offrendo ai guspinesi una ragione concreta per restare». Qual è la priorità assoluta del suo mandato? «La priorità assoluta della lista "Impari" è ricostruire la comunità e frenare lo spopolamento, creando le condizioni per lo sviluppo e tutelando i più deboli. Questo obiettivo si traduce in due azioni cardine del nostro programma. Sul fronte dello sviluppo, l'obiettivo principale è la realizzazione del nuovo PUC. Quello in vigore ha ormai un quarto di secolo e non risponde più alle esigenze attuali: un nuovo PUC significa creare condizioni di sviluppo, sbloccare l'edilizia e dare certezze a cittadini e imprenditori con regole chiare per tutti. Parallelamente, l'altro pilastro è il sostegno alle fasce più fragili. In una comunità sempre più anziana, non possiamo accettare la continuità amministrativa che ha portato alla chiusura della comunità integrata Santa Maria, travolta dalla crisi e dal fallimento del centro di riabilitazione. La nostra priorità sarà trovare soluzioni concrete per restituire a Guspini questi servizi assistenziali essenziali. Sviluppo urbanistico ed equità sociale sono le chiavi per far rinascere il paese». In che modo il suo programma si distingue da quello delle altre liste? «“IMPARI” non è solo un nome ma un metodo, una visione ovvero partire dalla comunità, ascoltare i bisogni reali e costruire risposte condivise. Siamo una proposta civica, trasversale e aperta, nata dal basso e non da logiche di partito. In questi anni abbiamo ascoltato cittadini, associazioni, attività produttive e giovani che chiedono soprattutto una cosa: essere coinvolti nelle scelte che riguardano il paese. La differenza nel nostro programma sta proprio qui: vogliamo favorire collaborazione, partecipazione e capacità di fare rete. Crediamo che a Guspini si debba valorizzare il patrimonio umano, ambientale, archeologico e produttivo attraverso azioni di sviluppo e promozione che coinvolgano gli enti sovracomunali come l’Unione dei Comuni, che fino ad oggi esprime solo in minima parte la sua potenzialità per il territorio. Laddove gli altri si muovono nel solco di dinamiche tradizionali e già viste, "Impari" rappresenta il vero cambiamento di passo: concretezza, trasparenza, ascolto permanente di tutti e soprattutto il coraggio di trovare soluzioni nuove a problemi che si trascinano da troppo tempo».
Marco Pala, Alleanza per la sinistra guspinese

Come intende sfruttare le risorse culturali, ambientali e turistiche per generare economia e posti di lavoro? «Le connessioni sono la via per la produttività. L’inserimento delle risorse esistenti e di quelle che si creeranno all’interno di percorsi strutturati e presentati come un’offerta turistica unitaria. I luoghi della cultura aperti grazie alla partecipazione pubblico-privata. Affidare questi luoghi ad artigiani locali che vi lavoreranno in cambio dell’apertura dei musei o delle mostre temporanee esponendo la cultura materiale del nostro territorio. Casa del coltello, formaggi, vestiti sardi e tessuti, Ceramica, grano, etc. Riportare le attività artigianali nei siti di valore. Favorire con piani appositi in accordo con altri enti territoriali come il GAL il perseguo di percorsi territoriali di filiera, portando prodotti identitari verso un mercato più ampio. Un punto informativo e accogliente nelle vecchie casermette come prima accoglienza in entrata con prodotti locali in vendita e indicazioni chiare su siti e percorsi». Qual è la priorità assoluta del suo mandato? «Ricucire le relazioni interne della comunità. La storia ci consegna una comunità ferita privata della speranza. Abbiamo provato singolarmente a costruire il nostro domani, aziende, cooperative e singoli cittadini. Bisogna ricostruire il tessuto comunitario partendo da piccoli gruppi come i vicinati fino al paese tutto. Ci vorrà tempo e metodo ma bisogna riattivare le forse positive, fare sistema delle buone pratiche di aziende e volontariato. Utilizzare strumenti e metodi adatti per il coordinamento, non basta l’esperienza. Portare metodo nella gestione delle risorse umane e di quelle materiali e immateriali. Programmare a lungo termine. Non esaurire in un mandato ma consegnare una visione avviata. Collaborare in maniera fattiva con le opposizioni rendendo effettive e operative le commissioni attraverso lo strumento della co-programmazione che poi diventa co-progettazione nel destinare le risorse alle necessità e i progetti creati in maniera realmente partecipativa e con assegnazioni e convenzioni pluriennali». In che modo il suo programma si distingue da quello delle altre liste? «I programmi elettorali sono spesso l’antipasto di ciò che realmente si vuole fare. Questo lo dico proprio perché rispetto il lavoro di tutti e tre i gruppi che in questi mesi si stanno proponendo per il bene della nostra comunità. Ma da ciò che intuisco, ciò che ritengo distintivo è la differenza di metodo. Si parla di Ascolto e di Partecipazione, ma queste dinamiche, che sono lente e rallentano la macchina amministrativa e politica, non si possono basare unicamente sulla buona volontà. So per formazione ed esperienza che i percorsi partecipativi di comunità richiedano metodo, mediatori esterni competenti, investimento di risorse economiche con agenzie capaci di realizzare prima piccoli progetti e percorsi di ascolto e partecipazione, poi percorsi sempre più complessi e comunitari. Ascolto e partecipazione non devono essere legati alla disponibilità dei politici di turno, ma strumento fattivo di una costruzione di futuro. Immagino stati generali della comunità ad inizio anno solare e verifiche periodiche calendarizzate durante l’anno. Tavoli dove sindaco e cittadini siedono alla pari perché mediato da esperti e facilitatori. Metodo, risorse, non solo buona volontà».
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