Guspini scommette sui B&B


di Maurizio Onidi
Proliferano i B&B a Guspini dove se ne contano 15 a fronte di quasi 3 mila censiti in Sardegna. Secondo il "Rapporto B&B Italia 2020" il numero di queste strutture, nel nostro paese è di 30 mila circa e dà lavoro a più di 45 mila persone. Oltre la metà si trovano al nord (50,9%), il 27,1% nel centro mentre il restante 22% sono gestiti nel sud e nelle isole. Il termine Bed & breakfast (letto e colazione) nasce in Irlanda negli anni 20 del secolo scorso per sfruttare le camere lasciate libere dai figli andati a cercare lavoro altrove.  Il fenomeno tende a svilupparsi principalmente nel mondo anglosassone e solo a partire dal 1997 comincia a prendere piede anche in Italia. Con l'aiuto dei titolari abbiamo cercato di saperne di più su questo segmento e fare il punto della situazione in piena stagione estiva al tempo del covid. [caption id="attachment_91133" align="alignleft" width="294"] Elvio Tuveri[/caption] Elvio Tuveri, "l'agrifoglio di Emy": «Da qualche anno a Guspini oltre al turista tradizionale sta prendendo piede anche un "turismo particolare" rappresentato da originari di Guspini che rientrano per trovare i parenti i quali non disponendo di spazi sufficienti per alloggiarli, ricorrono a questa soluzione. Rispetto allo scorso anno c'è un calo di presenze del 30/40% rappresentato soprattutto da stranieri». Angela Chessa "Al civico 16": «La nostra è una struttura di due camere, aperta lo scorso anno e subito chiusa causa lockdown. Di fatto è il primo periodo di attività e mentre a luglio abbiamo fatto poco o niente, ad agosto qualche cosa si è mosso rappresentato da turisti austriaci, tedeschi e da  qualche emigrato che torna con la famiglia per trovare i parenti e che per vari motivi preferiscono sistemarsi autonomamente». Situazione diametralmente opposta quella rappresentata da Annalisa Allucci "Annalù": «La mia è una struttura mono camera. Rispetto allo scorso anno ho notato un incremento del lavoro soprattutto da parte di stranieri anche se non mancano gli ospiti della nostra regione. La mia è una storia particolare nel senso che dopo aver lavorato per oltre venti anni in questo settore, nella riviera romagnola, sono rimasta senza lavoro ragion per cui mi sono dovuta "riciclare" con questa attività che mi rende felice e mi da tante soddisfazioni. Essendo una persona molto empatica, mi identifico nel cliente e cerco di contribuire a rendere felice la sua vacanza». [caption id="attachment_91134" align="alignleft" width="279"] Ferruccio Loru[/caption] Ha una camera in più il “Vico 10” di Federica Boi: «Gli ospiti, a differenza dello scorso anno quando erano più gli stranieri degli italiani, quest’anno sono sostanzialmente bilanciati. Ovviamente si risente di quanto sta accadendo sul fronte sanitario. Si sta lavoricchiando. Ci auguriamo che questa situazione finisca quanto prima per il bene di tutti». Ferruccio Loru, “La buganvillea”: «Ho aperto nel 2008. Lo scorso anno ho lavorato poco causa pandemia, quest’anno quasi zero essendo venuti meno anche i matrimoni. In passato lavoravo discretamente anche d’inverno. Sono molto demoralizzato e sto pensando anche di chiudere».

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