Guspini, nella sede dell'Inter Club un piccolo museo delle maglie dell'Internazionale


di Maurizio Onidi
Prima di affrontare l'intervista riteniamo fare cosa gradita ai lettori scoprire perché si chiama Internazionale e come nasce? La nascita del "Football Club Internazionale Milano" viene sancita in un famoso ristorante del centro di Milano, la notte del 9 marzo del 1908 a opera di un gruppo di 43 dirigenti del Milan che in disaccordo con la società, contraria all'acquisto di giocatori stranieri, decidono di costituire un nuovo sodalizio che evidenzi la sua natura multietnica, cosmopolita e senza pregiudizi culturali e sportivi, tratti che caratterizzano lo spirito dei soci fondatori, da qui il nome Internazionale. Al pittore Giorgio Muggiani, uno dei "famosi 43 scissionisti" venne affidato il compito di scegliere i colori sociali che in omaggio al cielo scelse quelli che ha di notte e di giorno, il nero e l'azzurro.  Per finire, ancora una piccola curiosità sulla storia della squadra del Biscione. [caption id="attachment_70705" align="alignleft" width="335"] Tonio Serpi con Massimo Moratti[/caption] Inter significa anche Moratti, famiglia di petrolieri, proprietari della Saras che con Angelo dal 1955 al 1968 e Massimo, figlio di Angelo, dal 1995 al 2013, sono stati a capo della società per oltre 30 anni sui 112 di storia.  Per finire, ancora una piccola curiosità sulla storia della squadra del Biscione. Precedentemente si è parlato dei 43 fuoriusciti del Milan ebbene il caso vuole che proprio per 43 anni dal 1907, data dell'ultimo campionato vinto, la squadra milanista non abbia più vinto un campionato, come riporta Enzo Catania, giornalista e scrittore, nel suo libro "C'è solo l'Inter - cento anni di tormento ed estasi" edito da Piemme. L'amore e la passione da sempre per l'Inter, da parte di Tonio Serpi, non ha limiti. Titolare di uno dei più famosi bar di Guspini, il Tony Bar di Via Santa Maria, nel quale collabora anche la moglie, Antonella Buttau, interista doc, nonché storico punto di ritrovo dei tifosi e simpatizzanti della squadra dell'Internazionale. A Tonio Serpi, uno degli artefici  della costituzione dell'Inter Club nell'ex centro minerario e del "piccolo" museo delle maglie della squadra nerazzurra,  chiediamo come nasce la passione per questa squadra e l'idea di costituire il club? «Avevo poco più di sei anni quando come quasi tutti i bambini iniziai a fare la raccolta delle figurine "Panini" dei calciatori. Rimasi affascinato dai colori di queste magliette nerazzurre di Bordon, Facchetti, Burgnich, Mazzola, Corso e grazie anche a mio zio, emigrato a Milano, tifoso interista che quando veniva in ferie mi raccontava delle partire alle quali aveva assistito allo stadio San Siro, come allora veniva chiamato e dei tanti successi ottenuti con Herrera allenatore. Una squadra che ha un palmares straordinario con 30 titoli nazionali, 9 internazionali e ciliegina sulla torta, unica squadra italiana ad aver vinto nel corso del 2010 cinque trofei, Champions, campionato, coppa Italia, super coppa italiana e coppa del mondo per club. La sola squadra che abbia sempre militato in serie A. Con il passare degli anni questa passione è stata un crescendo e con essa anche il desiderio di recarmi spesso, con alcuni amici, a Milano nella "Scala del calcio" per assistere a partite di campionato e coppe. Nel 2007 pertanto, con Sergio Tocco, Ginetto Cau, Gianni Seruis e un centinaio di simpatizzanti della nostra squadra abbiamo deciso di costituire l'Inter Club Guspini di cui mi onoro di essere presidente, e di intitolarlo a Franco Tocco e Antonio Tolu, due concittadini anch'essi interisti, prematuramente scomparsi". Attualmente la Sardegna conta 30 club, il più importante dei quali è quello di Porto Torres». [caption id="attachment_70708" align="alignleft" width="328"] Tonio con Naingolan e Lautero[/caption] Il Tony Bar da sempre si identifica come il locale dove si ritrovano gli interisti anche per assistere alle partite come verrà vissuta la possibile ripresa del campionato dopo il fermo a causa del Coronavirus? «Inizio a rispondere alla prima parte della domanda. Sì, il mio bar da sempre è identificato come il locale degli interisti, proprio per questo motivo è stata eletta come sede del nostro Inter Club ma a evidenziare maggiormente questa caratteristica, nel sotto piano del bar ho voluto creare un piccolo museo delle maglie dove sono esposti un centinaio di pezzi tra maglie autografate e non, sciarpe e altri gadget acquisiti durante le trasferte. Per quanto riguarda la possibile conclusione del campionato in corso, sospeso per l'epidemia di covid-19, come tutti aspettiamo di vedere che soluzioni verranno adottate e che disposizioni saranno impartite dalle autorità sanitarie. Siamo pronti a ripartire ovviamente nel pieno rispetto delle norme ma con lo stesso spirito e con lo stesso amore per la squadra che nemmeno il virus ha attenuato». Fra le tante Inter conosciute, qual è la preferita? «Sicuramente quella di Trapattoni, uno dei più grandi allenatori che la mia squadra abbia mai avuto. Fu lui l'artefice dello scudetto dei record nel campionato 1988/89. L'Inter di Zenga, Bergomi, Matteoli, Matthaeus, Berti, Brehme e tanti altri campioni ancora senza nulla togliere a quella allenata da Josè Mourinho che tante soddisfazioni e trofei ci ha dato». Da sportivo e da tifoso  come immagina la fine della stagione agonistica? «Credo che la classifica congelata ante-virus esprima correttamente i valori espressi sul campo. Alla ripresa le incognite e le variabili sono tante per cui fare delle previsioni è molto difficile. Da tifoso, serenamente auspico che non vinca la mia squadra perché sarebbe avvelenato dalle polemiche. Ritengo che qualunque sia il risultato finale, sarà lo scudetto del Coronavirus e verrà ricordato più per questo maledetto virus che per l'aspetto squisitamente calcistico». Prima di concludere mi racconta qualche aneddoto legato al suo tifo per l'Inter? «Il tifo fa brutti scherzi e spesso ti condiziona, come nel campionato 78/79 quando con due carissimi amici interisti, Marino Ruggeri e Giuseppe Manca, compilando la schedina del totocalcio, nell'incontro tra Avellino-Inter non abbiamo il minimo dubbio nell'assegnare la vittoria alla nostra squadra, peccato che vinca l'Avellino e con esso svanisce il nostro 13 che ci avrebbe regalato 50 milioni di vecchie lire, dovendoci invece accontentare di un modesto 12 che ci fruttò 1 milione. L' Inter è così, alterna momenti superlativi a prestazioni che definirle mediocri è un complimento. Non sarà un caso se l'inno, fino alla stagione 2018/19 fosse "Pazza Inter Amala".  Nel Kit del perfetto tifoso interista che comprende maglia, sciarpa, capellino e distintivo, c'è anche una confezione di ansiolitico necessario quando si assiste a una sua partita ma nonostante ciò come si fa a non amarla».

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