La solidarietà non è andata in vacanza neanche a ferragosto, in questo delicato momento dell'anno si sono acuite le esigenze e le richieste di aiuto da parte dei meno fortunati.
La pandemia ha allargato ancora di più le distanze tra le fasce sociali e in terra sarda in particolare, il fenomeno si è evidenziato maggiormente.
Guspini non fa eccezione come ci conferma Isa Saba, presidente dell'associazione Centro d'Ascolto "Mons. Salvatore Spettu".
«Premesso che la nostra è un’associazione di volontariato, nata nel 1988, negli anni dell’emergenza "eroina", quando la Caritas diocesana stimolò la nascita di diversi Centri d’ascolto per rispondere alla necessità di fare rete con le nascenti comunità terapeutiche e per stare vicino alle famiglie colpite. Dicevo che il Centro d’ascolto è nato per essere un braccio operativo delle comunità parrocchiali nell’espressione del dovere della carità e contemporaneamente stimolo per tutti i cittadini al valore umano e civico della solidarietà. Con questo spirito i volontari agiscono, sentendo vivo però anche il monito amato da don Ciotti ”Basta solidarietà, ci vuole giustizia sociale, meno disuguaglianze…”. Guspini è un comune della ex provincia del Medio Campidano, la più povera secondo gli ultimi dati Istat, dove una parte rilevante della popolazione vive in stato di povertà e marginalità sociale, conseguenza di condizioni di disagio socio - economico dovute, soprattutto, alla scarsa presenza di attività lavorative stabili, all’inadeguatezza dei livelli culturali e scolastici che non consentono alle persone di autodeterminarsi, a rilevanti fenomeni di dipendenza, a incapacità economica e culturale di soddisfare i bisogni essenziali della quotidianità, alla mancanza di attività lavorative produttive, al disagio di tipo psichiatrico. Veniamo ai dati relativi al 2020 per rispondere compiutamente alla domanda. Gli utenti del Centro rientrano nella fascia di povertà assoluta o relativa, per lo più disoccupati (67), lavoratori informali o estremamente precari, oppure affetti da patologie invalidanti (15) o anche pensionati (6). Gli assistiti diretti nel 2020 sono stati 250, tra cui 39 minori di 18 anni. Non sono numeri, sono storie di fatiche quotidiane».
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Isa Saba[/caption]
Quali sono le richieste e da parte di chi?
«È cresciuta la richiesta di beni di prima necessità, viveri e pasti a domicilio, prodotti per l’igiene personale e della casa, vestiario, ma anche e soprattutto la domanda di aiuti economici per il pagamento di bollette, affitti, farmaci e per altre spese per la gestione della casa. Contemporaneamente, è aumentato il bisogno di ascolto e di sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento, di aiuto per le pratiche burocratiche. Si rivolgono nuovamente al Centro, famiglie che da qualche tempo ne erano uscite, ne arrivano altre nuove colpite dalla crisi; alcuni utenti hanno bisogno di superare un certo periodo in attesa della pensione; preoccupa la situazione di chi è affetto da malattie invalidanti non ancora riconosciute; conforta il pur esiguo numero di coloro la cui situazione di crisi si risolve col posto di lavoro o col raggiungimento della pensione e ci salutano con tanti ringraziamenti. Anche usufruendo del Reddito di Cittadinanza, molti nuclei familiari necessitano di un’integrazione assistenziale o rimangono perfino esclusi dal beneficio suddetto a causa delle norme talvolta incongrue o rigide che regolano il RdC. Per questo motivo abbiamo dovuto erogare, oltre che beni primari, anche contributi economici di vario tipo. Arrivati alla fine di giugno 2021, abbiamo quasi il 25% in più di colloqui e di interventi effettuati rispetto allo stesso periodo del 2020».
Come fate fronte alle tante richieste?
«Con l’impegno di questa prima parte dell’anno, abbiamo dato fondo a quanto raccolto con la campagna natalizia dai donatori privati e già speso i fondi arrivati dal Comune in gennaio a rimborso del 2020 e parte di quelli 8xmille diocesano. Abbiamo bisogno di ampliare il numero dei sostenitori. Essendo collegati col sistema degli aiuti Fead e della Caritas diocesana, abbiamo una base di beni di prima necessità, ai quali si aggiungono le offerte dei cittadini, ma non bastano. Spesso dobbiamo fare i salti mortali per arrivare a tutti».
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