«Nonostante il notevole valore aggiunto rappresentato dal fatto di avere le materie prime a chilometro zero rispetto alla concorrenza del polo ceramico di Sassuolo dove l’approvvigionamento dell’argilla è in prevalenza di provenienza Ucraina», proseguono i tre sindcalisti, «ancora una volta a gravare sul sistema di produzione sardo è la mancanza di gas, combustibile necessario per far funzionare gli impianti, e i costi dell’elettricità sempre più alti. A questo punto è necessario che si attivi un percorso che possa garantire le produzioni e quindi possa salvaguardare professionalità e posti di lavoro. Non è pensabile che davanti a un’impresa che continua a credere nei lavoratori e che vuole investire risorse proprie per valorizzare le produzioni la Regione e le altre istituzioni non facciano neppure un passo. La nostra richiesta è chiara ed esplicita: si devono dare risposte e compiere atti affinché siano garantite pari opportunità con le aziende del resto della penisola».
«A sostegno dei lavoratori e affinché il mondo produttivo possa avere le stesse condizioni che identiche aziende hanno nel resto d’Italia, lanciamo la mobilitazione con iniziative volte a portare a soluzioni delle numerose vertenze aperte», concludono Emanuele Madeddu, Lorenzo Mallica ed Elena Dejas.
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