In questo particolare momento, il significato di alcuni sostantivi come solidarietà, generosità, comunità, unita', assumono un significato ancora più forte. Il Covid-19, virus democratico, moderno e tecnologico ha colpito tutti i ceti sociali indistintamente (democratico), si e' spostato prepotentemente da un continente all'altro con la velocità di un post su Facebook (moderno e tecnologico), mietendo tra le tante vittime anche medici, infermieri e tanti volontari, dei quali si fa un gran parlare da un mese a questa parte. Questi "Eroi" operavano anche prima, in silenzio ma la maggior parte di noi non li vedavamo, presi dalle nostre quotidianità. Tante persone anche vicino a noi dedicano parte del loro tempo agli altri, lontano dai riflettori, occupandosi di chi ha bisogno non solo di beni materiali. A Guspini sono diverse le associazioni di volontariato che assolvono questi compiti e che meritano di essere meglio conosciute. [caption id="attachment_67637" align="alignleft" width="257"]
Isa Saba[/caption]
A Isa Saba, presidente dell'Associazione Centro d’Ascolto "Mons. Salvatore Spettu” chiediamo quando, come e perché nasce l'associazione?
"È un’associazione di volontariato, nata nel 1988, per rispondere al bisogno di conoscenza del disagio sociale del territorio e permettere la risposta della comunità ecclesiale ai problemi delle persone in difficoltà, specialmente colpite da fenomeni di esclusione e di marginalità. La sua azione è volta a una funzione di ascolto e accoglienza. Negli anni dell’emergenza eroina, la Caritas diocesana stimolò la nascita di diversi Centri d’ascolto per rispondere alla necessità di fare rete con le nascenti comunità terapeutiche e per stare vicino alle famiglie colpite. Anche a Guspini un gruppo di laici accolse l’invito, dando vita a una realtà di ispirazione cristiana pienamente inserita nell’ambito dei valori guida del volontariato organizzato che allora stava sbocciando nella società italiana".
Quali sono le attività che svolgete alla luce delle grosse difficoltà economiche che attanagliano il Medio Campidano?
"Guspini è un comune della ex provincia del Medio Campidano, la più povera secondo gli ultimi dati Istat, dove una parte rilevante della popolazione vive in stato di povertà e marginalità sociale, conseguenza di condizioni di disagio socio – economico dovute, soprattutto, alla scarsa presenza di attività lavorative stabili, all’inadeguatezza dei livelli culturali e scolastici che non consentono alle persone di autodeterminarsi, a rilevanti fenomeni di dipendenza, a incapacità economica e culturale di soddisfare i bisogni essenziali della quotidianità, alla mancanza di attività lavorative produttive, al disagio di tipo psichiatrico. Il Centro, nella sua operatività quotidiana, affronta situazioni di disagio sociale, economico, culturale, educativo e affettivo. Sono stati circa novanta i nuclei familiari assistiti in modo continuativo (85%) o saltuario (15%) nel 2019. Operiamo come servizio a bassa soglia, con accoglienza incondizionata delle persone senza distinzione religiosa, culturale, sociale, effettuando "Ascolto"delle storie di vita, con rispetto della dignità della persona e della riservatezza; "Accompagnamento" verso la soluzione delle problematiche e delle richieste emerse, attraverso il coinvolgimento della comunità e degli attori solidali; "Orientamento"verso le soluzioni più adatte a partire dalle risorse formali e informali presenti sul territorio; "Promozione"di reti solidali nella comunità territoriale, con il coinvolgimento delle parrocchie di origine delle persone e/o con i servizi sociali comunali. Il Centro coordina la gestione della "Mensa domenicale " grazie all’impegno di gruppi di volontari delle parrocchie. Dicevo che il Centro d’ascolto è nato per essere un braccio operativo delle comunità parrocchiali nell’espressione del dovere della carità e contemporaneamente stimolo per tutti i cittadini al valore umano e civico della solidarietà. Con questo spirito i volontari agiscono, sentendo vivo però anche il monito amato da don Ciotti ”Basta solidarietà, ci vuole giustizia sociale, meno disuguaglianze…”
Quali sono le richieste maggiori che ricevete e con quali risorse fatte fronte ai vostri interventi?
Le persone che si presentano al Centro vivono condizioni di disagio di vario genere come ho avuto modo di sottolineare. Prevalgono i bisogni di natura economica (reddito insufficiente), seguiti e associati da quelli occupazionali; subito dopo vengono problemi di salute, ma anche abitativi. Non trascurabili sono anche i problemi familiari e/o di disagio personale, e i problemi di istruzione e qualificazione professionale. Interveniamo con la fornitura di viveri e altri beni materiali e la distribuzione di indumenti. Essi sono possibili grazie all’opera dei volontari del Centro e alla collaborazione delle parrocchie, delle scuole e di tutti i cittadini che si lasciano coinvolgere nei diversi momenti di raccolta solidale. Le risorse finanziarie arrivano dalla Caritas diocesana, grazie all’Otto per mille, dal sistema SiFead, ex Agea, dalle quote dei soci e da altri sostenitori.
Quanti sono i soci?
"I soci ordinari tesserati del Centro sono trenta, di cui circa la metà presta servizio attivo nell’ascolto e nell’accoglienza. Tutti i soci contribuiscono a tutte le altre attività di tipo logistico, amministrativo, di programmazione, di relazione col territorio e di autofinanziamento. Altri volontari non soci, soprattutto studenti delle scuole superiori e giovani dei gruppi Scout presenti in paese collaborano con i soci del Centro per le attività di assistenza e logistiche.
Il Coronavirus come ha modificato il vostro campo d'azione?
"L’emergenza covid19 ci ha trovato in una fase nella quale stavamo con forza cercando di dedicare sempre più risorse umane e materiali a interventi mirati e specifici, e ci ha obbligato a rivedere modi e tempi dell’azione, come sospendere la mensa. I collegamenti con l’Amministrazione comunale sono diventati quotidiani, abbiamo messo in rete il nostro servizio, stiamo trovando disponibilità di altre associazioni per raggiungere le persone che non possono uscire da casa. Le associazioni parrocchiali implementano il loro sostegno, in modo che in questo contesto la dimensione della carità non venga meno grazie alla generosità di tanti, pur nel rispetto delle norme imposte dall’emergenza. I volontari continuano a stare vicini alle persone più fragili, provando a conciliare la necessità di non uscire di casa e l’esigenza di non lasciare soli chi è più in difficoltà. La collaborazione con le altre realtà associative e con l'amministrazione ha lo scopo di rispondere proprio a qualcosa che ancora non è chiaro, ma è importante far sapere che “noi ci siamo- avete un riferimento. È una situazione inedita, inimmaginabile, dalla quale impareremo sicuramente qualcosa. Il virus ci ha messo davanti all’evidenza della corresponsabilità.
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