L’improvvisa morte di don Salvatore Pinna ha fatto capire alla Comunità di Gonnosfanadiga “quanto breve e incerta sia la vita terrena”. L’incredulità e lo sgomento hanno suscitato discussioni tra i cittadini che a vario livello conoscevano e stimavano il Sacerdote per il suo costante e lineare impegno nella divulgazione del Vangelo del Cristo “che è via, verità e vita”. Don Salvatore nei suoi 54 anni di servizio sacerdotale ha indicato a tanti la strada da seguire in un mondo oppresso da varie anomalie di carattere economico e sociale, causa di diverse povertà e disparità sociali dovute forse alla modernità di un sistema che di fatto non funziona. Il suo impegno dall’altare e a tu per tu con i fedeli è scritto sul Vangelo che lui ha saputo portare alle persone di diversa cultura, bisognose di quelle parole recitate con grande umiltà e determinazione, come se fra il Sacerdote e gli interlocutori non ci fosse alcuna differenza. Un Uomo dedito al servizio sacerdotale al punto da trascurare la propria salute pur di essere presente nella Parrocchia del Sacro Cuore di buon mattino per iniziare la giornata con la Preghiera e le lodi, per poi celebrare la Santa Messa delle 8. [caption id="attachment_81041" align="alignleft" width="351"]
Don Salvatore Pinna e don Giorgio Lisci[/caption]
Era un vero pilastro per la Parrocchia del Sacro Cuore, guidata dal parroco don Giorgio Lisci. Con la sua assenza tutto sarà più difficile per i tanti fedeli che cercavano don Salvatore per le confessioni. Monsignor Roberto Carboni, all’epoca vescovo della diocesi di Ales-Terralba, il 10 luglio 2016 celebrò la Santa Messa di ringraziamento nella parrocchia del Sacro Cuore per il dono del 50° anniversario di sacerdozio di don Salvatore. Il vescovo, durante l’omelia, rimarcò la fedeltà, l’impegno, il servizio, l’esempio e la testimonianza del sacerdote, e dall’ambone, che egli definì la mensa della parola, si rivolse ai giovani e alle famiglie della diocesi di Ales–Terralba, nella speranza che qualcuno di buona volontà scegliesse la via del sacerdozio, mettendosi al servizio della comunità cristiana.
Don Salvatore fu ordinato sacerdote nella parrocchia del Sacro Cuore a Gonnosfanadiga dall’indimenticato vescovo monsignor Antonio Tedde il 10 luglio del 1966. Il sacerdote svolse la propria missione pastorale nel corso di mezzo secolo. Don Salvatore ricevette la sua prima nomina di vice parroco nella parrocchia di San Pietro Apostolo a Terralba, dove operò per circa 6 anni, dedicandosi in particolare alla formazione di numerosi giovani e impegnandosi nella costruzione di un oratorio.
Monsignor Tedde nel 1972 lo nominò vice parroco della parrocchia di Sant’Antonio in Villacidro, dove rimase 11 anni.
Nel 1983 ricevette la nomina a parroco di Sini, paese dove non c’era né chiesa né oratorio; vi rimase circa 8 anni. Dal 1991 al 2015 fu parroco della chiesa di Santa Chiara in Usellus, ove costruì l’oratorio di Santa Reparata. Con il compimento dei 75 anni d’età fu chiamato a collaborare nella parrocchia del Sacro Cuore. Don Salvatore, ringraziando il vescovo, i tanti sacerdoti presenti e la comunità di Gonnosfanadiga ripercorse i momenti salienti del suo ministero, non riuscendo a trattenere le lacrime. I tanti presenti per ben sette volte lo sostennero con un lungo applauso di condivisione e vicinanza. Nel corso dei suoi 50 anni di sacerdozio contribuì alla formazione di più generazioni di giovani molti dei quali, nel giorno del suo giubileo, nella parrocchia del Sacro Cuore gli testimoniarono la propria gratitudine. Dopo 54 anni di Sacerdozio la pandemia del secolo, il Covid-19, ha posto fine alla vita del sacerdote e l’arcivescovo di Oristano monsignor Roberto Carboni nel cimitero di Gonnosfanadiga ha reso omaggio a don Salvatore con la benedizione e l’ultimo saluto. Tanti cittadini di Gonnosfanadiga hanno pensato alla frase biblica che Dio disse a Mosè “Questa è la terra che promisi ad Abramo, Isacco e Giacobbe ma tu non vi entrerai” per il fatto che a causa del Covid anche un sacerdote che ha speso la propria vita per la chiesa non abbia potuto accedervi nell’ultimo giorno. Magari don Salvatore nella sua umiltà avrebbe preferito la frase di San Francesco “Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.
© Riproduzione riservata