di Francesco Zurru
Aveva 89 anni. Antonio Garau, superstite del bombardamento del 17 febbraio del 1943, è stata seppellito questo pomeriggio nel cimitero di Gonnosfanadiga.
Era la voce narrante dell’Olocausto di Gonnosfanadiga.
Aveva nove anni quando in paese si scatenò l’inferno con una pioggia di bombe arrivata dal cielo nel primo pomeriggio.
Un ricordo vivo, che ha sempre raccontato a tanti studenti per non dimenticare le atrocità della guerra.
Raccontava le scene agghiaccianti del bombardamento: «Erano le 15 del pomeriggio. Si sentì un assordante boato. Erano le bombe che cadevano alla spicciolata. I ragazzi che giocavano in strada vennero colpiti da tante schegge. C'era sangue dappertutto. La mia unica sorella venne uccisa dalle bombe mentre un altro fratello rimase ferito».
Una scheggia di una bomba aveva colpito il braccio di Antonio Garau. Fu trasportato a Cagliari all'ospedale civile, dove gli fu amputato il braccio.
I ricordi di quella tragedia non lo hanno mai abbandonato e ogni volta che incontrava gli studenti concludeva il suo intervento ricordando che «la guerra non ha mai portato nessun beneficio e voi giovani dovete cercare di mantenere la pace».
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