Tra i tanti risultati del corridore sardo ricordiamo due vittorie nello scorso anno con la ciliegina della maglia di miglior scalatore nella tre giorni ciclistica bresciana e tre nel 2017 nella categoria juniores, mentre nel 2016 sette vittorie tra gli allievi e soprattutto il nono posto al campionato italiano su strada a Comano Terme in provincia di Trento.
Quest’anno Gabriele ha fatto il salto di qualità, corre per la società bresciana Delio Gallina Colosio Eurofeed; siamo nella categoria élite under 23, l’anticamera del ciclismo professionistico
Ho avuto modo di intervistarlo al termine della sua prima partecipazione al Giro d’Italia di categoria, nove tappe impegnative con partenza il 13 giugno da Riccione e arrivo a Passo Fedaia (Belluno) Domenica 23 Giugno. Anche qui è riuscito a mettersi in mostra e solo la mancanza di esperienza non gli ha permesso di gestirsi al meglio: il ritardo nella classifica finale è stato infatti quasi interamente accumulato in unica tappa.
Racconti la scelta di correre per la Delio Gallina?
Il trasferimento in Lombardia è stato un passaggio obbligato, qui ho infatti la possibilità di dedicare l’intera giornata agli allenamenti e alle competizioni. Mediamente si gareggia due volte alla settimana; disputiamo anche corse a tappe che spesso richiedono ulteriori trasferimenti, per un totale di circa 2500 Km al mese sino ad Ottobre, quando abbiamo un po' di vacanze.
È un perito meccanico, come ha conciliato lo studio con la bicicletta?
Mi sono diplomato lo scorso anno presso l’Istituto tecnico industriale Othoca di Oristano; i primi anni, sino alla terza superiore, gareggiavo soprattutto in Sardegna quindi l’impegno era più facile da gestire; i sacrifici sono aumentati con il salto di categoria quando al pendolarismo per Oristano si aggiunse quello con la Toscana dove gareggiavo quasi tutti i fine settimana. Spesso studiavo durante il viaggio oppure dopo cena perché nel pomeriggio uscivo sempre in bici per allenarmi.
Siete molti i sardi che corrono a questo livello?
Siamo solamente in due, oltre a me c’è un altro ragazzo che corre per una società del Centro Italia. Il motivo è legato sia ai numeri del movimento isolano sia ai costi: la società per la quale gareggio ha 14 tesserati; quando andiamo in trasferta siamo assistiti da due pulmini allestiti con frigorifero, lavatrice e pulivapor per il lavaggio dei completini e delle biciclette; un camper e due macchine, le ammiraglie. Oltre al costo degli hotel nelle gare a tappe e in quelle più lontane, a me viene garantito anche vito e alloggio. Ecco perché oltre alle doti atletiche devi garantire serietà negli allenamenti e in corsa, altrimenti una società non è propensa ad investire su corridori che arrivano da altre regioni.
Qual è stata sinora la soddisfazione maggiore?
I ricordi più belli sono legati alle prime gare fuori dalla Sardegna e soprattutto il nono posto ai campionati italiani, piazzamento che mi ha permesso di arrivare dove sono adesso; da un punto di vista privato andare via di casa a 19 anni e superare le difficoltà dovute alla lontananza; è da Gennaio che non rientro in Sardegna.
Durante la corsa avete l’opportunità di apprezzare le località che attraversate?
No, in gara è molto difficile apprezzare le bellezze del tracciato: mediamente siamo 150 atleti e soprattutto quando si è in gruppo non possono esserci distrazioni. A volte però capita che terminata la gara si sia più rilassati e durante il viaggio di rientro si riesca a guardare con più calma e attenzione le città e il paesaggio circostante.
Il suo corridore di riferimento?
Fabio Aru.
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