_ Uno dei fenomeni a cui sommessamente ci si è abituati nel tempo è quello che vuole sempre più giovani sardi lasciare la propria terra in cerca di un futuro più luminoso, come Federico Porceddu, la cui storia prende il là da Guasila e lo conduce dall’altra parte del mondo, in Australia. «Nel marzo del 2012, dopo essermi laureato come operatore culturale, ho deciso di dare un cambio di rotta alla mia vita. Volevo assolutamente imparare l’inglese, per cui la scelta di trasferirmi in Gran Bretagna è stata piuttosto ovvia. Ho scartato Londra, troppo caotica per il mio modo di essere, optando infine per Edimburgo, in Scozia. Dopo un mese di inutili ricerche lavorative, proprio quando stavo per perdere tutte le speranze, ho ottenuto un posto al ristorante dell’albergo della famiglia Missoni, nel quartiere storico della città». E da questo momento in poi comincia la favola di Federico tra le cucine di mezzo mondo. «Ho fin da subito fatto capire quanto per me fosse importante il lavoro e lo chef, vedendomi così volenteroso, mi ha chiesto se fossi interessato a collaborare con lui. Col tempo ho appreso le varie tecniche, imparando ad amare questo mestiere. Trascorsi tre anni ho cambiato ancora, lavorando nei ristoranti stellati con l’obiettivo di proseguire il mio percorso di crescita professionale, stavolta in Italia. A seguito di numerose esperienze in Sardegna, tra cui Dal Corsaro a Cagliari e a Su Carduleu di Abbasanta, sono giunto a Lucca, da Cristiano Tomei, finendo poi nelle Dolomiti, in Val Badia, nel tristellato St. Hubertus dello chef Norbert Niederkofler». E dopo aver appreso stili, scoperto ricette e incontrato tradizioni culinarie europee, Federico decide di affrontare una nuova, ulteriore, sfida, dal sapore tutto internazionale: l’Australia. «L’idea dell’Australia è nata dopo l’esperienza nelle Dolomiti. Sydney è sempre stata una città che da tempo mi affascinava e qua sono stato subito bene, esattamente dove sapevo di voler essere. Padroneggiavo già la lingua e l’esperienza in Scozia mi aveva formato e dato una prima infarinatura sul sistema lavorativo». Il tragitto intrapreso, i sacrifici e i sogni fanno approdare il giovane guasilese alla corte del ristorante Pilu at Freshwater, fra le cui mura ne viene da subito riconosciuto il talento. «Rivesto la posizione di chef esecutivo, una responsabilità che mi ha dato l’opportunità di capire quanto fosse difficile e importante il ruolo di leader. Mi piace, però, paragonare la mia routine quotidiana nel lavoro allo sport. Il mio ruolo credo sia quello più difficile, l’allenatore. Se la squadra non funziona, la responsabilità è mia e, se le cose proprio vanno male, si può immaginare chi sarà a pagarne le conseguenze!». Ma dopo Edimburgo, la Val Badia, Lucca e l’Australia, che ruolo riveste ancora la Sardegna per Federico? «Il mio legame con la Sardegna è sempre fortissimo. Ho la fortuna di lavorare nel ristorante che per primo ha portato il pane carasau, la fregula, la bottarga e i culurgiones in Australia, ormai più di 20 anni fa. Io non faccio altro che continuare e cercare di migliorare questo percorso, dando il mio personale apporto nel far conoscere e crescere la cucina sarda a Sydney, insieme al pioniere di tutto ciò, Giovanni Pilu, titolare appunto del Pilu at Freshwater». E c’è qualche sogno nel cassetto, in particolare per il prossimo futuro? «Più che un cassetto, mi servirebbe almeno una credenza! Vorrei aprire il mio ristorante qua, in Australia. Ho già un concept e un nome in mente, ma i tempi non sono ancora maturi. Spero però tra qualche anno di riuscire a coronare questo traguardo e poterne parlare come di un altro sogno raggiunto».
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