di Giacomo Pitzalis
Nel 1979 i The Clash scrivono London Calling, title track dell’omonimo album che, se avessimo avuto una riforma scolastica decente nel nostro Paese, verrebbe studiato al posto del flauto. Joe Strummer in poco più di tre minuti racconta un mondo minacciato da paure e sconvolgimenti, come l’incidente nucleare di Three Mile Island negli Stati Uniti.
Per questa rubrica, però, il titolo “London Calling” è scelto non per raccontare paure bensì le speranze di chi ha lasciato casa in cerca di qualcosa di migliore, qualcosa di gratificante o, il più delle volte, semplicemente qualcosa. Dove? Bè, ovviamente nella capitale inglese. Come Fabio Steri, 34 anni, originario di Guasila e partito ben 6 anni fa.
«Lo ricordo come se fosse ora: il 19 ottobre del 2015 iniziava la mia avventura. Allontanarsi dalla Sardegna non è stato semplice: nutro un amore viscerale per la mia isola, le tradizioni folkloristiche, le spiagge, i suoi odori e quei colori che non trovi da nessun’altra parte. Ho trascorso il primo periodo a inviare curriculum ogni sera, mentre la mattina scoprivo la città. Grazie ai coinquilini della casa in cui alloggiavo ho ricevuto molte dritte, dal mettermi in regola con i documenti sino ad aprire un mio conto bancario. In quel periodo Google Translate è stato il mio migliore amico.»
Una partenza, quella di Fabio, legata alla difficile situazione economica isolana, che raramente riesce a dare una possibilità concreta ai più giovani. Perché se è vero che “uno su 1000 ce la fa”, è altrettanto vero che molto spesso è più facile fare parte dei restanti 999.
«I miei primi lavori sono stati come barista nei weekend o durante l’estate. Grazie alla mia passione per la chitarra e la musica, poi, ho dato il via al Laboratorio Musicale. Per circa 7 anni ho dato lezioni di chitarra a circa 84 allievi, ragazzi provenienti da Guasila o dai paesi limitrofi come Guamaggiore, Senorbì, Selegas e Barrali. Negli ultimi anni, però, non avvertivo più alcuno stimolo, la mia vita era troppo precaria e sentivo la necessità di darmi delle certezze che non riuscivo a trovare in alcun modo. Fu una sera, vedendo un documentario di ragazzi italiani partiti all’estero, che mi si accese una lampadina.»
Armato di valigia, voglia di mettersi in gioco e spirito di adattamento, Fabio decolla alla volta di Londra, macinando esperienze lavorative una dopo l’altra.
«Ho cominciato in un ristorante turco, come runner. Là ho imparato le basi della lingua inglese, migliorandomi un poco alla volta. Tre anni dopo ho ricevuto un’offerta al Savoy Hotel, albergo a 5 stelle per cui ho impiegato i primi mesi soltanto a imparare la lista delle pietanze e dei duemila vini presenti in cantina. Qua il servizio era chirurgico, di estrema precisione, dato che i clienti erano personaggi di fama internazionale. È stato indimenticabile quando Brian Johnson degli AC/DC mi ha ringraziato, chiamandomi per nome. Adesso, invece, lavoro per un’altra compagnia ristorativa, ma a causa della situazione legata al Covid siamo tutti fermi, in attesa delle riaperture dei locali.»
Un momento, quello attuale, che impone di rivedere le priorità di ognuno, sia nel breve che nel lungo termine.
«C’è da capire cos’accadrà ora che il Regno Unito è uscito dall’Unione Europa - racconta Fabio - e quali saranno gli strascichi della pandemia. Londra è una splendida città dove ho potuto formarmi a livello lavorativo e professionale, ma l’incertezza è arrivata anche qua. La mia speranza, comunque, resta quella di riabbracciare la Sardegna. Leggo spesso storie di miei compaesani che si distinguono in vari campi all’estero e, per me, sarebbe un sogno vedere queste potenzialità rientrare nel proprio territorio e valorizzarlo. Anzi, più che un sogno è un augurio.»
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