“Enri, comincio da me”: uno spettacolo ben strutturato


Enrico Brignano, sabato notte alla fiera di Cagliari, con la 199 esima  replica del suo spettacolo , “Enri, comincio da me” , è piaciuto. Due ore  e mezzo di battute , durante le quali l’attore romano (scuola Gigi Proietti, si sente e si vede) ha divertito il numeroso pubblico. Ha ripercorso, in maniera ironica, la sua vita e i suoi esordi.  Alla fine , evaporate le risate, è stata la volta della  malinconia e della  tristezza. E un velo di commozione, mica tanto  trasparente. La carrellata finale con le immagini  che scorrono sullo schermo: lui da bambino, da ragazzo, il padre che non c’è più, la gioia di essere divenuto padre a 50 anni, hanno Intenerito i suoi tanti estimatori, giunti anche da Oristano. Brignano ironizza sul luogo dello spettacolo. Ma, d’altronde, a Cagliari quello è l’unico posto per i grandi eventi. Troppo lungo disquisire sull’inutile spesa dell’arena che si affacciava sul mare, ancor più lungo e incomprensibile, l’aver smantellato un meraviglioso posto come l’ anfiteatro. Molti artisti, sapendo che la struttura romana non era più fruibile, in primis Battiato, non hanno più ritenuto opportuno arrivare nel sud della Sardegna. [caption id="attachment_22073" align="alignleft" width="400"] Foto Marina Alessi[/caption] Tornando all’attore romano, tenere alta l’attenzione per un tempo così lungo, significa una sola cosa: spettacolo ben strutturato. Questa è la sua vera dimensione e lo ha rimarcato: ospitate, fiction, parti importanti in alcuni film, non  gli hanno reso  giustizia. Il parallelismo è d’obbligo, con il suo mentore Proietti, che vive a contatto con il pubblico. Televisione e cinema faranno guadagnare di più, ma Brignano, ha bisogno del contatto con la gente. La settima arte è un’invenzione meravigliosa, ti fa conoscere in tutto il globo, ma sei distante dalle emozioni vere. Certo, si tratta di due cose ben diverse: l’una non esclude l’altra. Ma un vero uomo di spettacolo avverte l’esigenza del confronto diretto: questo conta. E se qualche volta i tempi non sono quelli giusti, di “partitura”, meteorologici e tecnici, poco importa. Gli show, dove il pubblico può sentire e toccare con mano, tutta una gamma d’emozioni, sono impagabili. Come ascoltare un disco e vedere un concerto, sotto il palco, non in tivù. Abbiamo bisogno di ridere, abbiamo bisogno di cantare e anche di piangere, Ne abbiamo un disperato bisogno: tangibile. Ritrovarci tra di noi. I commenti tra gli spettatori, almeno di quelli a fianco a chi scrive, erano di persone stanche della politica, della malasanità, del mal costume, della cafonaggine , dell’indifferenza. Sembrava, la struttura metallica con “Poltroncine di velluto plastificato” (Brignano), una grande tavolata dove tutti stavamo a dì: volemmose bbene. Brignano e gli altri del suo rango, sembra quasi, vadano alla ricerca dell’umanità perduta. Della semplicità delle cose, come il negozietto sotto casa (lo avevano i suoi), che vendevano frutta di stagione. In un mondo artefatto, imbruttito da beghe di palazzo, schiamazzi condominiali, risse stradali e bestemmie da scantinato, abbiamo necessità, subito, di ricompattare le fila. E il pubblico, ordinato, che entra allo spettacolo di ieri notte, ha dato un senso di cambiamento. Il vero cambiamento non è quello che (non) avviene nelle cabine elettorali. Ma dentro di noi: Quando ci rendiamo conto che ci serve un po’ “ di leggerezza e di stupidità” (crf. Battiato.) Ps. Le battute di Brignano? Quando torna andate a vederlo. Le scriverei io, ma ho “paura” che mi denunci per plagio.   Marcello Atzeni

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