È di queste ultime settimane la polemica sorta tra una parte del Governo e la Comunità degli Psicologi (Cnop, Enpap, Ordini Regionali, sostenuti da numerose associazioni di pazienti/parenti, genitori, educatori, insegnanti che hanno sposato la causa). Gli psicologi sono i professionisti della salute mentale e del benessere degli individui, deputati anche alla sensibilizzazione e promozione del benessere e della salute globale, in un’ottica biopsicosociale dell’individuo. In sintesi: negli ultimi mesi, esponenti della nostra categoria professionale hanno collaborato nel monitorare la salute mentale dei cittadini, studenti, lavoratori, anziani o malati; hanno osservato e gestito la situazione nazionale di stress reattivo alla pandemia, esprimendo il loro parere professionale sulle richieste arrivate dalle comunità, attraverso osservatori e supporto con numeri dedicati all’emergenza; presenza in tavoli di lavoro per la creazione di servizi e canali aggiuntivi nei territori; rafforzamento dei servizi preesistenti, promozione dello psicologo di base e scolastico; sensibilizzando sul finanziamento necessario di sportelli psicologici, tramite bandi rivolti a Enti territoriali pubblici o privati, alle sempre più presenti realtà associazionistiche e di cittadinanza attiva. Abbiamo chiesto più attenzione per le attività online dei minori e dei soggetti fragili, la netiquette da rispettare, l’utilizzo corretto dei Social, il linguaggio su Internet, la prevenzione della violenza e degli adescamenti.
Questo lavoro di rete già nel cogliere le richieste del territorio, è utile per accrescere l’empowerment comunitario, la consapevolezza, il buon senso, la collaborazione, la resilienza, il cambiamento efficace tra i cittadini e per i cittadini; a Stato e Regioni è stata chiesta più attenzione per i disagi emotivi esacerbati soprattutto nelle fasce dei vulnerabili: adolescenti, anziani, soggetti fragili a causa di patologie fisiche o psichiche; bambini che per troppo tempo non hanno potuto incontrarsi, frequentare le lezioni, allenarsi, giocare coi coetanei. Ci son bambini di un anno che hanno sempre visto i volti delle persone in pubblico con una mascherina sul viso, da quando son nati; ci son disabili che hanno perso il contatto con la scuola, coi compagni, con la realtà.
Gli psicologi hanno colto mese dopo mese le richieste di aiuto e le hanno analizzate, interpretate, condivise.
È accaduto poi che a cavallo col nuovo anno, nel momento di concludere sulla cifra da mettere a disposizione per i sostegni psicologici (sottoforma di insufficienti bonus), è emersa una poca informazione su dati e cifre dei bisogni e una poca attenzione di chi può fare la differenza. Per tutto questo tempo tutti hanno invocato un “bonus psicologo”, uno sportello d’ascolto psicologico nelle scuole, mediatori scolastici, mediatori familiari, psicologi ovunque; i dati internazionali ci dicono che per ogni euro investito nella psicologia di comunità, lo Stato ne guadagna 2.
Questo significa che un cittadino/lavoratore/studente/pensionato mediamente o altamente maturo psicologicamente è anche soddisfatto e ben integrato nel proprio ambiente e capace di adattarsi agli imprevisti della vita; se un cittadino vive in un territorio sano, in armonia e rispetto con l’ambiente e gli animali, con poco inquinamento e con scelte di politiche sociali e sanitarie volte alla famiglia in tutte le sue forme, al sostegno all’autodeterminazione del singolo e del gruppo, allora quell’ambiente sarà produttivo; se la Politica, attuerà scelte positive, utili, pro sociali e democratiche, nel rispetto delle minoranze e nella promozione dell’integrazione e inclusione, volte alle pari opportunità e contro la violenza; se i Governi metteranno a disposizione delle popolazioni servizi finalizzati al benessere mentale, alla cooperazione, all’istruzione, alla tutela dei più deboli e contro di sostegno adeguati, il cittadino o la cittadina lavoreranno meglio, studieranno meglio, avranno una crescita graduale orientati verso una vita soddisfacente; avranno degli obiettivi, avranno un lavoro dove sapranno farsi rispettare, lo lasceranno o cercheranno di migliorare la propria posizione o quella dei propri colleghi quando i loro diritti saranno calpestati; un cittadino soddisfatto farà anche meno fatica a pagare le tasse; un cittadino soddisfatto e realizzato è una ricchezza per lo Stato; tanti dei nostri giovani stanno prendendo sussidi statali di cui farebbero volentieri a meno, se potessero trovare lavori tutelati e adeguati alle proprie capacità e competenze; se finiti gli Studi, trovassero lavoro nel proprio ambito di studi svolti, se fosse garantita la meritocrazia la Scuola avrebbe un altro valore e un’altra importanza. Se la scuola desse tutto ciò che promette saremmo già abbastanza felici; se la sanità fosse adeguatamente finanziata e orientata esclusivamente verso pazienti, parenti e percorsi di cura, si lavorerebbe con più umanità e onestà; se ci fosse fiducia nei Governi, nella Scienza, nel Sapere in generale, non avremmo complottisti o scettici o completamente avversi a tutto; ma la fiducia si conquista, non la si impone. Se avessimo fatto tutti il proprio dovere, intere fasce di popolazione sarebbero sopravvissute al Covid; abbiamo accantonato per disperazione il buon senso e l’empatia. Gli adulti non son riusciti a proteggere i bambini e i giovani a proteggere tutti gli anziani.
Si è sottovalutato il pericolo non per egoismo, o almeno non sempre, talvolta per non aver avuto le risorse mentali per capire ciò che sta succedendo e che ancora succede; la quarta ondata, con Omicron ci ha trovati impreparati, pensavamo già al Carnevale e ci siamo trovati in una nuova fase di stress; per tante persone è ancora difficile sopportare questo stress indenni, è un’esperienza emotiva troppo intensa per tanti: viene visto come un attacco alla propria vita, alla propria quotidianità; finito il lock down si è ricominciato a vivere di fretta, desiderosi di ritrovare la vecchia vita; invece il mondo è cambiato, la nostra vita è mutata, a volte in bene, altre no; oltre al vivere sotto pandemia la vita stessa è proseguita coi suoi alti e bassi, abbiamo riso, abbiamo pianto, abbiamo perso affetti, parenti e amici, come capita a tutti, ma tanti avrebbero potuto salvarsi o per lo meno scoprire il male prima, viaggiare, cercare consulti in altri ospedali, Regioni, Stati o Continenti.
Sappiamo invece quanto questo non è accaduto, avete anche voi in testa almeno una storia vista in TV o al TG dove ai parenti resta la rabbia e il senso di colpa per non aver potuto fare di più, oppure contro lo Stato, contro la pandemia, contro chi non si vaccina, loro che inveiscono contro chi invece lo fa. Non abbiamo avuto molto empowerment di comunità e più passa il tempo e più ci sentiamo stressati: abbiamo sperimentato quarantene, difficoltà, crisi economiche, crisi esistenziali, limitazioni, trattamenti sanitari impensabili due/tre anni fa; tutti lamentiamo un disagio, una paura, un bisogno di rassicurazioni e interventi psicologici, eppure sembra che chi potrebbe dare il via a tutti questi investimenti stia frenando, “si la psicologia serve ma non abbastanza”. Eppure siamo certi che grazie anche alle richieste sempre maggiori della popolazione e dei lavoratori a rischio burnout, che riguarda sempre più categorie di lavoratori e caregivers, verrà rivalutata anche nei fatti l’importanza di garantire la tutela e la promozione della buona salute mentale, questa componente così indispensabile nella vita di ognuno di noi eppure ancora incompresa da tanti.
*psicologa “Centro per La Famiglia Trexenta”
Tel. 347 1814992
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