di Alice Bandino*
Prima parte
[caption id="attachment_49148" align="alignleft" width="250"]
Alice Bandino[/caption]
Nello scorso numero abbiamo parlato della molteplicità delle tipologie famigliari moderne: famiglie nucleari ( anche dette tradizionali), allargate (genitori, figli, zii, nonni, cugini sotto uno stesso tetto), monoparentali (single, vedovi, divorziati con figli), assemblate (due nuclei “monchi” composti da single, vedovi o divorziati che si uniscono in un nucleo unico, con rispettivi figli), famiglie composte da soli fratelli e/o sorelle che convivono, nuclei composti da amici e/o amiche che convivono senza consanguineità o relazione di coppia, famiglie omosessuali e famiglie di fatto (Legge Cirinnà n. 76/2016 del 20/05/2016).
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite - nel giugno 2016 - ha il ruolo delle famiglie come unità fondamentali della società, ribadendo come la famiglia sia la prima Istituzione educativa per tutti i minori.
Può accadere che la famiglia non riesca a svolgere sufficientemente la propria autorità genitoriale, e che lo stile risulti (coscientemente o meno) carente, non su tutto, ma sotto qualche aspetto fondamentale per lo sviluppo bio psico sociale dei figli.
Per queste carenze educative genitoriali, potrebbero venire trascurati i diritti dei minori che derivano dall’espletamento dei doveri che l’autorità genitoriale comporta, dettati da chiare norme.
L’istruzione ad esempio comporta garantire allo studente non solo la frequenza, ma anche la fornitura del materiale scolastico: quaderni, libri, vocabolari, penne, materiale tecnico, eventuali divise, dispositivi elettronici, la partecipazione alle attività di formazione individuali o di gruppo proposte dalla scuola, opportunità ulteriori di confronto, crescita e di socializzazione per gli studenti; nel caso non si possa far fronte a queste spese, è compito dei genitori informarsi se la scuola ha tra le proprie politiche, quella di offrire agli studenti provenienti da nuclei svantaggiati libri o dispositivi elettronici in comodato d’uso gratuito, nonché partecipare attivamente come genitore alla vita scolastica se richiesto dal corpo docente, oltre alla partecipazione ai colloqui coi docenti. Monitorare l’igiene personale regolare dello studente così come fornirgli un abbigliamento dignitoso (che non significa di marca ), pulito e consono alla convivenza al chiuso in classe con compagni e docenti, può prevenire situazioni di discriminazione e bullismo cui gli adulti spesso non danno abbastanza importanza, ma che possono essere fonte di disagio per i bambini/ragazzi che vivendo/subendo la situazione dall’interno, spesso non si confidano con gli adulti per non aggiungere problemi ai problemi preesistenti.
La carenza di qualcuno di questi elementi potrebbe non garantire al minore le stesse opportunità di crescita dei suoi coetanei e nei casi limite essere fonte di grave frustrazione, tanto da concorrere (con altri fattori), a sviluppare problematiche disfunzionali per il loro futuro, come la dispersione o l’abbandono scolastico, o mettere in atto condotte disfunzionali autolesioniste e/o oppositive in risposta all’attacco alla propria autostima.
L’alimentazione dei minori: essa dovrebbe essere varia e funzionale al corretto sviluppo psico fisico del minore e una buona educazione alimentare (inserita in un sano stile educativo generale) può contribuire alla prevenzione di disturbi alimentari o patologie serie come anoressia, bulimia, obesità, amenorrea, diabete ecc. ed è compito dei genitori garantire questa educazione alimentare bilanciata adatta ai minori e in rapporto alle eventuali attività che svolgono durante il giorno.
Permettere ai propri figli di frequentare un’attività sportiva concorre, come sopra, ad accrescere il loro benessere psico fisico, offrendo loro un contesto di socializzazione aggiuntiva; si impara a condividere le regole coi coetanei, con i tecnici e eventuali altre figure professionali presenti (medici, psicologi, nutrizionisti ecc); si impara a modulare il proprio impegno in armonia col gruppo, stimolando il confronto, lo spirito di gruppo, integrando la propria crescita col resto della squadra; è compito dei genitori occuparsi dell’attrezzatura, del pagamento delle quote, così come accertarsi che l’ambiente della società sportiva scelta sia empatico, accogliente, inclusivo, che preveda anche un coinvolgimento funzionale delle famiglie per quanto riguarda eventuali criticità emotive degli atleti; è da preferire un ambiente societario che promuova le competenze socio emotive della squadra, che prediliga la competizione come strumento di crescita, di resilienza, di gratificazione per migliorare gli obiettivi della squadra e del singolo, non come un’ennesima discriminazione legata ai risultati ottenuti solo dal singolo; un ambiente dove i principii dello sport sappiano arricchire la crescita degli atleti, sempre in armonia con gli altri aspetti educativi impartiti in famiglia e/o a scuola.
Ai minori occorre anche accrescere le proprie competenze socio-emotive attraverso la sperimentazione e la gestione del tempo libero, che non può limitarsi all’utilizzo di smartphone, tablet o serie sulla smart tv: l’associazionismo, il volontariato, la partecipazione alla vita sociale del proprio territorio sin dall’adolescenza, può orientare i figli verso un futuro ruolo di cittadinanza attiva, consapevole, che li renda capaci di vivere nel qui e ora.
Può capitare che una famiglia versi in una situazione di difficoltà temporanea, dove gli adulti non riescono a garantire ai figli tutti quei diritti succitati; le cause possono essere innumerevoli, correlate a dinamiche individuali e/o della famiglia; possono accadere cambiamenti stressanti e repentini nell’ambiente (pensiamo agli ultimi anni di pandemia) con conseguente “instabilità”, trascuratezza e disorientamento del proprio ruolo genitoriale, svolto magari secondo coscienza, ma caratterizzato da limiti di diversa natura che minano il benessere dei figli, pur non essendoci condotte gravi come abusi e/o violenze fisiche o psicologiche tali da giustificarne un allontanamento definitivo.
La famiglia d’origine in questo caso ha semplicemente bisogno di essere sostenuta e aiutata, con l’allontanamento temporaneo dei figli in un’altra famiglia (in tutte le sue forme, in base alle necessità del caso) detta affidataria che si sostituirà alla famiglia biologica temporaneamente, fino a quando la famiglia avrà bisogno di autodeterminarsi e i figli potranno tornare nel proprio nucleo di origine, sicuri di essere tutelati. Nel prossimo numero spiegheremo nel dettaglio il ruolo dell’affido come risorsa riparativa indispensabile per migliorare la vita di tutti i soggetti coinvolti specialmente dei minori ma non solo, nonché ideale e utile strumento di prevenzione nello sviluppo di disagi e problematiche future, una volta diventati adulti (continua).
*psicologa
Tel. 347 1814992
© Riproduzione riservata