Emozioni e diritti in musica


di Alice Bandino*
  [caption id="attachment_54318" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Fu Antonio Gramsci a dare un primo significato alla parola nazionale popolare (o popolare-nazionale) intendendo porre rimedio alla grande distanza esistente tra i ceti intellettuali e il popolo e all’incapacità degli intellettuali d’allora, di esprimere gli interessi, i valori e i gusti delle persone comuni. Dopo aver classificato minuziosamente i generi letterari del Risorgimento in base al loro successo tra il popolo, ribadì quanto la letteratura del Risorgimento fosse orientata a descrivere personaggi distanti, aristocratici e dai valori morali cattolici ineccepibili; gli intellettuali venivano percepiti come una casta lontana dal popolo italiano che invece si era appassionato alle traduzioni straniere (francesi e russe) appassionandosi a un passato storico non nostro.  “Tutto ciò significa che tutta ‘la classe colta’, con la sua attività intellettuale, è staccata dal popolo-nazione, non perché il popolo-nazione non abbia dimostrato e non dimostri di interessarsi a questa attività in tutti i suoi gradi […], ma perché l’elemento intellettuale indigeno è più straniero degli stranieri di fronte al popolo-nazione” (A. Gramsci, Quaderno 21) Una questione cruciale, che per Gramsci sta alla base della nascita dello stato italiano e che spiega il ritardo della sua formazione come entità statale unitaria. Da allora son passati due secoli e dai romanzi di appendice ai moderni Social Network, si è evoluto il modo di rappresentare la realtà del popolo italiano, passando da una politica all’altra attraverso i mutamenti culturali; la televisione di Stato e poi quella “commerciale”, hanno trovato strategie per alternare al semplice svago, programmi che potessero sensibilizzare l’opinione pubblica sui principali temi sociali e socio-educativi attuali; la “cittadinanza attiva” e la “responsabilità sociale” son diventati argomenti da trattare, diffondere e resi alla portata di tutti. All’interno di questo calderone nazional popolare possiamo porre anche il Festival di Sanremo e nello specifico l’edizione di quest’anno ha rappresentato il tentativo di portare alla ribalta tematiche importanti, profonde e comuni per i tempi che stiamo vivendo. Non è dato sapere se Gramsci intendesse questo per interpretare i sentimenti del popolo italiano, ma possiamo concentrarci sulla condivisione delle emozioni avvenuta sul palco della kermesse canora più famosa del nostro Paese. Il filo conduttore del Festival è stato quest’anno l’Articolo 21 della nostra Costituzione italiana, quello che inizia così Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e che finisce così ”[…]sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. Il buon costume è quello della società dei tempi della nascita della Costituzione, tempi diversi da quelli moderni, non paragonabili tra loro. Al netto delle polemiche e delle provocazioni degli artisti, anche quest’anno son stati affrontati temi e problematiche che ci ricordano che se se ne parla dal palco di Sanremo, significa che in qualche parte dell’Italia esistono dei cittadini che reclamano diritti basilari ancora negati. Si può paragonare il Festival di quest’anno a una grande Fiera divisa per stand, dove ad ogni stand corrisponde un diritto teoricamente universale, ma nella vita quotidiana negato, una Fiera dove ognuno può scegliere quali messaggi far propri e quali invece saltare. Non è il primo anno che si cerca dall’Ariston di attirare l’attenzione su tematiche sociali importanti: ogni era ha le sue lotte, nel 1995 ad esempio, uno spettatore minacciò di buttarsi da una delle loggette del teatro a causa della disperazione per la sua disoccupazione lavorativa; ne seguì una mediazione tra il presentatore (Pippo Baudo) e l’aspirante suicida. Anni dopo il signore confessò di essere stato consigliato male e di essersi inventato il finto suicidio a favor di audience. In questa ottica possiamo dunque inserire il messaggio “Pensati Libera”, liberi di ascoltare o no i monologhi condivisi con serietà (ma non seriosamente); monologhi che attori, attrici e influencer hanno condiviso su alcune tematiche diffuse e popolari nel nostro paese, situazioni in cui le libertà individuali vengono soppresse dalla morale e appunto dal buon costume. Ma quali argomenti su cui riflettere e quali emozioni son state condivise? Temi forti e importanti per tante persone, temi che se paragonati a un popolo in guerra o alle vite finite sotto le macerie di un terremoto potrebbero apparire fuori luogo o banali, ma le emozioni non sono mai banali, hanno tutte un proprio significato per chi le vive e soprattutto nessuna vita è mai banale ed è degna di essere vissuta in pienezza di emozioni e con diritti e doveri ben chiari e universali, oltre che naturali, sin dalla nascita (o dal concepimento) di ognuno di noi, come ribadito sia dalla nostra Costituzione che dalla Dichiarazione Universale dei Dritti Umani delle Nazioni Unite (art. 2 _1948). Benigni ha spezzato il ghiaccio parlando della Libertà, filo conduttore di tutta la nostra Costituzione, pensata e nata sulle ceneri di due guerre mondiali, che avevano toccato il punto più basso della storia della libertà dell’uomo moderno con la creazione delle camere a gas e dei campi di concentramento e l’uso delle bombe atomiche. Lavoro femminile e disparità di genere son stati gli argomenti trattati dall’influencer Chiara Ferragni, rappresentante per eccellenza del marketing digitale e dell’influenza sulle mode dei più giovani, ma anche mamma e giovane lavoratrice in proprio, esempio per migliaia di donne che quotidianamente lavorano e provano a far combaciare il tutto senza dipendere economicamente dal proprio compagno, anzi spesso garantendo l’unico stipendio del nucleo familiare, pur inserite in contesti dove a parità di lavoro prendono una retribuzione inferiore ai colleghi uomini. E’ un argomento banale? No, se sei una di quelle donne che ingiustamente in quei casi prendono meno dei colleghi, sebbene la nostra Costituzione già allora ribadiva nessuna disparità per genere sul luogo di lavoro. L’attrice Francesca Fagnani ha parlato di carceri e rieducazione (oltre che punizione), interpretando le emozioni non solo dei carcerati, ma anche delle loro famiglie e delle tante categorie di lavoratori che garantiscano la non implosione delle nostre carceri, toccando punti importanti, come la lotta alla dispersione e all’abbandono scolastico, valorizzando la scuola e la cultura come fattore preventivo di comportamenti anti sociali futuri. L’attivista iraniana Pegah Moshir Pour ci ha ricordato il valore della Libertà in territori dove è davvero un miraggio per le donne e non solo. La pallavolista italiana Paola Egonu ha parlato di libertà, razzismo e inclusione, emozioni forti e quasi impossibili da sperimentare se sei bianco e vivi in un paese di bianchi. Chiara Francini ha parlato di maternità mancata e ha ricevuto i consensi della maggior parte delle giornaliste e intellettuali che l’hanno recensita su giornali o sul web: ha toccato le corde emotive di tante donne che per propria scelta o motivo (fisico, sociale o psicologico) non hanno sperimentato la maternità rivendicandola come una delle tante possibilità di scelta, non come un tratto distintivo per essere una donna con la D maiuscola. Ha forse toccato anche le emozioni di migliaia di professioniste che per lavorare e contemporaneamente essere mamme, hanno dovuto scendere a compromessi o addirittura rinunciare a una delle due cose. Tante le emozioni e gli argomenti che Sanremo ci lascia per riflettere su argomenti lontani da noi forse, ma che non possono essere ignorati, perché nel momento in cui anche solo un diritto viene negato a intere categorie di cittadini (donne, uomini, minori, soggetti fragili e/o vulnerabili), ognuno di noi dovrebbe valutare se questa negazione di diritti alla lunga porterà ad altri soprusi per altre categorie e magari a quel punto saremo noi o i nostri cari ad essere ingiustamente attaccati e privati dei diritti basilari correlati alla Libertà in tutte le sue forme.

*Psicologa Tel. 347 1814992

 

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