Assistiamo e siamo attualmente coinvolti, nostro malgrado, da sconvolgimenti che ci costringono a mutare abitudini, modi e stili di vita ai quali non eravamo senza alcun dubbio preparati né attrezzati. Il nostro quieto vivere, le nostre certezze sulle quali ci siamo adagiati per tanto tempo, sono state improvvisamente sconvolte. È bastato un piccolissimo, un microscopico organismo, uno solo delle 1600 specie per creare allarme e panico e per mettere in ginocchio l’economia di molte nazioni compresa l’Italia.
Il coronavirus di importazione cinese, sta creando un pandemonio nell’intero mondo. L’Italia è al momento attuale uno degli stati più colpiti per la diffusa propagazione del morbo. Può essere pericoloso stringere la mano di un amico e tanto più abbracciarlo. Devi stargli a debita distanza, minimo un metro. Guai a tossire o starnutire. Proteggiti con la mascherina se la trovi e se hai i denari per acquistarla, dato che si specula anche sulla salute della gente. In mancanza, metti il braccio davanti alla bocca perché il virus viaggia a velocità supersonica. Devi lavarti spesso le mani, disinfettare gli ambienti, stare al chiuso e in auto quarantena se hai una certa età e tante ulteriori raccomandazioni. Per alcuni versi si cerca di sdrammatizzare. È una normale influenza, si dice. Solo che non c’è al momento un vaccino capace di arrestare l’epidemia, causata, si ritiene,
dal consumare, come in alcune zone dell’oriente accade, animali strani portatori del virus. Bene il mondo è in allarme. Alcune città o paesi del Nord Italia sono completamente isolati. Non si può né uscire, né entrare. I centri di terapia intensiva degli ospedali non sono attrezzati per contrastare una diffusione così massiccia del virus.
Non ci sarebbero spazi sufficienti se il morbo dovesse ancora propagarsi. Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica sono intervenuti rivolgendosi alla nazione e invitando tutti alla prudenza e alla collaborazione. Il governo, oltre a suggerimenti e indicazioni, ha dovuto prendere drastici provvedimenti (chiusura delle scuole, soppressione o limitazioni di eventi sportivi affollamenti di persone etc.).
Mentre però il mondo è in grande agitazione per questa seria emergenza di natura sanitaria, altre altrettanto drammatiche passano in secondo ordine, quando non se parla affatto.
Il flagello delle cavallette che hanno già aggredito il corno d’Africa e che risultano in continuo movimento sembra non interessi nessuno. “Paba allena, corria longa” oppure “budda beni sa pingiada mia”, purchè i problemi non riguardino me, chi se ne frega, indica il detto sardo. Purtroppo non è così. Ciò che riguarda gli altri e altre parti del mondo, si ripercuote inevitabilmente su tutti. Così avviene per i problemi sanitari, per i mutamenti climatici, per le guerre, la siccità, le carestie che costringono molti popoli all’emigrazione nei paesi di maggior benessere spesso solamente presunto.
Il flagello delle cavallette è un fenomeno che inevitabilmente si ripercuoterà anche sull’Europa e
su altri paesi perché obbligherà milioni di persone a spostarsi in cerca di risorse vitali soprattutto alimentari.
Gli stati maggiormente interessati dal fenomeno dell’invasione di cavallette sono quelli già poveri del corno d’Africa, devastati ora dalle locuste che distruggono i raccolti e affamano le popolazioni. Una vera piaga biblica. Favorite dal vento, gli enormi sciami si spostano alla velocità di 150 Km. al giorno e dopo la distruzione dei raccolti in Somalia, Etiopia, Kenia ma anche in Sudan ed Egitto, hanno aggredito la penisola arabica. Muovono verso la Cina già messa in ginocchiodall’epidemia di coronavirus perché i mali non vengono mai da soli. Le cause di questa proliferazione sono da attribuirsi ai cambiamenti climatici e soprattutto alle abbondanti piogge eallagamenti durante il periodo estivo. Moltissime popolazioni rischiano di morire di fame. Non potrebbero neppure cibarsi di locuste anche se ben lavate, sebbene già lo facciano, perché trattate con un massiccio uso di pesticidi.
In tutto questo dramma emerge una nota che potrebbe far sorridere. Questa invasione di cavallette è la peggiore degli ultimi 25 anni se non dell’ultimo secolo. Altre ce ne sono state pensiamo alla Cina intorno agli anni 2.000. In quella occasione, se le notizie sono veritiere, i cinesi avrebbero schierano un esercito di 30 mila oche. Questa volta pare che siano pronti a mettere in campo, tra gli altri interventi anche 100 mila oche ognuna delle quali mangerebbe quotidianamente una notevolissima quantità di cavallette. Tutto ciò può sembrare strano e far sorridere, ma è un suggerimento proposto in altri tempi anche in Sardegna, anche nella diocesi di Ales e in Marmilla soprattutto: l’utilizzo in funzione di anti-locuste non le oche ma altri animali.
Il Vescovo di Ales, mons. Antonio Raimondo Tore, il 18 giugno 1936 inviò una lettera indirizzata ai parroci e alle giunte municipali riguardante proprio l’invasione di cavallette, un male che si riproponeva costantemente. Tra i numerosi rimedi suggeriva che nei campi infestati si conducessero i branchi di maiali del villaggio interessato o anche dei villaggi vicini. In tal modo ne avrebbero tratto vantaggio sia le popolazioni colpite, sia gli animali. Non si parla di fuoco né di altri interventi non compatibili con l’ambiente. Si comincerà a parlare di insetticidi a base di arsenico solo dopo la prima guerra mondiale. Ma le cavallette sono una male antico che si è combattuto nei nostri contesti nel primo decennio del 900 anche con la raccolta delle uova prima della schiusa. Le uova venivano pagate ai raccoglitori a peso.
Da noi non si sono manifestate più invasioni dal secondo dopoguerra, ma nel passato erano ricorrenti. Tornando indietro nel tempo in riferimento al 1905 si ricorda che nel Campidano di San Gavino le cavallette erano così numerose che il territorio ne era completamente coperto. I cavalli non sapevano più dove mettere i piedi e il treno non poteva proseguire la sua corsa perché le ruote “ingrassate dalle spoglie di questi insetti”, giravano su se stesse.
Noi ci siamo dimenticati di questa antica piaga, ma in molte parti del mondo questi fenomeni si verificano purtroppo ancora e bisogna conviverci, ma noi non possiamo chiudere gli occhi e voltarci dall’altra parte, perché chi patisce la guerra o la fame prima o poi busserà alla nostra porta.
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