Il trend che sta sempre più caratterizzando i flussi turistici sono i viaggi personalizzati, gestiti quindi in totale autonomia con l’utilizzo di applicazioni installate nei nostri smartphone attraverso le quali prenotare voli, alberghi, ristoranti, ingressi ai musei.
I dati riferiti al 2018 dall’Osservatorio Bookassist ci dicono che la tendenza della tecnologia mobile si sta diffondendo anche in Italia; siamo ancora lontani dai dati dei paese anglosassoni dove il 25% dei ricavi delle strutture alberghiere derivi da prenotazioni con dispositivi mobili mentre da noi si ferma al 13%, però in costante crescita. Risulta così fondamentale mettere a disposizione dei viaggiatori tutta una serie di opzioni e informazioni a supporto della loro vacanza sia nei sistemi di pagamento, sia nella rapidità di reperire informazioni su città e luoghi che visitano.
Capita spesso trovarci impreparati alla fatidica domanda "Cos’è quel monumento alle tue spalle?” quando con un po' di narcisismo mostriamo agli amici le foto dell’ultimo viaggio!
Per nostra fortuna la tecnologia ci aiuta anche in questo; esistono infatti in commercio diverse applicazioni che permettono di identificare tramite immagini non solo un’opera d’arte, ma anche la razza di un cane o distinguere tra loro alcune tipologia di piante.
Probabilmente c’è anche questo nelle motivazioni che hanno spinto Giuseppe Bellisano e Alberto Pes, due ragazzi iscritti all’ultimo anno al corso di laurea magistrale in informatica dell’Università degli Studi di Cagliari, a realizzare una applicazione ribattezzata MonuFind che ci aiuta ad identificare un luogo o un monumento della città di Cagliari.
Ho chiesto loro di raccontarci il progetto, a partire dal nome scelto.
«Il nome MonuFind nasce da Monuments Find, “trovare i monumenti”. Riteniamo di notevole importanza l’eredità culturale dei monumenti, espressione del periodo storico di appartenenza».
Quali sono i siti catalogati?
La città di Cagliari è ricca di testimonianze che raccontano la sua storia: pensiamo alle rovine del periodo romano, l’architettura pisana e aragonese del periodo medievale, i palazzi in stile liberty costruiti tra il 1800 e 1900 e le architetture del ventennio fascista.
«Il lavoro si basa su un archivio di 1034 fotografie dei principali monumenti della città, tra i quali abbiamo selezionato la Basilica di Bonaria, il Bastione di San Remy, la statua di Carlo Felice, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Cecilia, la Cittadella dei Musei, la Collegiata di Sant’Anna, la Galleria Comunale, la Legione dei Carabinieri, il Palazzo Civico, il Palazzo delle Scienze, Piazza del Carmine, Porta Cristina e la Torre dell’Elefante. Scopo del progetto è quello di realizzare un dataset, una collezione di dati, che tenga conto anche di variabili importanti come la diversa prospettiva con cui viene scattata la foto, la luce (notturna, diurna) o il fattore di scala. L’utente scatta una foto e questa viene confrontata con quelle esistenti nell’archivio; l’algoritmo di riconoscimento identifica con una buona approssimazione il sito/monumento. Ad oggi, il grado di riconoscimento raggiunto è del 97%».
Come siete riusciti ad ottenere questo risultato?
«La metodologia utilizzata è stata quella del Bag of Words, borsa di parole. L’idea di base è quella di poter catalogare un qualunque oggetto in riferimento al numero di parole caratteristiche presenti; se per esempio in un libro si ritrovano moltissime parole come “omicidio”, “cadavere”, “mistero”, “maggiordomo”, è probabile che si tratti di un giallo e non di un romanzo rosa. La stessa idea si può applicare alle immagini scomponendole in piccoli elementi caratteristici (le nostre parole) che vanno ad identificare un preciso monumento (il nostro libro). Ovviamente scendendo nel dettaglio il problema è decisamente più complesso perché si devono tenere conto delle diverse prospettive o condizioni di luce ambientale che rendono ogni immagine unica, anche quando viene ripreso il medesimo monumento. Al momento siamo ancora in una fase iniziale, ma quanto prima prevediamo un feedback più approfondito».
Aspettiamo con fiducia che l’intuizione di Giuseppe e di Alberto sia disponibile sui nostri smartphone, augurando a loro e a tutti i ragazzi sardi che decidono di mettersi in gioco di raggiungere le soddisfazioni che meritano.
© Riproduzione riservata