di Matteo Pisu
Con un indice di vecchiaia record e presidi sguarniti, il sistema si regge ormai sul sacrificio dei singoli. L'appello: "Servono assunzioni e incentivi, non atti di eroismo".
La certificazione di una crisi senza precedenti emerge ormai con brutale chiarezza dal Documento Programmatico della ASL per il triennio 2026-2028: il diritto alla salute nel Medio Campidano rischia di trasformarsi da garanzia costituzionale a variabile incerta, minato alle fondamenta da un sistema in progressivo smantellamento.
I NUMERI DEL COLLASSO: COPERTURA CROLLATA
AL 68% Se la carenza di oltre 5.500 medici di medicina generale rappresenta una criticità su scala nazionale, i dati relativi al nostro territorio descrivono uno scenario di gravità eccezionale. La lettura del documento ASL evidenzia un quadro inequivocabile: con 31 sedi attualmente vuote, la copertura dell'assistenza primaria è scesa alla soglia critica del 68%. Il trend storico conferma una progressiva e inarrestabile erosione della forza lavoro: dal 2016 a oggi, i medici di base in servizio sono passati da 75 a 49, mentre i pediatri sono quasi dimezzati, scendendo da 10 a 6.

LA BOMBA DEMOGRAFICA E I DISAGI PER I GRANDI CENTRI
Le ripercussioni più gravi investono i centri a maggiore densità abitativa come Guspini, Sanluri, Villacidro e Arbus. In queste aree, la cessazione dal servizio anche di un solo medico di famiglia determina l'immediata scopertura di oltre 1.000 assistiti. I cittadini si ritrovano così costretti a rivolgersi ai servizi di continuità assistenziale o agli ambulatori straordinari che, per loro natura, non possono garantire la presa in carico e il monitoraggio costante del paziente cronico. Questa voragine assistenziale si scontra con una realtà demografica che non ammette deroghe. Il Medio Campidano registra un indice di vecchiaia del 321% (un dato nettamente superiore alla media nazionale del 207%), con il 30% della popolazione residente che ha già superato i 65 anni d'età. Si delinea, dunque, un vero e proprio disastro annunciato: una domanda di salute in crescita esponenziale a fronte di un'offerta di servizi in costante contrazione, una situazione peraltro aggravata dalle barriere strutturali che rendono complesso il raggiungimento del presidio ospedaliero di San Gavino Monreale.
IL PARADOSSO DEI MEDICI PENSIONATI E LE SOLUZIONI STRUTTURALI
In questo contesto desolante, episodi come quello recente di Guspini, dove medici già in quiescenza sono rientrati in servizio per sopperire alle carenze d'organico, impongono una riflessione profonda. Se da un lato è doveroso un grande plauso allo spirito di servizio e alla generosità di questi professionisti, dall'altro non possiamo accettare che l'emergenza divenga la prassi ordinaria di gestione della sanità pubblica. Un sistema che fonda la propria sopravvivenza sul sacrificio individuale e sulla rinuncia al diritto al riposo dopo una lunga carriera, è un sistema che ha fallito nella sua missione programmatica. La garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza non può più dipendere dall'eroismo dei singoli, ma deve essere sostenuta da politiche strutturali di reclutamento straordinario e da incentivi economici specifici per le aree disagiate, le uniche leve realmente capaci di invertire la rotta e restituire dignità sia agli operatori sanitari che ai cittadini.
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