Roberto Loddi[/caption]
Ancora oggi ho un bel ricordo delle piante di corbezzolo, ero bambino quando terminata la scuola, andavo in vacanza da mia nonna (cuoca eccezionale della mensa degli operai e impiegati della miniera) a Ingurtosu, frazione di Arbus in Sardegna; zona mineraria molto nota nei primi anni del Novecento per l’importante estrazione di minerali. La boscaglia era ricca di piante mediterranee quali il corbezzolo, il mirto, il cisto, il lentisco, i lecci e tante altre ancora; una vera sinfonia di profumi che sembrano materializzarsi ancora adesso al solo pensiero.
Il corbezzolo, chiamato anche ceraso marino o albatro. Il nome botanico, Arbutus unedo (ne mangio uno solo), gli fu assegnato da Plinio il Vecchio, facendo una chiara allusione alla scarsa appetibilità dei suoi frutti. Il termine generico ha un'antichissima derivazione dalle radici celtiche 'ar' che vuol dire aspro, e 'butus' che significa cespuglio, probabilmente in allusione al sapore aspro delle foglie e dei frutti.
Il Corbezzolo, dal latino Arbutus unedo L., mentre in dialetto sardo:meradoni, mela’ e lidone, aridoni, lidone, elioni, obiòni, olidòne, olione, ollioni, oióni, oioi, kariàsa lidone, ghilisone. Le proprietà sono antinfiammatorie, antisettiche, astringenti, depurative, diuretiche e le parti utilizzate sono: radici, foglie, corteccia e frutti. È originario del bacino del Mediterraneo e costa atlantica fino all'Irlanda. Appartiene alla famiglia delle Ericaceae ed è appurato che è una delle specie mediterranee meglio resistenti agli incendi. Infatti sui terreni acidi l'incendio ripetuto favorisce il corbezzolo, capace di emettere rapidamente nuovi turioni dopo il passaggio del fuoco, crescendo rapidamente molto prima delle altre piante.
Il corbezzolo è una pianta sempreverde che può raggiungere una altezza che varia dai 5 ai 10 metri. Fiorisce da ottobre a dicembre e fruttifica nell'autunno seguente. Il frutto è una bacca globosa di uno o due centimetri di diametro, rosso scura a maturità, edule, con superficie ricoperta di granulazioni e polpa carnosa con molti semi. Nell’antichità impersonava una sfera affettiva importante.
Gli antichi Greci hanno dato il nome al Monte Conero e lo chiamarono "Komaros", cioè cocomero che, in dialetto anconetano significa corbezzolo. Sempre i Greci e i Romani erano soliti depositare rami di corbezzolo sulle tombe. Il poeta romano Virgilio menziona il corbezzolo nelle sue opere. Ricorda ad esempio la cerimonia funebre di Pallante, figlio di Evandro, compagno di Enea, il cui letto funebre era una stuoia di rami di corbezzolo con fiori bianchi e frutti rossi. Secondo la leggenda, la Dea Carna, sorella del dio Apollo, con il corbezzolo proteggeva i bambini dalle insidie delle Strigi (esseri mostruosi). Mentre Ovidio considerava il corbezzolo un talismano contro la malasorte. Sempre anticamente si credeva portasse fortuna avere in casa un ramo di corbezzolo con tre frutti. Il fiore di questa pianta sboccia in autunno e nel linguaggio dei fiori, secondo le convinzioni popolari, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti sono i colori dell’alba solstiziale. Mentre il frutto, rosso fuori e giallo dentro, è segno d’amore e allo stesso tempo di gelosia. Il poeta Giovanni Pascoli ha scritto un’ode intitolata “Al corbezzolo”.
Una peculiarità di questa pianta, che la rende celere nei rimboschimenti, come visto anche dopo un incendio, è la sua resistenza a lunghi periodi di siccità. La sua fioritura fuori stagione è molto amata dalle api, perché nelle giornate calde d'autunno, prima dell’arrivo dell’inverno, prelevano il nettare dal fiore del corbezzolo per poi produrne un miele particolare. Questa pianta nei mesi autunnali esibisce fiori bianchi e frutti nelle varie fasi di maturazione: verdastri quando non sono ancora maturi, gialli in una fase intermedia e rossi quando sono completamente maturi.
Il corbezzolo, insieme ad altre piante, caratterizza e ravviva la macchia mediterranea. Non bisogna mangiare i frutti in gran quantità perché sono alcolici, tanto è vero che i Greci li amavano molto perché creavano uno stato di ebbrezza e ogni anno organizzavano la festa del corbezzolo, durante la quale si rendevano ebbri e quindi con un carattere più socievole con gli altri.
Esiste poi una farfalla dai colori meravigliosi che vive esclusivamente su questa pianta e perciò è chiamata "farfalla del corbezzolo".
Utilizzato in gastronomia, il corbezzolo si presta moltissimo alla realizzazione di confetture, gelatine, sciroppi, succhi, creme, salse e canditi. Un'altra caratteristica del corbezzolo è quella dell’innesco della fermentazione per ottenere il vino e distillati con proprietà digestive. Dai frutti, foglie e fiori si estraggono principi attivi con proprietà astringenti, antisettiche, antinfiammatorie, antireumatiche e la corteccia contiene tannini utilizzati industrialmente per la produzione di coloranti e per la concia delle pelli.
Questo è il corbezzolo…, Cerèsia de mari, Ciliegia di mare!
Ingredientis:
kg 2 di polpa di corbezzoli maturi, g 800 di zucchero comune, 1 cucchiaino di polvere di scorze essiccate d’agrumi, la buccia di un limone giallo grattugiata più il succo filtrato, g 200 di vino bianco aromatico.
Approntadura:
prepara la cunfittura de kariàsa lidone, confettura di corbezzolo nel seguente modo: monda e lava velocemente i corbezzoli sotto il getto dell’acqua fredda, poi accomodali dentro a un capace recipiente d’acciaio e dalle una precottura di circa 20 minuti a fiamma moderata. Fatto, passa i frutti al passaverdure, in modo da eliminare tutti semini e la purea ottenuta versala in un altro recipiente d’acciaio insieme allo zucchero, la polvere di scorze d’agrumi, la buccia di limone, il succo del limone, il vino e lascia cuocere il composto a fiamma dolce per un oretta, sempre mescolando per evitare che la confettura si attacchi sul fondo. Nel mentre che la cuoci, lava una dozzina di vasetti (da 250 grammi) con tappo a vite, poi scolali e disponili dentro a una teglia assieme ai suoi tappi, quindi passali in forno già caldo a 120° per un oretta, affinché si sterilizzino. Trascorso questo tempo, controlla la confettura che sicuramente si sarà ristretta, allorché travasala immediatamente dentro ai vasetti appena sterilizzati e man mano che li riempi, coprili immediatamente con i tappi e avvitali ermeticamente, dopodiché disponili dentro a una cassetta col tappo all’ingiù. Terminata questa operazione, copri i vasetti con una coperta di lana e lasciali così sino a quando si saranno completamente raffreddati. Solo allora, procedi all’etichettatura della confettura e a riporla in cantina al buio e in luogo asciutto, per almeno un mese prima di consumarla. La confettura è perfetta accostata al pecorino stagionato, o a delle fette di pane tipo civraxiu abbrustolite, spalmate con del formaggio tipo casu martzu, formaggio molto maturo e cremoso, oppure accompagnata con un cosciotto di agnello allo spiedo, e… chi più ne ha, più ne metta. Inutile negarlo, che il vino più indicabile con tutti questi ingredienti sia: Cannonau Istiga di Arbus, dal sapore asciutto e morbido, caldo, con ottima struttura, persistente, giustamente tannico e armonico, secco, dal tipico retrogusto amarognolo.
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