È necessario ancora oggi un grande lavoro per trasformare gli spazi urbani in ambiti di narrazione storica del ruolo delle donne nella società: è questo il compito istituzionale dell’Associazione “Toponomastia Femminile” di cui si parla qui.
di Graziella Falaguasta
Questo articolo, già pubblicato sull’edizione cartacea del giornale del 1° luglio 2023 ha avuto il pregio di suscitare un notevole interesse a proposito di come la scelta di una certa toponomastica possa condizionare, in qualche modo, anche la progettazione, la realizzazione e la valorizzazione di alcuni spazi urbani e/o industriali.
Abbiamo quindi deciso di riprenderlo anche nell’edizione online, con la promessa di tornare presto sull’argomento, ampliando però gli aspetti relativi alle possibili innovazioni nella costruzione identitaria dei luoghi.
Lo spunto per affrontare il tema più generale della toponomastica femminile era stato un convegno tenutosi a maggio a Domusnovas, dal titolo “Le condizioni di vita delle donne nell’800”, al quale avevano partecipato come relatrici Agnese Onnis e Iride Peis, le cui voci sono riprese qui in un approfondimento corale della tematica.
Si è tenuto nello scorso mese di maggio a Domusnovas un convegno dal titolo “Le condizioni di vita delle donne nell’800”, al quale hanno partecipato come relatrici anche le due donne che avevo già deciso di intervistare per questo articolo, Agnese Onnis e di Iride Peis, con le quali ho sviluppato i temi che qui affronto, che potrebbero essere anche spunto per un lavoro concreto nel territorio. [caption id="attachment_116123" align="aligncenter" width="868"]
Agnese Onnis[/caption]
Agnese Onnis vive a Cagliari e con una laurea in Pedagogia ha insegnato fino a poco più di dieci anni fa. E’ sposata con un collega docente universitario, è mamma di due figlie e felicemente nonna. La domanda di fondo che si è posta nel corso della sua vita professionale è stata come si coniughino - o meglio come non si siano coniugate in passato - la pedagogia, la didattica, la storia, la letteratura, il cinema (uno dei suoi grandi interessi) e altre discipline con una costante assenza delle donne. Questo interrogativo l’ha condotta in maniera assolutamente naturale ad avvicinarsi all’associazione "Toponomastica Femminile" (https://www.toponomasticafemminile.com), nata su Facebook nel gennaio 2012 e costituita in associazione nazionale nel 2014, all’interno della quale come pedagogista ha trovato risposte proprio agli interrogativi che si era sempre posta circa la quasi totale assenza di visibilità delle donne, proprio nella scuola dove le insegnanti e il personale in generale sono praticamente tutti al femminile. Gli interessi di Agnese sulla storia delle donne e gli scopi dell’associazione coincidono perfettamente: restituire voce alle donne che hanno contribuito, in tutti i campi, a far evolvere e a migliorare la società. Il gruppo di ricerca, formato da oltre trecento associate/i e diecimila simpatizzanti in rete, pubblica articoli la rivista VitamineVaganti e dati su ogni singolo territorio e sollecita le istituzioni affinché strade, piazze, giardini e spazi urbani in senso lato, siano dedicati a donne.
Iride Peis, insignita il giorno 8 marzo 2023 del titolo “Donna Sarda 2023”, vive a Guspini ed è molto conosciuta, specialmente in questo territorio, perché ne è diventata ormai l’instancabile narratrice, la “storica ufficiale”. Lei stessa ci ricorda che il suo sogno, fin da bambina, è sempre stato quello di diventare maestra e questo è diventato il suo mestiere per tutta la sua vita, e lo è anche oggi. Iride ha creato con il marito Bruno Concas, noto pediatra e medico di Montevecchio per moltissimi anni, una famiglia numerosa, vivace, colorata, dinamica e molto presente e, sempre, con Bruno ha condiviso la passione per la conoscenza del territorio, sia dal punto di vista ambientalistico sia da quello storico e sociale.
Per quanto riguarda il lavoro di Agnese Onnis in Toponomastica Femminile, lei stessa ci rammenta quanto sia stata lunga e faticosa la battaglia dell'associazione – e quanto lo sia ancora - per un maggior riconoscimento delle donne nell'intitolazione di vie, piazza, spazi urbani e luoghi pubblici in generale. In effetti, nonostante ci sia stata una piccola inversione di tendenza ancora oggi la media nazionale di spazi urbani intitolati a donne si attesta tra il 3 e il 5 per cento, mentre la media di quelli intitolati agli uomini è del 40 per cento. Restituire spazio pubblico alle donne è fondamentale dato che significa anche riconoscerne il ruolo e l'importanza nella società.
La passione di Iride Peis per la storia, o meglio “le storie” e la loro narrazione, le è stata probabilmente trasmessa dal nonno che ha lavorato come capo-officina a Montevecchio, i cui racconti della vita di miniera, in particolare di quella delle donne cernitrici, l’hanno da sempre colpita fino ad arrivare a diventare oggetto stabile di studio e ricerca.
In effetti, durante il lungo periodo vissuto a Montevecchio Iride ha potuto avvicinarsi sempre più alle fonti d’informazione utili per comprendere e analizzare quel percorso di emancipazione che le donne “di miniera” avevano intrapreso, decidendo che era tempo di uscire dalle case, entrare anche in ambiti tutti maschili, guadagnare in proprio dei soldi – il salario - per comprare il pane per la famiglia, contribuendo contemporaneamente alla propria indipendenza.
Da qui l’avvio della narrazione - scritta e orale - di Montevecchio e delle cernitrici, anche bambine, di cui tutti noi siamo potuti venire a conoscenza proprio per la perseveranza del lavoro di Iride, che ha fatto emergere tutti gli aspetti sociali della vita di persone fino a quel momento invisibili.
PERCORSI INCROCIATI
C’è stato un momento in cui i percorsi di ricerca e narrazione delle nostre due storiche si sono incrociati e dal loro incontro sono scaturite ulteriori iniziative comuni. Come spesso accade tra donne (è successo anche tra noi tre), il primo contatto tra Agnese e Iride è avvenuto in maniera estremamente informale, resa ancora più immediata dall’uso di Facebook e del telefono. Una visita a casa di Iride e ai luoghi di cui si parlava, con la presenza anche di Bruno, ha facilitato la narrazione e la presa di coscienza da parte di Agnese di quanto fosse importante aprire gli occhi su persone che hanno lavorato e vissuto in anni difficili, a cavallo tra fine ‘800 e inizi ‘900, che mai avrebbero avuto l’“onore” della storia ufficiale. Era stato proprio nel corso della preparazione della mostra itinerante “Donne e lavoro” di Toponomastica Femminile, che la ricerca approfondita di Agnese di storie minerarie, estesa anche ad altri paesi del continente europeo (es. Inghilterra), l’aveva portata alla constatazione che si parlava sempre di tutela del lavoro minorile, ma non di quello delle donne. Alla domanda come vivono il loro ruolo di “animatrici e ambasciatrici” nel portare oggi messaggi di cambiamento sociale passato e presente, Agnese conferma che in effetti il lavoro di Toponomastica Femminile anche nel “solo” ottenimento dell’assegnazione di un nome a una via e/o a una piazza permette, in primis, il riconoscimento dell’esistenza di quella persona e in secondo luogo favorisce un “orientamento” storico (attraverso date e ruoli) che introducono a un percorso culturale di conoscenza e approfondimento a più livelli. Agnese evidenzia come le scelte delle amministrazioni locali, in questo campo, siano scelte geopolitiche, in quanto rappresentano i livelli di stratificazione degli ideali dei diversi periodi storici. Per esempio, prima dell’Unità d’Italia i nomi di vie, piazze, edifici pubblici, erano dedicati agli “eroi” o intellettuali riconosciuti universalmente (dai greci e i romani, fino ad arrivare a Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi, Alessandro Manzoni, per fare alcuni esempi), mentre dopo la seconda guerra mondiale, e in particolare dopo gli anni ’70, sono entrati in gioco nomi che fino a quel momento non ci si poteva aspettare (es. Antonio Gramsci, Grazia Deledda, per rimanere in Sardegna). Questo perché si trattava della scelta più facile e scontata, non considerando l’intestazione di strade e luoghi pubblici un aspetto di intervento sociale anche da parte di un’amministrazione locale, che periodicamente dovrebbe provvedere a un censimento per poterne programmare un aggiornamento e un adeguamento. Grazie alla propria attività Toponomastica Femminile ha trovato la strada per presentare un nuovo approccio alle ricostruzioni storiche, basata sul principio che “la storia siamo noi”, come recita anche una famosa canzone del cantautore romano Francesco De Gregori, in contrapposizione alla vecchia concezione filosofica che affermava che la storia fosse fatta solo dai grandi uomini.IL LAVORO FEMMINILE AL CENTROPER DARE DIGNITÀ E RICONOSCIMENTO ALLE DONNE
Con l’organizzazione di mostre itineranti sul lavoro femminile è stato così possibile riportare alla luce figure femminili invisibili, come per esempio quelle che oggi vengono definite con un termine poco appropriato “badanti”, mentre invece si tratta di figure che sono sempre esistite come “persone di cura”, come viene meglio espresso sia in inglese (caretaker) sia in francese (aide-soignante), per limitarci a queste due lingue europee. Ed è proprio in questo ruolo di ricercatrice sociale che anche Iride Peis ha lavorato riportando alla luce sia la storia delle donne cernitrici sia quella del lavoro delle bambine, nella miniera di Montevecchio, dando loro visibilità, voce e diritto di esistenza, aprendo così un modo diverso di affrontare le analisi di quel periodo (fine ‘800, inizi ‘900), soprattutto come insegnamento nei confronti dei giovani e giovanissimi. Mentre alcuni comuni ancora oggi scarseggiano di presenze toponomastiche femminili, Guspini rappresenta una vera punta di diamante in questo campo. Infatti, la prima delibera dell’amministrazione comunale (peraltro prima a livello nazionale) del giugno 2019 definiva che il quartiere Is Boinargius, che accoglie anche la zona industriale, avrebbe avuto una toponomastica tutta al femminile, aprendo così, non solo metaforicamente, nuove strade, dopo un percorso durato qualche decina d’anni. Ma già nella zona di Is Boinargius negli anni ’60-’70 una strada era stata intitolata a Irma Bandiera, mentre dopo la strage di Via D’Amelio del 19 luglio 1992 un’altra via, nella zona Su Ziru, era stata dedicata a Emanuela Loi, agente di polizia morta nella strage. Inoltre, quale ringraziamento per l’operato delle suore Salesiane una piazza era stata dedicata a Maria Domenica Mazzarello. [caption id="attachment_116128" align="alignleft" width="302"]
Daniela Ducato[/caption]
Nel 2019 era stata Daniela Ducato, nota imprenditrice premiata come la più innovativa d'Italia e famosa a livello internazionale, a dare l’annuncio della delibera comunale, ricordando che si trattava dell’accoglimento di una richiesta che era partita ameno 30 anni prima. Da quel momento, quindi, a Guspini è stato dato così ampio spazio a nuove intitolazioni, con strade dedicate a Irma Bandiera (partigiana bolognese, medaglia d'oro al valor militare alla memoria), Margherita Hack (la signora delle stelle); Elena Valentini Luzzato (prima italiana a laurearsi in architettura); Francesca Sanna Sulis (pioniera del commercio la cui seta, nel '700, varcò i confini della Sardegna); Pasqua Selis Zau (pasionaria ribelle che nel 1868 guidò la rivolta di Su Connotu); Eva Mameli Calvino (prima donna a conseguire nel 1915 la libera docenza all'Università); Maria Lai (l’artista di Ulassai che con i suoi “fili” ha fatto la storia della tessitura); Nadia Gallico Spano, componente dell'Assemblea costituente italiana e deputata dell’allora PCI, e Joyce Lussu, partigiana, scrittrice, traduttrice e poetessa, medaglia d'argento al valor militare.
GUARDANDO AL FUTURO
I progetti futuri del gruppo sardo di Toponomastica Femminile, ci segnala Agnese Onnis, sono molto ambiziosi. Prima di tutto, riprendere la mostra itinerante curata dal gruppo nazionale di ricerca dell’Associazione “Le Madri della Repubblica. Le 21 Costituenti”, i cui 19 pannelli illustrano e raccontano il cammino della nascita della Costituente e della Repubblica, la presenza delle 21 Costituenti, donne elette insieme agli uomini (i Padri Costituenti,) nella comune attività parlamentare. Il percorso prevede di presentare i 19 pannelli della mostra esplicativi della storia di ciascuna soprattutto nelle Scuole e Istituti, Biblioteche, Centri di ascolto, associazioni, centri attivi delle donne, delle educatrici, le Istituzioni, amministrazioni comunali, ovunque possano crescere dibattiti e si possano diffondere informazioni e approfondimenti sull’educazione di genere, attivando un osservatorio sui cambiamenti dei ruoli nelle professioni delle donne di ieri e di oggi.
Far crescere l’associazione attraverso le iscrizioni di socie/i e con le loro proposte far conoscere le diverse realtà del territorio
In effetti, l’influenza che il lavoro di Toponomastica Femminile può avere a livello culturale e sociale è notevole, proprio sviluppando un lavoro stabile di collaborazione con le scuole e si supporta quella progressiva presa di coscienza di cittadinanza attiva nell’ambito delle battaglie contro i pregiudizi e stereotipi sul mondo femminile e il linguaggio sessista ancora oggi troppo forte nella nostra società. E a conferma di questo sono i dati della scarsa presenza femminile in ruoli “alti” nella Pubblica Amministrazione, che dovrebbe essere d’”esempio”! Secondo i dati forniti dal recente Forum PA proprio nella pubblica amministrazione le donne in ruoli apicali sono al di sotto del 20% nelle Ambasciate (14,4%), negli enti pubblici economici (18,5%) e organi costituzionali o a rilevanza costituzionale (18,9%). La maggiore presenza si rileva invece nei ministeri senza portafoglio (45,5%), organi legislativi internazionali o europei (44,7%)
Questi dati ci ricordano quanto lavoro resta ancora da fare affinché anche la “sola” toponomastica aiuti a comprendere quanta storia – e strada - possono fare le donne che partecipano attivamente e quotidianamente la nostra società.
Proprio nell’ambito della partecipazione attiva di ognuno di noi, ogni singolo cittadino o gruppi anche informali possono essere, nel loro piccolo, protagonisti di questo cambiamento, portando proposte alla propria amministrazione comunale. E questa potrebbe essere una “piattaforma” di lavoro intergenerazionale, con un ampio coinvolgimento delle scuole e di varie associazioni presenti nei diversi territori.
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