Collinas “mon amour”


more
>Da anni sono presente alla sagra di “Nuragustiamo”, non sono un bevitore, e quindi non è il “nuragus” ad attrarmi verso Collinas ma i ricordi e la nostalgia del paese dei miei avi. Ero abituato a godere di questa manifestazione al rientro delle vacanze estive, ai primi di ottobre, quest’anno l’evento è stato anticipato e gemellato con il raduno “Su sonadori de Launeddas”. Due manifestazioni importanti che i forresi hanno sempre curato con amore e passione. A Collinas, per me, tutto è perfetto, tutto ciò che luccica è oro. Sono guspinese, ma ho trascorso gran parte della infanzia e della mia gioventù a Collinas dai miei nonni e dalle zie.

2

Per me Collinas era, la libertà senza confini. Libertà di scorrazzare nei campi a contatto con la natura e con gli animali. Aria pulita, silenzi e mangiare genuino. Credo che Collinas mi abbia dato questo amore per la libertà, quasi anarchico. Quando mi reco a Collinas, ogni strada, ogni persona che incontro accendono, in me, un susseguirsi di ricordi. Se passo nella Piazza di Chiesa non posso fare a meno di volgere lo sguardo verso il vecchio Ufficio Postale, una delle mie mete quotidiane. Sento lo sbattere dei timbri di zia Mariuccia e di zia Tarsilla, il ticchettio del telegrafo e l’odore acre dell’inchiostro di stampa. Nell’ampio cortile dei Diana rivedo zio Enrico che si sostiene con un bastone e sua moglie zia Domenichina, sorella di nonna Vitalia.

3Da piccolissimo mi recavo nell’ ovile di ziu Chelli Matta, per prendere il latte appena munto, vicino a casa di nonno, Giuseppe Tuveri, noto sa Bomba. Nel breve tragitto tra l’ovile e la casa assaggiavo quel latte tiepido e schiumoso che immancabilmente lasciava traccia sulle labbra, rimproverato dai nonni negavo l’evidenza dell’accaduto.  Altra tappa mattutina era la casa di ziu Anselmo Matta e di zia Elia ero incuriosito dalla lavorazione delle pelli e dal confezionamento degli abiti per i pastori, inoltre ero amico dei figli Zenobio, Adelchi e Adone. Come non ricordare: ziu Arrobetu, in costume, seduto di fronte all’attuale piazza del municipio (su corratzu), o Mario Collu, il banditore, accanto al monumento di G.B. Tuveri. (Mi scuso per il sardo credo di parlarlo bene ma non ho mai curato la scrittura, scrivo come parlo).

4

Ore liete trascorse in campagna alla ricerca di qualche fungo o di qualche uccellino per imbandire una tavolata fra amici. Partite a tresette o a scopone nei bar di Fasto Matta o de ziu Cinu Onnis. Le avventure estive alla ricerca di pozzanghere d’acqua per vincere la calura: riu Bobasci, abbeveratoi a Santa Maria o fontane all’interno del paese. Atti di coraggio e scelleratezza ad imitare Antoi Coraggiosu che percorreva sul cornicione, all’altezza delle aperture delle campane, l’intero giro del campanile. Pazzie giovanili che mi coinvolsero e che sedussero, se non ricordo male, anche, Franco Cannas e Mariano Pau, probabilmente anche altri. Gli amici collinesi sono tanti, con alcuni sono stato compagno di studi ad Ales, con Franco Cannas e Carletto Putzolu.  Altro amico, con il quale ero particolarmente legato, era Carlo Sanna mio compagno di classe alle Medie a Villacidro. Quando capito a Collinas, se mi è possibile, vado a salutare Nanna Tuveri, l’amica di mia zia Anita e sorella del mio carissimo amico Pier Paolo con il quale ho condiviso tante avventure, anche a Cagliari, studenti dell’Istituto Tecnico Industriale. Da Pier Paolo mi sentivo come a casa tanto erano ospitali zia Chiara e ziu Chichinu e tutti i famigliari. Chiuse le scuole, tempo di vacanze, già dalla prima elementare, mi recavo da solo in corriera. Arrivato a destinazione percorrevo velocemente via De Castro perché ero desideroso di salutare i nonni e le zie, soprattutto zia Anita che per me è stata una seconda madre. Rifocillatomi e ripresomi dal viaggio, correvo a salutare parenti e amici. La prima tappa era sempre da zio Pietrino, fratello di nonno, e zia Giuannica, la zia dei fichi. Gliene rubavo spesso qualcuno, li metteva ad essiccare sul muretto divisorio fra le due case, secondo me l’ha sempre saputo, ma mi voleva troppo bene e non mi rimproverava. Poi, da zia Livia e zio Peppino e i miei cugini Giovannangela e Aldo. Andare da Mario Scano, parente e amico, era un obbligo imprescindibile, ero legatissimo a tutta la famiglia: Dina, Peppino e zio Gigi, ma soprattutto, zia Assunta, una donna amorevole. Via De Castro, ma, Collinas tutta, per me, è una miniera di ricordi, impossibile contenerli in un articolo di giornale, dovrei pensare ad un contenitore più grande. Il legame con Collinas è parte di ciò che ho descritto ma soprattutto è fatto di amicizie che durano nel tempo come quelle con Giancarlo e Gabriele Tuveri, Silvano Garau e tanti altri.

Rinaldo Ruggeri

© Riproduzione riservata