Ci ha lasciato il maestro Francesco Guccini, aveva 86 anni


È stato un grande poeta. Con le sue canzoni ha raccontato il periodo più impegnativo e turbolento degli anni ’60 e ’70. Ha offerto riflessioni ancora attuali
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Francesco Guccini è stato un grande maestro, con le sue canzoni ha raccontato il periodo più impegnativo e turbolento degli anni ’60 e ’70, diventando voce critica e coscienza di un’intera generazione. Ha offerto riflessioni e temi che ancora oggi restano attuali. Come non ricordare Canzone per un’amica, Cirano, Auschwitz, Il vecchio e il bambino, la locomotiva e ancora Dio è morto, il brano scritto nel 1965 e reso celebre dall’interpretazione dei Nomadi. Il brano venne censurato dalla Rai perché ritenuto blasfemo mentre Radio Vaticana decise di trasmetterlo perché ne riconobbe il valore culturale. Si racconta che piacesse a Paolo VI e anche a Papa Francesco. Guccini denunciava il malessere dei giovani dell’epoca, parlando di consumismo, ipocrisia, violenza e perdita dei valori. Non voleva attaccare la religione, voleva dire che la società stava attraversando una crisi morale e che servivano valori più autentici.

 Tra i tanti luoghi toccati dalla sua attività artistica, Cagliari ha rappresentato per “Il poeta” un punto di riferimento significativo. Il 4 settembre 2004 si esibì all’Anfiteatro romano, in un concerto poi pubblicato nel 2005 con il titolo “Anfiteatro Live”. Quel lavoro è diventato una testimonianza concreta del suo rapporto con la Sardegna, un dialogo fatto di musica, pubblico e sensibilità culturali.

 Il legame con l’Isola, però, non si limitava alle esibizioni dal vivo. Nel 2000 Guccini partecipò al progetto Barones dei Tenores di Neoneli, interpretando “Naschet su Sardu”. Per un autore che ha sempre considerato lingue e dialetti strumenti privilegiati per comprendere le culture, si trattò di un modo per riconoscere che la musica è anche radicamento, memoria e relazione con le persone. 

Siamo cresciuti con la tua voce e le tue parole, “Vogliamo però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi, vogliamo pensare che ancora ci ascolti e che come allora sorridi”.

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