Chiesa di San Nicolò: due teste in marmo di Filippo II


“… questo per lo sbocco in angolo della piazza, era già entrato nella via corta ed angusta di Peschiera vecchia; e di là, per quell’arco a sbieco, nella piazza de mercanti. Quivi erano ben pochi che nel passar dinanzi alla nicchia che taglia verso il mezzo dell’edificio chiamato allora il collegio dèi dottori, non dessero su un’occhiatina alla grande statua che  campeggiava, a quella cera seria, burbera, aggrondata, e dico poco di Don Filippo II, che anche dal marmo imponeva un non so che di rispetto,e con quel braccio teso, pareva fosse in procinto di dire: son qua io marmaglia”. In questo celebre passo de I Promessi Sposi  (quello sull’assalto ai forni), Alessandro Manzoni  tratteggia brevemente, ma efficacemente il Re di Spagna Filippo II d’ Asburgo (1527-1598). Figlio dell’Imperatore Carlo V sul cui dominio non tramontava mai il sole, Filippo fu educato da grandi precettori di cultura spagnola, e iniziato al governo e al potere fin dall’adolescenza, finché nel 1556 grazie all’abdicazione di suo padre divenne signore assoluto della Spagna, dei Regni collaterali e dei possessi americani. [caption id="attachment_27594" align="alignleft" width="300"] Filippo II[/caption] Di carattere schivo,  severo e animato da puro zelo religioso il Rey Prudente dovette suo malgrado vivere in un perenne stato di guerra contro i numerosi nemici che da ogni dove si levavano contro di lui. A cominciare dal fronte interno  dove soffocò energicamente la ribellione Aragonese e quella dei Moriscos, in Italia dovette fronteggiare in armi le pretese del re di Francia, nel mediterraneo pur riuscendo a sconfiggere l’armata musulmana a Lepanto (1571), non debellò definitivamente la pirateria, nelle Fiandre l’esercito spagnolo si impelagò in una guerra di logoramento senza fine, il confronto a distanza con l’Inghilterra fece naufragare il sogno di fare della Spagna una potenza navale, col disastro della Invencible Armada. Strenuo difensore della  Santa Religione Cattolica fu animatore della Controriforma e del Tribunale dell’Inquisizione, contro le eresie luterane e calviniste. Pur rinunciando alla corona imperiale, il dominio spagnolo raggiunse il massimo dell’espansione con l’acquisizione del Portogallo e dei suoi domini americani, e la conquista delle Filippine. Le spese militari finirono per assorbire le pur ingenti ricchezze provenienti dall’America costringendo il sovrano a indebitarsi pesantemente coi banchieri genovesi e tedeschi, obbligandolo perfino a dichiarare il fallimento per tre volte. Amante delle arti e delle lettere protesse i maggiori artisti dell’epoca creando i presupposti per lo straordinario siglo de oro, quale è ritenuto il secolo XVII. Sul piano umano al di la delle esagerazioni negative dei suoi nemici, fu affabile, introverso, rispettoso, animato sempre da una fede ferma  e zelante. Ebbe quattro mogli, tutte premortegli, che gli diedero pochi figli tra cui Filippo III che gli succedette. Divorato da un cancro il grande Re morì all’Escorial  il 13 Settembre 1598. In tutto l’impero si tennero grandiose esequie, come a Cagliari dove intervenne tutta la nobiltà isolana, e una gran moltitudine di popolo. Da un documento conservato nell’archivio parrocchiale di S. Nicolò sappiamo che anche a Guspini si tennero nel giorno di S. Martino  las exequias del q.m. rey Fhelipe, con offerta in danaro da parte dei maggiorenti del paese. CHIESA DI SAN NICOLO' Ma il maggior interesse riguardante Filippo II a Guspini è dato da due teste scolpite nel marmo collocate nelle nicchie ai lati del portale d’ingresso della chiesa parrocchiale. Negli anni sono state attribuite variamente a Carlo V,  a Filippo II, al Marchese di Quirra, e ad altri sconosciuti personaggi. Attraverso lo studio iconografico e l’accostamento con ritratti e sculture coeve siamo in grado di affermare sembra ombra di dubbio che le due teste rappresentano proprio il grande sovrano Filippo II. Alte circa 40 centimetri,  poggiano su  capitelli  in stile corinzio e incassate in  piccole nicchie lavorate, ci presentano un volto severo e fiero incorniciato da una crespa barbetta, da un pizzetto folto e corto, dai baffi ricurvi che si sovrappongono alla barba,la testa pervasa da una incipiente calvizie. [caption id="attachment_27593" align="alignleft" width="300"] La testa di sinistra[/caption] Le teste quasi simili raffigurano lo stesso personaggio dall’apparente età di 40/45 anni, che stando all’ipotesi di attribuzione al figlio di Carlo V ci porterebbe al 1667/1672. Questo dato cronologico è confermato dall’accostamento ad alcuni ritratti del sovrano, come quello attribuito a Safonisba Anguissola datato al 1670, e la grande statua realizzata da Carlo D’Aprile per una piazza di Palermo. Anche gli scudi d’argento col profilo del re coniati in quegli anni presentano una indiscutibile somiglianza. Così come la gorgiera (il colletto di pizzo)pur di diversa foggia nelle teste guspinesi, ci porta ad un modello stilistico in auge nella seconda metà del XVI secolo. Quanto all’artista nulla sappiamo, sicuramente le due teste sono state scolpite dallo stesso autore,  riconducibile probabilmente a scuola spagnola o italiana, anche per la raffinata elaborazione dei particolari. Identici interrogativi vengono del quando le teste del re arrivarono a Guspini e da chi furono portate, per i quali azzardiamo alcune ipotesi. [caption id="attachment_27596" align="alignleft" width="250"] Il rosone[/caption] Sappiamo che la Parrocchiale di S.Nicolò esisteva già nel 1524, in forme molto ridotte, subendo grandiosi lavori di ampliamento e restauro soprattutto tra gli anni 1652 e 1670, incentrati  nella realizzazione delle cappelle laterali e nel rifacimento della facciata. In particolare si acquistarono le pietre lavorate che costituiscono il bel rosone traforato, le colonne, i capitelli del portale dai picapedrers di S.Avendrace, mentre diversi mestres provenienti da Sassari, Sardara, Samatzai e Cagliari si alternarono nei lavori. LE DUE SCULTURE Un evento in particolare pensiamo sia stato alla base dell’arrivo a Guspini delle due sculture, che detto per inciso sono le uniche raffigurazioni del monarca esistenti in Sardegna. Accadde che nel 1652 una terribile peste da Alghero si estendesse a gran parte della Sardegna, facendo migliaia di vittime, ed estinguendosi nell’arco di due anni . L’epidemia riprese vigore nel 1655/56 investendo centri già colpiti come S.Gavino, e soprattutto raggiungendo Cagliari che era rimasta immune durante la prima ondata. Ci fu un fuggi fuggi generale da parte delle famiglie nobili cagliaritane che cercarono scampo in località dell’entroterra. Alcune di queste si rifugiarono a Guspini, che grazie alle misure sanitarie intraprese come le guardie che vigilavano gli ingressi al paese, scansò il ritorno della pestilenza. Trovarono rifugio nel nostro paese tra gli altri il Marchese di Quirra Don Gioachino Centelles II, Il Signore del Gerrei  Don Sadorro  Zatrillas, il Marchese di Palmas e Grande di Spagna Don Alonso Gualbes. Probabilmente alcuni di questi nella fuga dalla capitale si portarono dietro con i loro beni più preziosi le effigi del sovrano che garantivano il loro status sociale e i loro privilegi. Una traccia della presenza dei nobili spagnoli potrebbe essere rappresentato dal vicinato noto come Palau o de su Palatziu, ubicato nella parte sottostante la chiesa parrocchiale (l’attuale via Parrocchia),  e forse eletto a loro residenza. Probabilmente in segno di riconoscenza a Guspini che li salvò dalle terribile pestilenza, nel ripartire lasciarono in dono le due teste dell’augusto monarca. Filippo II è muto testimone degli ultimi quattro secoli di vita della nostra cittadina, e guardando fisso davanti a se con la sua aria grave e severa sembra  quasi rivolgersi ai palazzi del potere, col monito di manzoniana memoria : son qua io, marmaglia.

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