Casa Reclusione Is Arenas Arbus, non sono stati ancora effettuati i tamponi agli operatori penitenziari


La FP CGIL Polizia Penitenziaria, dopo la crescita esponenziale del Covid -19, in Sardegna, chiede l’effettuazione dei tamponi nasofaringei per contenere il propagarvi del virus in una nota inviata al Direttore del servizio Igiene e Sanità Pubblica A.T.S. Sardegna Distretto di Sanluri Dott. Antonio Frailis, al  Direttore Area Socio Sanitaria Sanluri Dott. Maurizio Locci, al Coordinatore Rete Regionale Sanità Penitenziaria Dott. Aldo Casadio, alla Regione Autonoma della Sardegna Assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Dott. Mario Nieddu e al Direttore Casa Reclusione Is Arenas Arbus. «Attualmente - afferma Sandro Atzeni, coordinatore regionale della FP Cgil Poliia penitenziaria - negli istituti della regione si registrano 44 casi di personale appartenente al Comparto Sicurezza Polizia Penitenziaria (positivi accertati sintomatici e asintomatici), 2 casi di personale Amministrazione Penitenziaria appartenente alle funzioni Centrali (asintomatici) nonché un dipendente sanitario operante presso gli istituti di pena». «Negli istituti sardi- prosegue Sandro Arzeni - si è provveduto a effettuare gli accertamenti previsti, mentre nell'istituto Is Arenas di Arbus a oggi risulta che nessuna profilassi è stata eseguita, parrebbe che non si siano riscontrati dei casi, cosa non veritiera. Risulta alla scrivente, cosi come, comunicato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria con il report giornaliero gestione coronavirus del 30 novembre 2020 ore 20.00 che un poliziotto sia risultato positivo sintomatico, mentre ulteriori unità risultano in via di definizione.  A fronte di tale continuo impegno dei lavoratori in uniforme, rileviamo che viene eseguito il tampone molecolare soltanto quando sono manifesti i sintomi tipici del coronavirus o in occasione di un contatto diretto di eventuali persone risultanti positive al virus stesso». L’indagine a tappeto alla popolazione delle carceri e agli agenti di Polizia Penitenziaria contribuisce al contenimento del contagio in un ambiente sensibile, dove potrebbero verificarsi situazioni critiche. Si tratta di un’azione di prevenzione per definire il quadro epidemiologico e favorire tutte le azioni di prevenzione necessarie e rispondendo alla richiesta delle organizzazioni sindacali di categoria, di tutelare tutti gli operatori penitenziari, la popolazione detenuta e naturalmente gli agenti penitenziari. «Siamo consapevoli - conclude Sandro Atzeni - della difficoltà del momento, dell'importante impegno e dell’enorme sforzo della Sanità Pubblica, ma riteniamo che la tutela della salute di tutti i cittadini debba essere lo scopo primario dello Stato e delle Regioni, nonché la più alta forma di uguaglianza. Uno strumento, che permetterebbe di effettuare velocemente un primo fondamentale screening su vasta scala.  Gli agenti di Polizia Penitenziaria, impegnati quotidianamente in “prima linea” ed esposti costantemente al rischio di contagio, temono non soltanto per la propria incolumità, ma soprattutto per quella dei propri famigliari conviventi, lo screening allevierebbe l’enorme stress psicofisico accumulato. Considerato il precario e vulnerabile stato degli ambienti di lavoro di cui trattasi, e stando ai casi di positività COVID-19 tra gli operatori, corre il dovere di chiederVi di sottoporre a profilassi tutta la collettività Penitenziaria (operatori e popolazione detenuta), così da identificare anche gli eventuali asintomatici, garantendo una maggiore sicurezza nei confronti dell’utenza, dei cittadini e delle proprie famiglie, al fine di garantire la indispensabile attività di prevenzione e tutela dei lavoratori, la FP CGIL Polizia Penitenziaria, chiede di valutare con estrema urgenza la possibilità di effettuare costanti controlli su tutto il personale, attraverso un tampone di verifica almeno quindicinale».

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