Lo si è già sentito da parte di alcuni commentatori. L’attuale stile di vita, modificatosi dall’oggi al domani e fatta eccezione per alcune differenze rispetto ai momenti di crisi passata, riporta la percezione dell’atmosfera esistente negli anni Quaranta quando a far paura erano le bombe. «Il rifugio antiaereo è diventato la nostra casa e torna il timore del pericolo incombente per tutti indistintamente, questa volta nei confronti di un nemico invisibile e non meno spietato». Qualche giorno fa anche Luisa Perreca ha rilevato tale accostamento; l’attività che fu di sua madre Romilda, ha visto le saracinesche abbassate solo una volta; dal 1943 fino al dicembre del ’44, il 28 per la precisione, come riporta un quotidiano regionale dell’epoca. «Durante la seconda guerra mondiale - ricorda Giampaolo Marras, figlio di signora Luisa - la numerosa famiglia da Cagliari sfollata si trasferì ad Arbus. Le esplosioni sconquassarono la città e per molti cagliaritani, specialmente artigiani e commercianti la vita prese una piega decisamente sfavorevole. Chi non perse proprio tutto doveva mettere da parte quel poco rimasto e così sopravvivere chissà per quanto tempo». Nonostante tutto la tempesta passò. Venne il momento di riaprire e si fece di tutto per ricominciare, in fretta e nel migliore dei modi. Da allora, secondo un ciclo di corsi e ricorsi storici, la situazione si ripresenta ancora una volta difficile. Ma come sempre, tutto questo finirà e la aumenterà l’entusiasmo, i festeggiamenti previsti sono solo rinviati, in attesa del ricordo per i novant’anni di attività, inaugurata appunto nel 1930.
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