di Carlo Fadda
Il territorio di Barumini e dell’intera Marmilla continua a stupire per i ritrovamenti e la ricchezza di storia, religiosità, cultura e archeologia.
In un grande roccione nella zona campestre di Canali Majori, sul costone della Giara e a poca distanza dal nuraghe Massetti e del nuraghe Cala Frau, si trova Sa tella de is crapiteddas.
Su questa gigantesca pietra sono state scolpite alcune scarpette a forma di sandalo (dagli studiosi chiamate orme dei pellegrini), di lunghezza che varia dai 15 ai 20 centimetri.
Un luogo non facile da raggiungere per la fitta vegetazione, e sconosciuto in parte anche agli stessi abitanti locali.
Pare che la stessa forma o tipo d’impronta scolpita nella roccia, si trovino anche da altre parti della Sardegna, in particolare in alcuni basamenti di chiese romaniche, tra queste Sant’Antioco di Bisarcio di Ozieri nel Logudoro, nella chiesa di San Pietro a Zuri frazione di Ghilarza nel territorio del Barigadu, San Francesco di Rebeccu, a San Gavino Monreale, San Pietro di Villamar in Marmilla, e altre ancora.
«Tali impronte sono ascrivibili al periodo medioevale (anni 900-1300), durante il quale era uso e costume fare un pellegrinaggio religioso per lo scioglimento di un voto verso la terrasanta in Palestina, a Roma, o negli stessi santuari sparsi nella regione sarda, lasciando un segno, un incisione del loro passaggio», afferma l’appassionato di storia antica ed ex sindaco di Barumini Mario Schirru.
Probabilmente i pellegrini si spostavano seguendo i vari sentieri bia de carrus, strintus e moris, vie di transumanza e commercio sicuramente ricalcante le strade realizzate dai romani.
Uno di questi luoghi di transito, poteva essere quello che in territorio di Barumini attraversava il fiume Mannu in località Ponti, in direzione di Serri, Mandas e Suelli, che consentiva ai devoti di raggiungere la mèta o il santuario prescelto.
È probabile quindi che Sa tella de is crapiteddas, sia stato un luogo di sosta e riposo in prossimità di sorgenti d’acqua e rifornimento di cibo, in attesa di riprendere il cammino.
«Ovviamente il compito di ulteriore ricerca e approfondimento storico, spetta agli studiosi - aggiunge Mario Schirru - Noi con la curiosità e l’interesse, vogliamo contribuire a diffondere la conoscenza della storia del Medioevo in questo territorio e dell’intera Isola».
Intanto, alcuni baruminesi, si augurano che questo particolare di storia di alcuni secoli fa lasciato in eredità con Sa tella de is crapiteddas, a circa un chilometro in linea d’aria dalla maestosa Reggia nuragica de Su Nuraxi, possa essere raggiunto con facilità da turisti e appassionati, oltre che valorizzato in chiave storica e culturale.
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