Barumini, la scommessa di Aldo Turnu con la sua ape turistica


di Simone Muscas
  Ma davvero la Marmilla è da considerarsi soltanto come luogo ideale per costruire un deposito unico per lo stoccaggio delle scorie radioattive? Sono ovviamente in tanti a non pensarla così e fortuna vuole che, Stato italiano a parte, c’è ancora chi questo territorio lo vede anche come area a enorme potenziale turistico. Fra questi c’è Aldo Turnu, 36 anni di Barumini, che dal 2014 ha avviato un’attività originale: a bordo di un’ape speciale accompagna i turisti fra le bellezze della Marmilla che spaziano dai nuraghi all’altipiano della Giara sino a su cuaddu de nixias e a sa domu de s’orcu. «Un’idea - spiega il protagonista - che ho avuto quando vidi un documentario sui vigneti della Toscana: i turisti che li visitavano venivano accompagnati proprio a bordo di un’ape». Da lì l’illuminazione a proporre il progetto per la sua Marmilla: «Acquistai - racconta Aldo Turnu - un’ape turistica adibita al trasporto degli sposi nei matrimoni, di cui esistono appena mille modelli. All’inizio è stata dura, ho persino avuto momenti di sconforto nel proseguire con il progetto. Ha poi prevalso la voglia di crederci». [caption id="attachment_87711" align="alignleft" width="582"] Aldo Turnu (foto Matteo Setzu)[/caption] Ed ecco che in sei anni, anche grazie alla collaborazione con alcune agenzie di viaggio, Aldo è riuscito ad accompagnare circa un migliaio di visitatori in giro per il territorio e, oltre che ritagliarsi un reddito dignitoso, persino acquistare un secondo mezzo con la contrattazione di un dipendente. Il sogno sembra però spezzarsi nel 2020 quando il diffondersi del Covid mette in seria crisi la sua professione: «Ho avuto un crollo del 90 per cento del fatturato», racconta, «Non essendo la mia attività contemplata in maniera definita nella categoria degli autotrasportatori non ho ricevuto alcun aiuto economico da parte dello Stato. Quindi, soprattutto per poter pagare le tasse, mi sono adattato a fare da corriere per le consegne di giornali, spesa ai supermarket e pizze nel periodo del confinamento». Un dramma lavorativo dopo che la sua originale scommessa sembrava finalmente vinta: «In questi mesi ho pensato seriamente di porre fine al mio progetto. Dopo anni di sacrifici mi trovo infatti a dover ripartire daccapo». La speranza però c’è e si chiama “zona bianca”. Ed è da questa insieme all’amore per la Marmilla che Aldo vuole provare a ripartire: «Per questa stagione - conclude - ho ancora pochissime prenotazioni. Spero però di riuscire a rimettere in moto l’attività e che l’alba di questo nuovo periodo con meno vincoli rappresenti l’inizio di un ritorno al passato».

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