Archeologi per passione


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>Romina Carboni ed Emiliano Cruccas, classe 1977, serramannese di origine lei e lui di adozione, raccontano con entusiasmo e passione la loro esperienza ed il lungo percorso di impegno che gli ha portati all’esercizio della professione, che tanto potrebbe essere valorizzata in Italia con il suo immenso patrimonio archeologico-culturale ma che paradossalmente non è una professione riconosciuta né tutelata da un ordine professionale: l’archeologo. Il primo rapporto sulla professione dell’archeologo è stato pubblicato dalla Confederazione Italiana Archeologi nell’ambito del Progetto Discovering Archaeologists in Europe (DISCO) nel 2014. I dati emersi non sono molto confortanti per gli appassionati della ricerca tanto che Daniela Gianrusso, giornalista dell’Ansa, titolava così il suo reportage sulla professione pubblicato sull’Unione Sarda online “Non sognare di fare l’archeologo. In Italia è un lavoro senza futuro”. Percorso quinquennale di laurea magistrale, scuola triennale di specializzazione e biennio di dottorato di ricerca sono l’impegno minimo necessario per poter lavorare sul campo. Emiliano e Romina hanno affrontato il percorso insieme, conosciuti all’università hanno avuto la fortuna di condividere tutte le tappe che li hanno condotti oggi a lavorare per l’Università di Cagliari, attualmente seguendo la direzione sul campo nel progetto denominato “Nora Isthmos Project” sotto la direzione scientifica di Simonetta Angiolillo e Marco Giuman, progetto di ricognizione archeologica e scavo stratigrafico nella zona archeologica di Nora avviato nel 2013 e tutt’ora in corso. Colleghi sul lavoro e una coppia affiatata nella vita. Nell’immaginario collettivo parlare di archeologia ai più sognatori richiama alla mente l’avventuriero Indiana Jones ma la realtà non è proprio la stessa. Emiliano ricorda “la nostra attività non è solo lo scavo e la ricerca dei reperti, ma è molto studio e catalogazione per poi interpretare quel che ritroviamo durante lo scavo”. Mentre, continua Romina “uno degli aspetti positivi della nostra professione è sicuramente il viaggio, e quindi la possibilità non solo di visitare luoghi sempre diversi ma di confrontarsi con culture molto differenti, come quando abbiamo lavorato in un piccolo villaggio in Turchia”. I dati riportati nella ricerca richiamata rilevano che i principali datori di lavoro per gli archeologi a tempo pieno sono le Università, le società archeologiche, il Mibact ed i Comuni, anche se rappresentano solo una minima parte quegli enti che si dotano, all’interno dello strumento urbanistico, di un documento di valutazione archeologica preventiva. Mentre cresce vertiginosamente la percentuale di impiego part time nelle società private. Sul dato che riporta circa 4.500 archeologi attivi rileva che oltre il 65% si dichiara lavoratore autonomo e questo testimonia come sia difficile esercitare la professione e la ricerca per l’università o la Sopraintendenza. Come ricercatori all’università Emiliano e Romina «nel nostro percorso iniziato tempo fa, siamo stati abbastanza fortunati, se dovessimo iniziare oggi ci rendiamo conto quanto sia più difficile e anche scoraggiante, con poche certezze perché c’è davvero molta concorrenza per pochi posti a disposizione». Molto giovani e dinamici, possono confondersi fra gli studenti, sicuramente consigliano alle ragazze ed ai ragazzi che cominciano un percorso di studi «molto impegno, caparbietà e anche sacrificio e sicuramente tanta passione». La stessa passione che anima la coppia che insieme si compensa e, diversamente da ogni luogo comune che evidenzia le difficoltà che possono nascere nelle coppie che esercitano la stessa professione, formano una squadra affiatata e con un’intesa che riesce a far dare il meglio sul campo e quindi nella ricerca. Quali le aspettative per il futuro? Sicuramente tanta ricerca ed una formazione costante, ma soprattutto progetti per il territorio, una professionalità che sia a disposizione del territorio e, perché no, della nostra comunità. Elena Fadda 06fo- ragazza DSC_0679

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