Arbus, tessuto produttivo in ginocchio, come ripartire?


di Gianni Vacca
Il dolore è grande e collettivo. Le immagini e i numeri  brutalmente  e vigliaccamente  globalizzati dal Covid-19  ci regalano “a gratis” sensazioni forti: il paese è in ginocchio, piegato ma non spezzato. Andrà tutto bene continuiamo a ripetere. Si spera! La  prima linea è stoicamente occupata  dagli eroi e dai martiri del sistema sanitario, appena un passo più indietro il sistema economico sommerso dalle macerie e pronto a prendersi la scena  quando la pandemia ormai sazia si ritirerà. Già, il sistema economico, quel sistema produttivo il cui  zoccolo duro mai come in questo momento messo a dura prova, è  rappresentato per  una percentuale che sfiora il 90% da piccole imprese di artigiani e commercianti molte delle quali a conduzione familiare. Le iniziative pubbliche. L’Europa davanti alla grande emergenza latita e rischia di dissolversi. Il governo italiano che ha messo già in campo alcune iniziative (insufficienti)  ne studia a supporto delle altre. La Regione Sarda prevede almeno un miliardo e mezzo di investimenti che andranno a lenire soprattutto le ferite inferte al comparto turistico. Il comune crea un fondo di solidarietà  nel quale fa confluire  trentamila euro destinati alle imprese colpite dall’emergenza che andranno a mitigare esenzioni e sconti sui tributi comunali come la Tari. «Questo è solo  il primo passo -  dichiarano  Antonello Ecca e Michele Schirru, rispettivamente sindaco e vicesindaco  - destinato alle imprese, attività produttive e Partite Iva, per l’emergenza Covid-19. Promettiamo impegno, un grande impegno, nel tentativo di aiutare le nostre attività produttive letteralmente messe in ginocchio da questa grande emergenza» [caption id="attachment_67538" align="alignnone" width="1000"] Montegranatico[/caption] Ed ecco lo stato d’animo, le incertezze, le paure e in qualche caso anche i suggerimenti di alcuni titolari di imprese e attività commerciali da noi contattati.  «La situazione è molto critica - ci racconta Luisella, titolare dal 1990 nella centralissima via Repubblica di  “Fiori e Piante” -  perché il mio lavoro è per la mia famiglia la nostra principale fonte di sostentamento. Non sono in grado di vedere alcuna prospettiva perché il sostegno economico che le istituzioni millantano ancora non si è concretizzato. Confido nel fatto che riescano a trovare un modo per aiutarci ora ad andare avanti nel quotidiano e quando tutto sarà finito a riavviare le nostre attività. Temo anche il giorno in cui potrò riaprire e tornare finalmente a fare il mio lavoro perché il negozio deve essere rifornito e per farlo occorrono risorse. Così come serviranno per ottemperare a tutti i pagamenti che in questi mesi hanno solo posticipato».« Mi chiedo come potrò pagare – conclude con grande preoccupazione - senza aver mai lavorato un giorno dal lontano 9 marzo a oggi. L’unica certezza che mi rimane è che  se veramente ci daranno questi 600 euro andranno  gestiti  con grande parsimonia». L’ultimo pensiero  è per chi non c’è piu: «Rivolgo ogni sera un pensiero ai defunti e a tutte le persone che sono state contagiate sperando  che quest’incubo finisca presto».Non c’è alcun dubbio che a pagare un costo altissimo saranno anche chi nelle marine gestisce  lidi e servizi. «La situazione personale, riferita all’agriturismo, nonostante sia per natura  ottimista  è molto critica. Vedo la stagione 2020 bruciata – confessa Marco Saba titolare dell’agriturismo “La quercia” e della gestione dei parcheggi e di numerosi servizi a Picinas. A oggi le prenotazioni fino a giugno sono state completamente cancellate, con la restituzione delle caparre a una buona parte dei clienti. Considerando che da sempre si è guardato alla Pasqua come trampolino di lancio per le stagioni lavorative quest’anno non ci sarà proprio la stagione. Se la situazione dovesse migliorare per quando riguarda le restrizioni, l’Italia si troverà comunque in una situazione catastrofica e chi avrà qualche risparmio non lo spenderà certo in vacanze. Dall'estero mi aspetto ancora meno afflusso anche perché rispetto all’Italia diversi paesi sono indietro nel contagio e nell’epidemia. Da quando è iniziato questa emergenza non ci sono state più nuove prenotazioni, ma solo cancellazioni». Dalle dichiarazioni dell’imprenditore emerge anche una piccola vena polemica:«Per il discorso parcheggi ci metto un velo pietoso perché l'amministrazione comunale nonostante fosse previsto dal contratto non ha risposto alla richiesta di proroga della concessione. Per Sa perda Marcada idem. Cosa servirebbe? La Tari completamente cancellata per i mesi estivi. Se le aziende turistiche sono chiuse non serve che passi la macchina a prendere cassonetti vuoti». [caption id="attachment_67533" align="alignnone" width="960"] I love Piscinas[/caption] « La situazione nel settore turistico è gravissima -  conclude Marco Saba -  il comune potrebbe almeno mandare una pec alle strutture del comparto per farci capire quali prospettive saranno poste in essere nell’immediato futuro  per un settore che garantisce numerosi posti di lavoro». Sulla stessa falsariga Franco Caddeo da anni titolare a Torre dei Corsari del “Beach &Sea Fratelli Caddeo”, quindici dipendenti durante i quattro mesi estivi. « Avrei dovuto iniziare l’attività come tutti gli anni - ci racconta l’imprenditore -  la Domenica delle Palme. Per tempo avevo già programmato ed eseguito le prime opere. Il decreto governativo invece è stato come una mazzata. Difficile prevedere cosa succederà , se finirà l’emergenza ed eventualmente , se ciò dovesse accadere, quale sarà la risposta di chi da anni sceglie per le sue vacanze il nostro meraviglioso litorale». Va un pò meglio, per modo di dire, a quelle categorie ritenute essenziali e quindi non soggette a chiusura. « Per quanto riguarda il mio settore  - confessa Walter Fosci titolare di una Stazione Servizio - il carburante non manca, per ovvi motivi dal momento che molti servizi sono stati tagliati il consumo attuale facendo una stima approssimativa è intorno più o meno al 50%. Per quanto riguarda invece il settore dell’auto lavaggio è più penalizzato perché nonostante si possa esercitare l’attività ciò è possibile farlo solo ritirando e riconsegnando a domicilio il veicolo. Insomma - conclude Walter Fosci - si lavora ma con ritmi decisamente meno sostenuti».    

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