di Gianni Vacca
Antoni de Padua Santu: festa, tradizioni colori
Una affettuosa carezza sempre accompagnata da “Sant’Antoni bellu t’at aggiudai”, “Sant’Antoni c’ada pensai”, “Sant’Antoni t’assistada”: un semplice atto d’amore da regalare ai nostri cari ma anche di preghiera e devozione che si tramanda da secoli di generazione in generazione. devozione, tradizione e religiosità si ritrovano a festeggiare e celebrare il Santo più amato non solo dagli arburesi e dai guspinesi ma da un intero territorio. Le quattro giornate della Festa costituiscono il culmine di un connubio tra fede, devozione, folclore e tradizione. La partenza del pellegrinaggio sarà sabato 25 giugno, il rientro martedì 28. Le celebrazioni al Santo affondano le proprie radici e origini nelle fatiche contadine del XVII secolo. Risale infatti al 1694 la prima processione, tra le più lunghe d’Europa e in Sardegna seconda solo a Sant’Efisio, che per la prima volta portò il simulacro del Santo da Arbus alla borgata di Sant’Antonio di Santadi dove è presente l’antichissima chiesetta (ora rifatta) dedicata al Santo. Quella di quest’anno, in calendario dal 25 al 28 giugno, è l’edizione numero 328. Tra le più antiche dell’isola. Appena dopo Sant’Efisio che risale al 1657 e a Sant’Antioco le cui celebrazioni al Santo Martire patrono della Sardegna sembrerebbero risalire al 1519. Oggi come tre secoli fa questa festa rimane nelle sue caratteristiche peculiari praticamente immutata: quattro giorni all’insegna della devozione e del divertimento dove i riti religiosi e civili mantengono intatte le loro tradizioni continuando a regalare fascino, emozioni e colori.La processione coi carri addobbati, is traccas
Migliaia le presenze dei fedeli, sia il sabato mattina alla partenza del Santo sia al suo arrivo che avviene in tarda serata nella borgata di Santadi. La stessa situazione si verifica il martedì quando “Antoni de Padua” percorre il cammino inverso per far rientro alla sua dimora abituale , la Chiesa parrocchiale di San Sebastiano Martire. Due interi paesi, quelli di Arbus e quello di Guspini, si riversano in strada inghiottendo in un bagno di folla il cocchio di color bianco evidenziato da particolari ornamenti giallo oro ulteriormente impreziosito e abbellito da gigli e garofani bianchi e trainato, come tradizione vuole, da un giogo di buoi. Tantissime le persone che accompagnano la marcia del Santo con il canto del rosario e la classica “Ave Maria in sardo”. Presenti numerose autorità religiose, civili e militari , la Banda musicale “Ennio Porrino”, tantissimi figuranti in costume tradizionale che da diversi centri dell’isola portano il saluto e omaggiano il Santo. E ancora i cavalieri e naturalmente “Is traccas” quelle a tetto tondeggiante tipiche dell’arburese, trainate da animali oppure motorizzate, sempre belle e colorate accuratamente e amorevolmente preparate e impreziosite e arricchite da tappeti, arazzi e tantissimi fiori. Molto recente l’usanza, e qui si entra in uno spaccato sicuramente più pagano e ortodosso, di allestire “ sa tracca de is bagarius” e “sa tracca de is coiaus”, spesso teatro e rifugio di possibili intriganti storie d’amore perché come narra un detto popolare: “Po Sant’Antoni chi esti sposau ndi torrada storrau e chi bagadiu ndi torrada sposu”. Della colonna sonora, figlia anch’essa di una sardità sempre più identitaria se ne occupano lungo tutto il percorso le numerose fisarmoniche, le launeddas e gli organetti che intonano i tradizionali balli sardi e i canti a trallallerusu. Non mancano neppure “Is croccorigas” (le zucche) gelosamente personali ma spesso e volentieri offerte con impeto di generosità e ospitalità per un piccolo sorso a coronamento di un gemellaggio occasionale sancito lungo il percorso.
Sa ramadura
Il percorso iniziale del cammino del Santo è cosparso da una suggestiva cascata di colori ottenuta dalla infiorata “Sa ramadura” , migliaia e migliaia di coloratissimi e profumatissimi petali di fiori vengono raccolti in cesti stracolmi e lanciati lungo il corso principale da uomini e donne in costumi tradizionali.
L’arrivo a Santadi
L’arrivo a Santadi avviene a tarda sera dopo la necessaria pausa per il pranzo che si consuma, esattamente a metà percorso, in località Matianni: la stanchezza negli animali e nei tantissimi fedeli che hanno accompagnato il Santo è visibile ma non può rappresentare un alibi. Il Santo viene accolto da un lungo applauso e dai fuochi d’artificio cui segue la messa e due giornate di festeggiamenti che animeranno non poco la borgata.
Sant’Antonio, cos’è cambiato? Aneddoti e curiosità
Si può tranquillamente affermare che l’evento nel corso degli anni, anzi dei secoli, ha mantenuto intatte gran parte delle sue prerogative e peculiarità. Tuttavia inevitabilmente qualcosa è cambiato. La chiesetta presente nella borgata di Santadi, per esempio, non è più la stessa che accolse per la prima volta il Santo nel lontano 1694. L’odierna chiesa consacrata il 18 giugno del 1950 ha sostituito l’antica e suggestiva struttura risalente presumibilmente alla prima metà del ‘600. L’antico e sinuoso luogo di culto venne infatti demolito nel 1949 e immediatamente ricostruito con caratteristiche architettoniche decisamente differenti di quelle preesistenti. Spaccati di cronaca che affonda le sue radici nel tempo li ritroviamo in modo del tutto curioso quando venne decisa la modifica del percorso seguito fino ad allora dal pellegrinaggio. Modifica che di fatto segnò l’inizio del “disgelo” nella storica guerra di campanile tra i paesi di Arbus e Guspini. Solo nel 1876, come ricordano Tarcisio Agus e Giampaolo Pusceddu nel loro libro “ Identità di un paese”, si ebbe il primo passaggio di Sant’Antonio a Guspini fino ad allora bypassato con l’utilizzo della cosiddetta “sa ia de is arburesusu” che indirizzava, dopo Genn’e Frongia all’altezza di “Perd’e cuaddu” , la processione prima verso Montevecchio poi verso Matianni. Venne così cancellato lo sgarbo subito fino ad allora dai fedeli guspinesi anch’essi da sempre particolarmente devoti al Santo. Anche la sosta pranzo ha subito nel corso dei secoli diversi localizzazioni. Da quella dei primi dell’ ‘800 citata ma non meglio precisata dal Vaquer nel libro “Arbus”, a quella di Cort’Arrubia cui seguì quella in località San Giovanni fino ad arrivare all’attuale posta in località Matianni....dall'inserto speciale dedicato al Santo pubblicato nell'ultimo numero de La Gazzetta del Medio Campidano
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