Arbus, lo "sgarbo" di Igea: affidamento terreni di Bidderdi e Gennemari, disattesi gli accordi del 1995


di Gianni Vacca
Fumata nera e meno male dicono in molti.  Il bando con il quale Igea, tramite gara pubblica, mirava a dare in affidamento diversi ettari di terreno utilizzati per seminativi e pascolo situati all’interno della vasta area tra Bidderdì e il borgo minerario di Gennemari, è caduto in impasse. Improvvisa ma motivata, quasi da libro Cuore, la rinuncia che arriva da parte di Luca Mulvoni, il giovane allevatore di San Gavino vincitore del bando. «Quando son venuto a conoscenza - ha  dichiarato alla stampa  qualche giorno fa - che quei terreni  già da oltre mezzo secolo rappresentano per quattro famiglie arburesi l’unica fonte di reddito e sostentamento, ho immediatamente inviato a Igea lettera di rinuncia».  Una scelta altruista e coraggiosa quella operata dal giovane allevatore, che in parte rimette le cose a posto, ma che non allontana del tutto il pericolo che quei terreni, fabbricati compresi, nonostante gli accordi del 22 dicembre del  1995, possano un giorno tornare in proprietà del comune di Arbus.  Si perché a ventisette anni di distanza quell’accordo sottoscritto tra la Regione Sardegna, la Snam e i sindaci dei comuni di Arbus e Guspini che prevedeva dopo le dovute bonifiche il passaggio in capo ai comuni, a eccezione dell’ex colonia di Funtanazza, dei beni ricadenti nelle aree soggette per secoli a sfruttamento minerario, è ancora lettera morta. «L’Igea società in house in capo alla Regione Sarda Assessorato all’Industria, vuole fare cassa allo scopo di ripianare il suo bilancio che non gode certamente di ottima salute…» mormora qualcuno e forse la verità non è così lontana. In gioco nel solo comune di Arbus ci sono 4367 ettari di superfice con un volume complessivo tra abitazioni civili e edifici industriali di circa 200.000 mc. e un valore complessivo di mercato stimato in almeno 8 milioni di euro. Davvero un buon tesoretto perché nonostante lo stato di conservazione degli edifici sia in qualche caso in pessime condizioni o peggio ancora dei ruderi, dove insistono situazioni piuttosto critiche, gli stessi mantengono fortissime valenze sia sul piano storico di archeologia industriale-mineraria, sia su quello della possibile auspicabile riconversione  per fini turistico-ricettivi. [caption id="attachment_99666" align="alignnone" width="900"] Villa Ginestra[/caption] SITUAZIONE ATTUALE Nei quasi trent’anni le rivendicazioni portate avanti dalle sette amministrazioni che dai primi anni novanta si sono alternate alla guida del paese hanno trovato pieno successo con l’acquisizione dei seguenti immobili divenuti ormai di piena proprietà comunale: a Ingurtosu la scuola elementare, il circolo del dopolavoro, Pozzo Gal, Pozzo Amsicora ed il compendio di Pitzinurri; a Montevecchio la Foresteria, l’alloggio dirigenti e la diga Donegani-Zerbini. Cosa si rivendica? Edifici di grande pregio quali: a Ingurtosu Villa Idina, la Direzione, l’ex Caserma dei carabinieri e la Scuola elementare n.2. I locali dell’ex Ospedale già ricuperato a cui è stata data destinazione alberghiera non sono ancora utilizzabili per ulteriori lavori di restauro. Gruppo Territorio Ambiente Lavoro, la coscienza critica di una intera comunità A nulla sono valse finora neppure le accese e qualificate prese di posizione del Gruppo Territorio-Ambiente-Lavoro da anni battagliero e coscienza critica del forte movimento d’opinione tutt’ora presente nel paese. «Bisogna risolvere una volta per tutte il problema dei beni minerari nel rispetto degli impegni sottoscritti dalla Regione - afferma Salvatore Mastino fondatore del gruppo e da anni in prima linea in questa difficile battaglia - Ora è d’obbligo vigilare. Chi può intervenga per mettere la parola fine a questi continui abusi della Regione rispetto agli accordi sottoscritti. Non dobbiamo assolutamente permettere che sia Igea a decidere del nostro futuro. Tanto dipende dall’Assessore Lampis e dalla nuova amministrazione comunale. Questo in nome e alla memoria di quanti hanno sacrificato la propria vita nel duro lavoro della miniera». Poi a commento della rinuncia da parte dei vincitori alla gestione dei terreni di Bidderdi: «Un applauso va sicuramente a questi ragazzi che nel rinunciare a un buon affare hanno dimostrato che la solidarietà nel mondo agricolo esiste ancora».    

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