La Gazzetta del Medio Campidano da sempre ha voluto raccontare e mettere in evidenza le storie di quelle persone che, nei nostri paesi, si sono distinte attraverso iniziative imprenditoriali, sociali, del mondo della scuola, dello sport e di altri ambiti. Ancora una storia da raccontare come “L’arcobaleno dei sapori” di Diana Sitzia di Arbus, sesta storia della raccolta della nostra nuova iniziativa che mira a raccontare come giovani imprenditori e imprenditrici del territorio hanno potuto realizzare una attività imprenditoriale, grazie anche alla collaborazione e ai finanziamenti del Gal Linas Campidano. Ci racconti la sua storia? «Con molto piacere. Per anni ho lavorato nel campo della produzione di abbigliamento sportivo, a Parma e nella sede staccata in Romania, ricoprendo ruoli di responsabilità e gestione. Ho fatto una esperienza straordinaria lavorando come cuoca personale per una famiglia nobile, nelle residenze di Torino, Parigi e Ginevra. Dopo aver avuto due figli ed essermi “arrangiata” a fare diversi lavori saltuari ho creato la mia attività». Perché “L’arcobaleno dei sapori” e come nasce il progetto imprenditoriale? «L’arcobaleno dei sapori nasce nella mia cucina domestica, adeguata alle vigenti norme igienico sanitarie, con le attrezzature professionali e gli impianti necessari. Un vero e proprio mini laboratorio casalingo. Questa formula dà il vantaggio di non avere tra le spese mensili, già tante per una piccola impresa, il canone di locazione per il laboratorio. L’idea scaturisce dall’esigenza di crearmi un ’attività, reinventarmi in una nuova professione visto che le esperienze acquisite negli anni precedenti non mi davano l’opportunità di metterle a frutto in Sardegna. Mi son dovuta cucire addosso la mia attività, come un vestito su misura. Lavorare, avere un reddito senza tralasciare i miei doveri familiari, i figli, la famiglia, i mille impegni che ogni mamma lavoratrice conosce bene, quelli per cui tante donne sono costrette a rinunciare a una propria situazione lavorativa. Ho associato l’esperienza di tipo manageriale, acquisita in una grande azienda del nord, alla cucina che nel frattempo ho coltivato come passione. Mi sono preparata, ho fatto dei corsi, ho studiato ogni possibile azione per portare avanti il progetto, realizzare il business plan per poter partecipare al bando Gal che mi ha permesso, alla fine, di finanziare il mio progetto».
Un percorso tortuoso?
«Il percorso non è stato né breve né semplice. C’è stato di mezzo anche il covid e le restrizioni, rallentamenti e impedimenti di varia natura ma, nonostante tutto, sono soddisfatta e motivata a portare avanti quelle che sono le mie idee e le mie convinzioni. La possibilità che ho avuto con il finanziamento del Gal non volevo perderla e ho lottato in tutti i modi per non buttarla via e farla fruttare. L’aver vissuto al nord e all’estero per lavoro mi ha aperto gli occhi sull’immenso potenziale che il nostro territorio possiede nell’ambito agroalimentare e artigianale. È la ragione per la quale mi adopero per valorizzare questo patrimonio».
Qual è la sua proposta e a quali obiettivi mira?
«L’obiettivo della mia azienda è poter proporre nei diversi servizi i nostri prodotti identitari. Il nostro territorio è ricco di prodotti alimentari artigianali, di vere e proprie eccellenze, dal pane prodotto con i nostri grani, con le vecchie ricette tradizionali, ai dolci. Dolci di mandorle, dolci con la nostra ricotta, dolci che ricordano e scandiscono le varie festività sul calendario. Gli insaccati, pregiati e rinomati, salsiccia, pancetta, coppa, prosciutto, mustela, lardo. I formaggi, ovini e caprini, freschi e stagionati, erborinati o no, prodotti con il latte proveniente dai pascoli vicino casa. Il miele, l’olio d’oliva, gli allevamenti con le proprie carni, le svariate verdure, ortaggi, legumi e frutta, prodotti dai nostri agricoltori. I prodotti del nostro mare, delle nostre lagune. Abbiamo a disposizione innumerevoli qualità che, in tante altre zone d’Italia ci invidierebbero. Sono tutti prodotti che possono essere proposti, consigliati e anche rivisitati. Ciascun prodotto ha la propria particolarità e la propria storia, che racconta anche quella della nostra terra, le usanze, le tradizioni. Tradizioni nate da ritmi dettati dalle possibilità o necessità che la natura comanda, dalle abitudini o necessità del singolo uomo o donna o famiglia, del lavoro che svolgevano o dalle possibilità che si avevano. Mi vengono in mente, ad esempio, i ravioli di ricotta o le formaggelle che venivano preparate nei periodi dell’anno in cui si aveva a disposizione la ricotta che avanzava dopo la lavorazione dei formaggi. La marmellata, quando c’era eccesso di produzione di frutta, gli insaccati per conservare le carni nel tempo e anche se oggi ci è tutto disponibile sempre o quasi, ricordarci delle diverse stagionalità e ogni tanto rispettarle non guasta, anche per un discorso di ecosostenibilità. Produrre in qualsiasi periodo dell’anno qualsiasi cosa ha un suo costo, economico e ambientale, non sempre per necessità ma per qualche sfizio o capriccio culinario. Dovremmo fare lo sforzo di riconciliarci con i ritmi della natura, senza per altro dover rinunciare al gusto o al piacere di mangiare. Dovremmo dare il giusto valore al lavoro artigianale, degli allevatori, degli agricoltori, dei pasticceri, degli olivicoltori e di tutte quelle persone che mettono nel proprio lavoro, fatica, esperienza, storia della nostra terra e passione. Credo fermamente che anche proporre un semplice “panino artigianale” di semola al posto del “panino industriale” a lunga conservazione, sia importante, per diversi motivi: primo, il mangiare sano, senza conservanti, coloranti, destrosio, alcol etilico e tanto altro ancora; Il secondo motivo è di natura economica, la nostra economia, il panino prodotto dal panettiere porterà guadagno non solo al panettiere ma all’intero indotto di questa settore, così come consumare formaggi locali, per esempio, se pur in piccolo gioverà al nostro territorio non tralasciando che sono tutti di qualità e fattura superiore quindi non è un ripiegare o accontentarsi. In sintesi il mio obbiettivo, per tutte le ragioni che ho detto, è quello di proporre e far conoscere ai clienti che me lo consentiranno, i nostri prodotti identitari, le nostre ricette tradizionali o rivisitate anche per le occasioni festose, che siano cene importanti o piccoli rinfreschi. Il consumare del cibo insieme ad amici, parenti o colleghi, nelle diverse occasioni è sempre stato, nella storia, un importante momento di comunicazione. La convivialità ha il significato di vivere insieme e condividere qualcosa è ancora, per fortuna un momento di aggregazione e incontro importantissimo, se poi si condivide dell’ottimo cibo, sano e lo si può avere già pronto, se si può consumare direttamente nella propria casa o in qualsiasi luogo caro e piacevole, se le portate sono personalizzate per ogni occasione, per ogni cliente e sono presentate in maniera sempre originale senza tralasciare nessun dettaglio perché non servirsi di un servizio così completo».
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