Arbus, inaugurato il "Museo Antonio Corda Arti e Mestieri Antichi della Sardegna": museo di grande interesse e straordinaria bellezza


 
di Gianni Vacca
  Con il taglio del tradizionale nastro avvenuto poco prima delle 12 di sabato 22 aprile il Museo Antonio Corda Arti e Mestieri Antichi della Sardegna apre le sue porte a quanti vorranno immergersi in un mondo che racchiude in sé  tre secoli di valori, storia e tradizioni sviluppatisi in Sardegna tra il XVIII-XIX e XX secolo. «La realizzazione del Museo -   racconta Antonio Corda, visibilmente emozionato ma carico di orgoglio per il traguardo raggiunto -  è stato un lavoro lungo e faticoso e la sua  creazione nasce dal desiderio di dare alla comunità di Arbus, che mi sento di ringraziare per l’enorme sostegno sia umano che professionale che ha sempre dimostrato nei miei confronti, un personale contributo per la valorizzazione del territorio e dare vitalità al centro urbano». Un Museo di grande interesse, presidio di cultura e  saperi Oltre 2.500 i reperti presenti risalenti al periodo storico tra il diciottesimo e il ventesimo secolo riguardanti più di cinquanta mestieri antichi della Sardegna. Tra i quali: lavoro agricolo, pastore, macellaio, fabbro, falegname, minatore, calzolaio, sellaio, banditore, segolaio e altre ancora». Il grande progetto, il grande sogno cullato per anni da Antonio Corda, figlio di padre pastore, macellaio, agricoltore e orfano di madre dall’età di sette anni, riesce così a materializzarsi dopo il riconoscimento arrivato dalla Sopraintendenza e dai  decreti del Ministero dei Beni Culturali che l’hanno dichiarato di grande interesse storico e artistico. Il Ministero dei Beni Culturali infatti consacra la validità dell’iniziativa attraverso il decreto legislativo del 18 marzo 2021 nel quale vengono dichiarati di “interesse culturale, storico e artistico” 49 strumenti per la lavorazione delle fibre e 49 tessuti della fine del XIX secolo Duecentossessantatre quelli vincolati dal Ministero dei Beni Culturali. 155 sono riferiti al lavoro contadino, 98 riferiti alla tessitura e 10 a casse sarde che rappresentano tipologie diverse: lussurgese, barbaricina e sulcitana. [caption id="attachment_112740" align="alignnone" width="1024"] Apertura con dibattito -foto Salvatore Sanna[/caption] Sede del Museo un'antica casa padronale Il museo ha sede nell’antica dimora di una famiglia contadina benestante del centro storico di Arbus. L'edificio, restaurato conservando tutti gli aspetti originari più significativi, si articola in un corpo espositivo a più livelli attorno al vecchio cortile con pozzo e vista verso "Sa Rocca 'e su Casteddu". La superfice destinata a museo è di oltre seicento metri quadrati e il fabbricato, un’antica casa padronale, si sviluppa  in tre piani fuori terra oltre a una superfice  semi interrata destinata a laboratorio-deposito. Le sale espositive sono dieci, oltre a una zona reception-infopoint e bookshop distribuite fra il piano terra e il primo piano. Al piano terra una bassa tettoia, anticamente chiamata “su stabi” oggi musealizzata, destinata a esposizione di oggetti destinati alla vendemmia e al lavoro agricolo. Sempre al piano terra è presente una zona ristoro. Il Museo è vivo... viva il Museo La due giorni dell’inaugurazione si è aperta sabato alle 10 in una scenografia particolarmente suggestiva con l’intervento del fondatore Antonio Corda, la benedizione al museo di don Daniele Porcu, i saluti istituzionali del sindaco Paolo Salis, l’intervento del deputato on. Gianni Lampis e gli interventi di Giannetta Murru Corriga e Gabriella Da Re entrambe dell’Università di Cagliari, e quella di Gianna Saba funzionario della Sopraintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna. I lavori sono stati coordinati da William Collu. Diverse le attività proposte nella due giorni inaugurale coordinate dalla cooperativa Villa Silli: tra queste si segnalano gli interventi di Maria Paola Cordella e le installazioni di Battistina Casula oltre alla partecipazione attiva degli studenti dell'Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione di Arbus e dell'Istituto classico linguistico "E. Piga" di Villacidro. «Il desiderio per il futuro – confessa Antonio Corda - è quello di costituire una Fondazione partecipata, cosa peraltro già recepita anche dal comune di Arbus, affinché si mantenga vivo e integro il patrimonio culturale raccolto e salvaguardare la memoria del lavoro dei nostri antenati».  

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