Arbus, Festa della Madonna d'Itria, si rinnova una tradizione secolare


di Gianni Vacca
Da domenica 28 e fino a martedì 30 maggio Arbus festeggia la Vergine D’Itria meglio conosciuta come la Madonna D’Itria. Il triduo alla preparazione interesserà le giornate di giovedì, venerdì e sabato, quelle che precedono la festa vera e propria. Previste numerose funzioni religiose e manifestazioni di carattere civile e culturali. Domenica 28 maggio dopo la Santa Messa che verrà celebrata alle 8 ci sarà la partenza del simulacro che vedrà la Vergine D’Itria lasciare la cappella posta all’interno della chiesa parrocchiale di San Sebastiano per essere accompagnata, posta sul cocchio trainato da un gioco di buoi, in processione verso la chiesetta campestre a lei dedicata distante un’ora di cammino dal paese. E’ una festa di antichissima tradizione sicuramente secolare. Difficile stabilirne con certezza l’anno in cui ebbe inizio anche se come documentato dai testi parrocchiali quella del 2023 è l’edizione numero 400 che, verosimilmente, la porta a essere una delle più antiche ricorrenze religiose dell’isola. La Vergine accompagnata dalla banda musicale, da numerosi gruppi folk, dal suono delle launeddas, dal Gruppo de Is Carradoris e dai fedeli in preghiera lascia il paese attraverso un percorso dove esplode in tutta la sua bellezza la tradizionale “ramadura”.  Il rientro è previsto la sera di martedì con una fiaccolata, al canto dei coggius ancora accompagnata dalla banda musicale e dai gruppi folkloristici. I festeggiamenti terminano con i tradizionali fuochi d’artificio cui segue il riposizionamento della Vergine nella sua dimora abituale e la benedizione eucaristica con atto di consacrazione del paese alla Madonna d’Itria. [caption id="attachment_113488" align="alignnone" width="1100"] Madonna d'Itria, chiesa campestre[/caption] Programma religioso.  Oltre alle Sante Messe che verranno celebrate ad Arbus e nella chiesetta campestre ci saranno i canti a rosario in sardo e la benedizione dei giochi dei buoi curata dal parroco Don Daniele Porcu. Manifestazioni civili e culturali. Sabato 27 maggio alle 19 nella chiesa San Sebastiano concerto del Coro Carrales diretto dal Maestro Giuseppe Altea. Domenica 28 pranzo nel terreno della Madonna d’Itria e in serata spettacolo musicale. Lunedi 29 dalle 19 e fino alle 21.30 spettacolo musicale con Franco Angioni. Martedì ore 21.30 spettacolo pirotecnico e domenica 4 giugno concerto vocale e strumentale “Madre Nostra”. La leggenda. “La leggenda racconta che una statua della Madonna venne ritrovata all’interno di una cassa lungo la spiaggia di Piscinas; caricata su un carro, si decise di trasportarla in paese ma lungo il tragitto i buoi si fermarono e vani furono i tentativi di farli smuovere. Allorché si pensò a un segno divino e in quel luogo si decise per la costruzione di una chiesa in onore della Vergine Odegitria, da sempre invocata contro le invasioni moresche, vero flagello per le coste della Sardegna”… così Maurizio Serra in una sua guida di recente pubblicazione sulle chiese campestri della Sardegna… e ancora:” La storia racconta che all’interno della chiesa parrocchiale di San Sebastiano nel 1636 venne edificata la cappella dedicata alla Vergine nella quale è ancora oggi conservato lo splendido simulacro dedicato alla Vergine, mentre al 1650 risale il primo libro dei conti della chiesa rurale. Da una relazione del 6 agosto 1761 si apprende che “la chiesa, distante un’ora di cammino, non possedeva beni ed era sostenuta dall’omonima Confraternita che gestiva alcuni terreni ed un certo numero di vacche”. Da questi racconti, facile intuire il radicamento e quanto la festa della Madonna d’Itria sia sentita nelle popolazioni locali. La tradizione nei secoli è rimasta immutata. La statua della Vergine la prima domenica dopo Pentecoste, dopo la santa messa a lei dedicata, posta sul cocchio trainato da un gioco di buoi, viene portata in processione nella chiesetta campestre distante un’ora di cammino. Delle quattro grandi feste campestri che l’ex paese minerario festeggiava, è l’unica assieme a Sant’Antonio da Padova a essere sopravvissuta. Sant’Antioco e San Cosma e Damiano, infatti, per una serie di motivi, non ultimo il crollo della chiesetta campestre a loro dedicata hanno cessato di essere venerati diversi decenni fa.

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