Da una parte i grandi dibattiti e le grandi aspettative sulla possibile trasformazione della ex colonia marina di Funtanazza in un albergo di lusso a 5 stelle che potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno all’elevatissimo tasso di disoccupazione, dall’altra la presenza di opere e strutture in mano al comune pronte all’utilizzo ma che “quasi senza logica” rimangono chiuse. Il caso più emblematico e paradossale è quello riferito al “Centro Ristoro ex Albergo Oasi" in località Sa Perda Marcada , nuovo , moderno, funzionale ma ancora inspiegabilmente chiuso. Insomma tante risorse pubbliche utilizzate, regionali e comunali, ancora in stand by. Venti posti letto disponibili con annesso ristorante, bar, pizzeria e una modernissima e confortevole sala conferenze. Spazio inoltre per cerimonie quali matrimoni, feste di compleanno, cresime e battesimi. Il tutto su una superficie di oltre 1000 metri quadrati con un’occupazione a regime stimata in una quindicina di unità. Il mega complesso turistico, inaugurato nella tarda primavera del 2016, finora non ha avuto vita facile, tutt’altro. Questo nonostante goda di una posizione logistica invidiabile situato com’è a un passo dal villaggio minerario di Ingurtosu e crocevia di un fortissimo flusso turistico diretto alle spiagge di Piscinas, Scivu e quelle dell’iglesiente. Delle tre gestioni succedutesi in questi quattro anni solo una è riuscita, primavera-estate 2017, a garantirne seppur per un brevissimo periodo l’apertura. “Troppe le criticità presenti, la gestione con costi di esercizio troppo alti diventa così antieconomica e insostenibile, la buona volontà non è sufficiente”, sostengono i titolari delle precedenti concessioni. L’opera ha impegnato nella sua realizzazione diverse amministrazioni e risorse per un importo complessivo di oltre 3 milioni di euro giunti attraverso i canali legislativi delle L.R. 28 sull’occupazione giovanile e quelli di bilancio comunale impegnati con i fondi ex L.R. 37/98 annualità 2004 e 2006. Per anni l’eterna incompiuta de Sa Perda Marcada è stata un’autentica via crucis
La cronaca racconta di un appalto più volte revocato e affidato a nuove imprese e soprattutto dell’ultimatum che a fine 2010 la Regione pone al comune per il completamento dell’opera in tempi certi e rapidi, pena la restituzione di una parte del finanziamento ottenuto maggiorato dei relativi interessi.
Un'autentica spada di Damocle che rischiava di compromettere l’ultimazione dell’opera e colorare di rosso i già troppo risicati bilanci comunali.
Fu l’impegno profuso dall’allora giunta guidata dal sindaco Franco Atzori che riuscì a porre rimedio alla delicatissima situazione affidando l’ultimazione dei lavori alla professionalità dell’Ati Ifras. In attesa del prossimo bando che ne dovrebbe affidare la gestione per trent'anni(2020-2050) la struttura è stata affidata per la custodia temporanea alla Protezione Civile alla quale il comune verserà a titolo di rimborso spese un contributo mensile di 1500 euro.
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