Agricoltura d’altri tempi: fattori climatici e proverbi popolari


di Francesco Diana
I fattori climatici hanno sempre costituito un riferimento importante per lo svolgimento di ogni attività agricola, come peraltro evidenziato dal Prof. Angioni nel suo libro: “Sa Laurera”. Tuttavia alcuni fattori, quali la luce e il calore, non sono stati tenuti in debita considerazione ai fini della loro importanza nel processo vegetativo delle piante, quanto in relazione della determinazione del tempo in assenza di orologio (la luce) o delle sensazioni percepibili dal corpo umano nei riguardi delle escursioni termiche (calore). Ciò a dimostrazione della scarsa conoscenza che il mondo agricolo di quei tempi aveva nei confronti della “Funzione Clorofilliana” e della sua importanza per la vita delle piante, oltre che per la sopravvivenza dell’intero genere umano. [caption id="attachment_45544" align="alignleft" width="300"] S'orbescidroxiu[/caption] Nel gergo corrente, infatti, si era soliti distinguere una giornata chiara: “ cràra” o una giornata con cielo coperto: “trùa”, come le escursioni luminose fra giorno e notte partendo da “s’obrescidròxiu” (alba), a “mengiàu chizzi”(mattina presto), a “su mengianèddu” (prima mattina), a “mesu mengiàu” (metà mattina), a “mesu di” (mezzogiorno), a “megàma” (primo pomeriggio), a “merì mannu” (pomeriggio inoltrato), a “mericeddu” (sera), a “ Su scurigadròxiu” (imbrunire), a “notti” (notte), a “primu notti” (prima notte), a “mesu notti” (mezzanotte), a “part’è chizzi” (prossimità dell’alba). Alla funzione “luce” si abbinava quella termica con: “gelu” (gelo), “frius” (freddo), “callènti” (caldo), “basca” (molto caldo). Grande attenzione era riservata, invece, alle idrometeore e ai venti, la cui valutazione consentiva anche di azzardare previsioni meteorologiche estemporanee o anche a lungo termine, dando luogo a proverbi popolari o epigrammi di varia natura, ai quali si fa ancora oggi riferimento. Si partiva dall’esame del sistema nuvoloso, distinguendo “s’aria trua”(cielo torbido) da “s’aria crobèta” (cielo coperto), “s’aria lìmpia” (cielo limpido) da “cèu a brebereddas” (cielo a pecorelle), “ is fumàtzus” (scampoli del temporale) da “su nebidàtzu” (foschia), per finire con l’immancabile “circhiòla” (arcobaleno). [caption id="attachment_45546" align="alignleft" width="600"] Sa circhiola (arcobaleno)[/caption] La pioggia si descriveva con le varianti di “ziviadùra” (poche gocce), “temporàda” (temporale prolungato), “dèluviu” (diluvio), “straccìa” (pioggia con vento laterale), “crop’è acqua” (rovescio isolato). La grandine era “su landirèddu”, la neve “sa nì”, la brina era “sa cibixìa” nella variante “bianca o niedda”, la rugiada era “s’arròsu” nella variante “biancu o mascu”. Ai venti era assegnata grande importanza per gli effetti positivi o negativi che la loro azione poteva generare nei riguardi delle coltivazioni e delle attività agricole in genere. Prescindendo  da nomi particolari assegnati in determinate realtà locali, sempre riguardo all’intensità e alla provenienza, le denominazioni più comuni riguardanti la nostra zona di riferimento, consistono: “Su bentu èstu” (il maestrale), noto per i suoi effetti benefici prodotti durante il periodo estivo, poiché capace di mitigare la perdurante calura, era importante per l’esecuzione delle operazioni di “bentuadura” nelle aie. La sua azione, tuttavia, poteva essere malefica in determinati periodi, poiché causa di secchezza per il suolo. [caption id="attachment_45548" align="alignleft" width="600"] Il sole che sorge[/caption] “Su bent’è sobi” (scirocco), proveniente dal settore Est, apportatore di caldo-umido fastidioso durante il periodo estivo, ma anche di benevoli piogge prolungate ad autunno inoltrato. Fra gli effetti negativi, oltre al grande caldo estivo, certamente da citare “s’allampàiadùra” del grano, ossia l’essicazione precoce  prima della maturazione. “Sa tramuntà”, (tramontana) proveniente dal settore Nord, apportatatrice di freddo intenso giacché associata a manifestazioni nevose, a brinate o a gelate. Tuttavia, spirando a maggio-giugno, favorirebbe la maturazione del grano. “Su bent’è mari”, (libeccio) proveniente dal settore Sud ma abbastanza raro per la zona. Ai venti è associata la variabile riguardante l’intensità, adottando i termini di “bentu desastàu” (di forte intensità) o “bentu moi moi” (tromba d’aria). L’osservazione delle diverse manifestazioni meteorologiche da parte del mondo agricolo, cicliche nei secoli e tramandate di generazione in generazione, hanno prodotto i proverbi quali, fra i più noti; su xèu a brebeis, s’acqua finas a peis”; “chi si ghèttanta is pillònis sa temporàda è sigùra”; “chi sa luna pottada sa còtti marcada bentu estu”; “ su xèu arrubiu a su merì, crasi bona dì”; “Cun s’aria a brebèis s’acqua finas a pèis”;e consentito di formulare previsioni a lungo termine, riferite in genere a ogni singolo mese e racchiuse in proverbi popolari quali, ad esempio, “gennàrxiu siccu - messàiu arrìccu, gennàrxiu proiòsu” – messàiu tingiòsu”; oppure “gennàrxiu boccidi sa mamma a frìus”; ancora “abrìbi ‘nci torrada su lèpiri a coìbi”, “Chi bois binu in cùba, a mrazu puda”, “Friasciu, dogna pilloni ponìdi scràxiu” . Oltre ai suddetti proverbi popolari, il mondo agricolo si attestava anche su pronostici derivanti da osservazioni ultrasecolari riferite a specifiche giornate o ricorrenze annuali, come ad esempio:
  1. a) se piove l’ultimo giorno di gennaio si avrà un inverno breve, ma se invece non piove si avranno altri quaranta giorni di freddo intenso;
  2. b) se in occasione della processione riguardante la festa della Candelora, la candela accesa posta sulle mani della Madonna non si spegneva lungo tutto il tragitto, l’annata sarebbe stata favorevole. Se invece la candela si spegneva durante il percorso, il raccolto sarebbe stato scadente o addirittura pessimo, a seconda che lo spegnimento avveniva all’inizio del percorso oppure a metà dello stesso;
  3. c) se piove il 2 dicembre, festività di Santa Bibiana, il maltempo continuerà per altri quaranta giorni. Oggi, nell’era dei satelliti artificiali e di Internet, molte di queste cose fanno certamente sorridere. Tuttavia, constatato che le previsioni superscientifiche formulate grazie  alla sofisticata tecnologia moderna risultano spesso disattese, gli insegnamenti dei nonni costituiscono ancora oggi un valido riferimento per quanti operano in agricoltura.
 

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